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Omicidio Langella a Formia: storia di un crimine

Il racconto dell'omicidio e del processo che coinvolse non solo Formia ma anche le comunità di Minturno e Itri

Formia – Il 2 dicembre del 2016, carabinieri e 118 sono accorsi in una villetta di via Giovenale, nella frazione di Santo Janni a Formia per un omicidio.

LA CRONACA

Arrivati sul posto i soccorritori hanno trovato un uomo morto, riverso ai piedi di una scala, e un altro chiuso in uno stanzino con una ferita al collo. Il primo era Giuseppe Langella, 52enne autotrasportatore di Formia, l’altro il 41enne (all’epoca dei fatti ndr) Andrea Tamburrino, originario del casertano ma di fatto residente a Minturno.

Al termine di indagini serrate dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, Chiara Orefice, hanno ritenuto che tra i due uomini ci fosse stata una lite terminata con una colluttazione e la morte del 52enne. Quindi Tamburrino si sarebbe rinchiuso nello stanzino e, solo dopo aver chiesto l’intervento del 118, si sarebbe autoinflitto la ferita al collo.

IL PROCESSO

Tamburrino, difeso dall’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, è comparso nel novembre del 2018 davanti al Gup Salvatore Scalera per rispondere dell’accusa di omicidio preterintenzionale ed essere giudicato con rito abbreviato. Un procedimento celebrato anche alla presenza dell’avvocato Vincenzo Macari, chiamato a difendere i diritti della famiglia dell’autotrasportatore ucciso. Udienza nella quale il Pm Orefice ha chiesto la condanna dell’indagato a 12 anni di reclusione, ma il magistrato si è pronunciato diversamente, condannandolo a 10 anni e 8 mesi di reclusione.

La Corte d’Appello di Roma, nell’ottobre del 2019, ha ridotto la pena per l’indagato a 9 anni di reclusione. Il legale del Tanburrino, nel tentativo di un’ulteriore riduzione di pena, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando che il collegio d’Appello “non aveva dato risposte alle doglianze difensive relative a una ridotta capacità dell’imputato affetto da gravi problemi psichici che avrebbe dovuto avere rilievo anche nella determinazione della pena”.

In sede di perizia, infatti, il 41enne era stato ritenuto capace di intendere e volere al momento dei fatti, ma era anche stata accertata la sua incapacità di stare in giudizio.

Esaminate le perizie, gli ermellini hanno, però, concluso, sottolineando “la piena capacità di intendere e volere al momento del fatto pur prendendo atto del disturbo bipolare dei cui l’imputato soffre, alla luce della quale già vi era stata una sensibile riduzione della pena”. Con tale premessa la Cassazione è arrivata a pronunciare la sentenza di condanna a 9 anni di reclusione confermando il pronunciamento del collegio di secondo grado.

Con il pronunciamento della V sezione della Corte di Cassazione che ha evidenziato la capacità dell’imputato e la conferma della pena comminata dal giudice d’Appello è stata messa la parola fine a un tragico fatto di cronaca che ha visto coinvolte più comunità: Formia, Minturno e anche Itri cittadina d’origine del Langella.

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