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Il grido di Papa Bergoglio nella notte di Natale: “Basta morti sul lavoro!” foto

In San Pietro la messa della notte di Natale alla presenza di oltre mille fedeli, Francesco: "Dio non ricerca forza e potere, domanda tenerezza e piccolezza interiore. Stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro"

Città del Vaticano – “Basta morti sul lavoro!”. Dal pulpito di San Pietro, addobbata a festa come non accadeva da due anni a questa parte, Papa Francesco lancia un appello a tutte le istituzioni. “Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo”, il monito del Pontefice, pronunciato alla presenza di 1500 fedeli che, tutti  con indosso la mascherina, riempiono la navata centrale della basilica vaticana.

Fuori il campanone suona a festa annunciando la ricorrenza della nascita di Cristo mentre dentro Papa Bergoglio, dall’Altare della Confessione, invita tutti i fedeli a riflettere sul presepe e i suoi elementi principali: “guardiamo al centro: andiamo oltre le luci e le decorazioni, che sono belle, e contempliamo il Bambino. Nella sua piccolezza c’è tutto Dio. Riconosciamolo: “Bambino, Tu sei Dio, Dio-bambino”. Lasciamoci attraversare da questo scandaloso stupore. Colui che abbraccia l’universo ha bisogno di essere tenuto in braccio. Lui, che ha fatto il sole, deve essere scaldato. La tenerezza in persona ha bisogno di essere coccolata. L’amore infinito ha un cuore minuscolo, che emette lievi battiti. La Parola eterna è infante, cioè incapace di parlare. Il Pane della vita deve essere nutrito. Il creatore del mondo è senza dimora. Oggi tutto si ribalta: Dio viene al mondo piccolo. La sua grandezza si offre nella piccolezza”.

Ecco allora “la sfida di Natale: Dio si rivela, ma gli uomini non lo capiscono. Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo, magari persino in nome suo. Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo. L’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo di apparire. Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili; noi cerchiamo visibilità, farci vedere. Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo. Dio non ricerca forza e potere, domanda tenerezza e piccolezza interiore”.

Ma Gesù, sottolinea Francesco, “non desidera venire solo nelle piccole cose della nostra vita, ma anche nella nostra piccolezza: nel nostro sentirci deboli, fragili, inadeguati, magari persino sbagliati. Sorella e fratello, se, come a Betlemme, il buio della notte ti circonda, questa notte Dio risponde e ti dice: ‘Ti amo così come sei. Fratello amato, sorella amata, non avere paura di me, ma ritrova in me la tua grandezza. Ti sono vicino e solo questo ti chiedo: fidati di me e aprimi il cuore'”.

Ma accogliere la piccolezza, sottolinea poi Bergoglio, “significa anche abbracciare Gesù nei piccoli di oggi. Amarlo, cioè, negli ultimi, servirlo nei poveri. Sono loro i più simili a Gesù, nato povero. Ed è in loro che Lui vuole essere onorato. In questa notte di amore un unico timore ci assalga: ferire l’amore di Dio, ferirlo disprezzando i poveri con la nostra indifferenza”.

“Guardiamo ancora una volta al presepe e vediamo che Gesù alla nascita è circondato proprio dai piccoli, dai poveri. Sono i pastori. E Gesù – rimarca – nasce lì, vicino ai dimenticati delle periferie. Viene dove la dignità dell’uomo è messa alla prova. Viene a nobilitare gli esclusi e si rivela anzitutto a loro: non a personaggi colti e importanti, ma a gente povera che lavorava. Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo”.

E dopo il “rimprovero” alla Curia Romana dell’altro giorno (leggi qui), Francesco prega affinché la Chiesa sia come il presepe e i personaggi che vi sono rappresentati: “povera” e “fraterna. Questo è l’essenziale. Torniamo a Betlemme, torniamo alle origini: all’essenzialità della fede, al primo amore, all’adorazione e alla carità. Guardiamo i magi che peregrinano e come Chiesa sinodale, in cammino, andiamo a Betlemme, dove c’è Dio nell’uomo e l’uomo in Dio; dove il Signore è al primo posto e viene adorato; dove gli ultimi occupano il posto più vicino a Lui; dove pastori e magi stanno insieme in una fraternità più forte di ogni classificazione”.

Al termine del rito, come da tradizione, il Pontefice ha preso il Bambinello posto davanti all’Altare della Confessione e in processione lo ha portato nel presepe, allestito in una cappella laterale della basilica vaticana, accompagnato da diversi bambini, con abiti caratteristici di diversi paesi del mondo, con in mano dei fiori. Il Santo Padre ha poi percorso la navata centrale tornare a Santa Marta: lungo il percorso si è fermato più volte per salutare i fedeli. Domani il Messaggio di Natale in piazza San Pietro e la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia centrale di San Pietro: a causa del Covid non accadeva da due anni.

(Il Faro online) Foto © Vatican Media – Clicca qui per leggere tutte le notizie di Papa & Vaticano
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