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Elezioni 2023, primo punto: il centrodestra “supera” il passato e si mostra compatto

Il 2021 ha sancito l'unità del centrodestra a Fiumicino, e non è una notizia scontata. Ora vedremo cosa la compagine di opposizione sarà in grado di proporre alla città.

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La corsa alle prossime elezioni di Fiumicino targate 2023 è già iniziata. Certo non stiamo parlando della campagna elettorale aperta, né della città tappezzata di manifesti. Ma di quel processo di compattamento, su nomi e programmi, necessario per creare le basi di una coalizione. In realtà, anche se la primavera 2023 sembra lontana, politicamente parlando siamo a un passo: finito il periodo delle Festività, c’è un anno per convincere gli elettori a decidere dove orientarsi, a far capire quale progetto si abbia del futuro del territorio. Poi, i primi mesi del 2023, saranno il rush finale dove si andrà casa per casa (Covid permettendo) a fare la consueta pesca a strascico degli ultimi voti rimasti sul fondale. Ma molto si deciderà nel 2022 che sta bussando alle porte.

Il centrodestra, in questo contesto, sembra sia già assestato. Nel centrosinistra invece, stante la non ricandidatura di Montino, c’è un percorso ancora da fare… ma di questo parleremo in un prossimo futuro.

Per il centrodestra (e liste civiche collegate) l’anno che sta finendo è stato un susseguirsi di riunioni, confronti, allontanamenti e riavvicinamenti. La novità rispetto al passato è stata la serie di incontri ai quali è stato dato il crisma della “formalità” e non solo conviviali, come accaduto tempi addietro; un’impostazione che serviva a dare il senso della concretezza delle discussioni, del percorso politico (a volte anche personale) indirizzato verso un obiettivo comune.

Gli “schiaffi” presi nelle ultime due tornate elettorali, figli di lotte intestine che hanno sacrificato ora l’uno ora l’altro sull’altare della vendetta, hanno sedimentato il pensiero che “uniti si vince, separati si va al massacro”. Una banalità? Forse, ma la cronaca delle ultime tornate amministrative sta a dimostrare che spesso il ragionamento che appare ovvio non si sposa con le scelte fatte nella realtà.

E così stavolta si è iniziato per tempo a tessere le fila di un centrodestra unito, senza accelerazioni di gruppi o gruppetti che poi, in teoria, avrebbero dovuto fare da massa critica per attirare gli altri, ma che alla fine non hanno sortito questo effetto nel momento in cui era indispensabile, cioè al ballottaggio.

Stavolta la strategia è stata diversa: un intero anno per parlare, confrontarsi, scegliere una possibile linea comune, guardare al futuro della città, decidere i temi (oltre che le persone). Per arrivare al 2023 compatti nel quadro generale, lasciando alla dialettica interna ai partiti e al confronto tra gli stessi partiti (e liste civiche) il compito di limare le questioni rimaste in sospeso, di tarare gli obiettivi.

Resta però una cosa da fare, e non è secondaria: trasferire questo concetto di unità al territorio, entrare nella vita delle persone. Non basta un comunicato con una sequela di firme, occorre altro. Se è vero che il centrodestra è unito dovrà dimostrarlo mettendo in campo le energie e le menti per proporre soluzioni alternative a quelle adottate fino ad oggi, entrando nel vivo dei singoli problemi, parlando con i cittadini, scendendo a livello stradale non solo per manifestare o fare banchetti, ma per “mischiarsi” con la gente.

Il 2021 ha sancito l’unità del centrodestra a Fiumicino, e non è una notizia scontata. Ora vedremo cosa la compagine di opposizione sarà in grado di proporre alla città.

 

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