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Latina, anziana investita… ma era una truffa per spillare soldi all’assicurazione

In quattro sono finiti in manette con ordinanza del gip del tribunale del capoluogo pontino

Latina – Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, emessa dal GIP presso il Tribunale di Latina su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di 4 indagati, ritenuti responsabili in concorso di “falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (artt. 476 e 479 c.p.) e fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona (art. 642 c.p.)”.

Il provvedimento restrittivo si basa sulle risultanze emerse nel corso di attività di indagine, anche di tipo tecnico, eseguita dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, protrattasi da giugno 2020 a gennaio 2021.

In particolare gli indagati, nella notte del 6 ottobre 2016, avevano simulato un investimento pedonale ai danni di un’anziana donna e, con vari raggiri ed artifizi, riuscivano ad indurre in errore un’ignara compagnia assicurativa, della quale un proprio assicurato si era assunto falsamente la paternità dell’investimento, a liquidare alla vittima la somma di circa 600mila euro.

I Carabinieri, attivati dopo che la compagnia assicurativa aveva avviato accertamenti antifrode successivi alla liquidazione, verificavano che sul luogo del presunto sinistro non erano intervenuta alcuna Forza di Polizia per rilevare l’incidente, né unità sanitaria, a differenza di quanto sostenuto nella richiesta di liquidazione. Inoltre, la donna si era recata al pronto soccorso di Latina solo il giorno successivo al presunto investimento, ove otteneva un referto medico con prognosi di 20 giorni con “diagnosi per fratture alle ossa nasali e traumi contusivi vari”.

Tra i vari documenti presentati per ottenere la liquidazione vi erano referti medici, successivamente disconosciuti per firma e contenuto da ignari medici del capoluogo pontino, ed una relazione di servizio redatta da un ex appartenente alle Forze di Polizia, senza che l’ufficio di polizia di appartenenza ne fosse al corrente, e dove questi sosteneva che, mentre era di passaggio dal luogo del sinistro, notava una donna a terra soccorsa da altre persone presenti causalmente ed accorse anche dal vicino pronto soccorso, in totale contrapposizione con l’accesso della vittima al pronto soccorso avvenuta esclusivamente il giorno successivo.

Per quanto concerne l’iter sanitario, alla vittima veniva riconosciuta un’invalidità permanente del 75 per cento con notevole difficoltà deambulatoria. Dalla documentazione sanitaria emergevano anche spese per stampelle, bastoni canadesi ed una poltrona riabilitativa.

A fronte di questa documentazione, i militari del Nucleo Investigativo effettuavano una serie di servizi di pedinamento con relative riprese video che consentivano di accertare che la donna godeva di ottima salute, almeno dal punto di vista motorio, infatti guidava tranquillamente la propria autovettura, si recava e trasportava a braccia la spesa alimentare da riporre all’interno del cofano della propria autovettura, in sostanza conduceva una vita normale.

Nel corso dell’attività investigativa i militari del Nucleo Investigativo hanno anche eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dalla locale Procura della Repubblica a carico della vittima del sinistro, recuperando circa 500 mila euro, provento della liquidazione del presunto investimento.

I fermati, uno dei quali veniva bloccato all’Aeroporto Internazionale di Fiumicino grazie all’ausilio
dei Carabinieri della Compagnia di Fiumicino Aeroporti, terminate le formalità di rito venivano messi a diposizione della mandante Autorità Giudiziaria.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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