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“La vita del cristiano non è una recita dove indossare la maschera che più conviene”

All'Angelus il Papa bacchetta i credenti: "Quando la vita è ambigua, un po’ di qua, un po’ di là, è molto triste. Non si fa doppia vita. Ricordate bene: peccatori sì, corrotti, mai!"

Città del Vaticano – “La vita del cristiano non è una recita dove si può indossare la maschera che più conviene. Quando la vita è ambigua, un po’ di qua, un po’ di là, è triste, è molto triste. Certo, con i limiti e i difetti dobbiamo sempre fare i conti: tutti siamo peccatori. Ma non si fa doppia vita. Ricordate bene: peccatori sì, corrotti mai”.

Affacciato su una piazza San Pietro gremita da migliaia di giovani per celebrare la Gmg (leggi qui), Papa Francesco striglia ancora una volta i credenti. Lo fa durante l’Angelus, pregato nella Solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo. “Il fatto è che la regalità di Gesù è ben diversa da quella mondana – spiega Bergoglio affiancato da due giovani in rappresentanza di tutti i giovani della Diocesi di Roma -. Egli non viene per dominare, ma per servire. Non arriva con i segni del potere, ma con il potere dei segni. Non è rivestito di insegne preziose, ma sta spoglio sulla croce”.

“La sua regalità è davvero al di là dei parametri umani! Potremmo dire che non è re come gli altri, ma è Re per gli altri”, aggiunge Francesco, sottolineando come Gesù, davanti a Pilato, “si dimostra, cioè, sovranamente libero dal desiderio della fama e della gloria terrena”. Invita poi tutti a riflettere: “Sappiamo imitarlo in questo? Sappiamo governare la nostra tendenza a essere continuamente cercati e approvati, oppure facciamo tutto per essere stimati da parte degli altri? In quello che facciamo, in particolare nel nostro impegno cristiano, mi domando: cosa conta? Contano gli applausi o conta il servizio?”.

Ma Gesù, prosegue il Pontefice, “non soltanto rifugge da ogni ricerca di grandezza terrena, ma rende anche libero e sovrano il cuore di chi lo segue. Il suo Regno è liberante, non ha nulla di opprimente”. Tant’è che Cristo “tratta ogni discepolo da amico, non da suddito”. “Seguendolo non si perde, non si perde nulla, ma si acquista dignità. Perché Cristo non vuole attorno a sé servilismo, ma gente libera”, ammonisce Francesco.

“La libertà di Gesù viene dalla verità. Ma la verità di Gesù non è un’idea, qualcosa di astratto: la verità di Gesù è una realtà, è Lui stesso che fa la verità dentro di noi, ci libera dalle finzioni, dalle falsità che abbiamo dentro, dal doppio linguaggio. Stando con Gesù, diventiamo veri”, conclude.

Dopo la benedizione, il Papa ricorda che per la prima volta nella solennità di Cristo Re, in tutte le Diocesi del mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù: “Per questo accanto a me ci sono due giovani di Roma, che rappresentano tutta la gioventù di Roma. Saluto di cuore i ragazzi e le ragazze della nostra Diocesi, e auspico che tutti i giovani del mondo si sentano parte viva della Chiesa, protagonisti della sua missione. Grazie di essere venuti! E non dimenticate che regnare è servire”. Poi un simpatico siparietto: “Adesso chiederò ai giovani che vi salutino”. “Buona Giornata Mondiale dei Giovani a tutti voi!”, dice la ragazza. “Testimoniamo che credere in Gesù è bellissimo!”, controbatte il ragazzo. “Ma guarda: è bello questo! Grazie. Rimanete qui”, commenta Francesco, che prega poi per i pescatori di tutto il mondo in occasione della Giornata mondiale della pesca (leggi qui).

“E in questo giorno ricordiamo anche tutte le vittime della strada: preghiamo per loro e impegniamoci a prevenire gli incidenti. Desidero inoltre incoraggiare le iniziative in atto presso le Nazioni Unite perché si giunga a un maggiore controllo sul commercio delle armi”, prosegue il Santo Padre. Quindi l’immancabile saluto: “A tutti auguro una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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