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Latina, case Ater occupate abusivamente: scatta il sequestro

Nei prossimi giorni ci sarà lo sgombero delle abitazioni che torneranno nella disponibilità dell'Azienda Territoriale per l'edilizia residenziale

Latina – La Polizia di Stato – Questura di Latina, con il coordinamento del Procuratore Aggiunto di Latina Carlo Lasperanza, nei giorni scorsi ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Latina di 15 abitazioni, di proprietà dell’A.T.E.R. e dislocate in diverse strade e piazze del capoluogo, tutte abusivamente occupate anche da alcuni soggetti contigui ad ambienti criminali.

Tale attività di contrasto è finalizzata al ripristino della legalità e al recupero delle aree degradate dei centri urbani.

Molti degli indagati sono soggetti noti ai poliziotti della Divisione Anticrimine della Questura in quanto – oltre ad essere gravati da pregiudizi penali e di polizia – nel corso degli anni sono stati destinatari anche di misure di prevenzione personali.

Le attività sono state precedute da una meticolosa analisi del voluminoso carteggio presente presso l’Ente proprietario, che aveva vanamente tentato di rientrare in possesso degli immobili.

È stato accertato che il modus operandi degli occupanti è stato quasi sempre lo stesso: il danneggiamento della porta di ingresso e/o lo scassinamento delle finestre; in alcuni casi sono addirittura state demolite le opere murarie poste a protezione della porte di ingresso, in quanto gli immobili già in precedenza erano stati occupati abusivamente da altre persone e oggetto di sgomberi antecedenti.

Nel tentativo di perseverare con l’occupazione abusiva, molti hanno fatto appello al Tribunale di Latina – Sezione del Riesame, che però ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando gli indagati anche al pagamento delle spese processuali.

Nei prossimi giorni avranno luogo le conseguenti e definitive operazioni di sgombero delle abitazioni, che torneranno pienamente nella disponibilità dell’A.T.E.R. e potranno finalmente essere assegnate a persone aventi pieno diritto.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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