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Epifania, il Papa: “Non vivacchiamo: Dio ci ha orientati verso le stelle”

Nella Messa del 6 gennaio Bergoglio cita Ratzinger e ammonisce: "La crisi della fede del nostro tempo? Colpa della mancanza di desiderio: ci troviamo nella bulimia di comunità che hanno tutto e spesso non sentono più niente nel cuore"

Città del Vaticano – “Dio ci ha fatti così: impastati di desiderio; orientati, come i magi, verso le stelle. Noi siamo ciò che desideriamo. Perché sono i desideri ad allargare il nostro sguardo e a spingere la vita oltre”. In una basilica di San Pietro addobbata a festa e gremita, come non si vedeva da tempo, di fedeli provenienti da ogni parte del globo, Papa Francesco celebra la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore.

Un’omelia, quella odierna, del tutto diversa da quelle a cui ci ha abituati in questi anni: riflette non su tre, bensì su 5 verbi, tutte azioni compiute dai Magi nel loro viaggio verso la culla del Bambinello.

E proprio il viaggio diventa il sesto punto di riflessione del Pontefice argentino, che cita il suo predecessore, Benedetto XVI: “I Magi erano uomini dal cuore inquieto, uomini in attesa che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale. Erano ricercatori di Dio”.

Un’inquietudine, quella dei Sapienti che adorarono Gesù bambino, “che li ha portati a peregrinare”. Ma da dove nasce? Per Bergoglio, l’origine di tale inquietudine, è da ricercare nel desiderio, o meglio, nel “saper desiderare”. E spiega: “Desiderare significa tenere vivo il fuoco che arde dentro di noi e ci spinge a cercare oltre l’immediato, oltre il visibile”. Perché la vita non è “tutta qui”, è anche “altrove”. La vita, secondo il Pontefice, “è come una tela bianca che ha bisogno di ricevere colore. Proprio un grande pittore, Van Gogh, scriveva che il bisogno di Dio lo spingeva a uscire di notte per dipingere le stelle. Sì, perché Dio ci ha fatti così: impastati di desiderio; orientati, come i magi, verso le stelle. Noi siamo ciò che desideriamo. Perché sono i desideri ad allargare il nostro sguardo e a spingere la vita oltre: oltre le barriere dell’abitudine, oltre una vita appiattita sul consumo, oltre una fede ripetitiva e stanca, oltre la paura di metterci in gioco, di impegnarci per gli altri e per il bene”.

Non si può restare “parcheggiati nell’immobilità”, aggiunge a braccio mentre i fedeli continuano ad entrare in basilica, tutti con indosso la mascherina. “La crisi della fede, nella nostra vita e nelle nostre società – prosegue -, ha anche a che fare con la scomparsa del desiderio di Dio. Ci siamo ripiegati troppo sulle mappe della terra e ci siamo scordati di alzare lo sguardo verso il Cielo; siamo sazi di tante cose, ma privi della nostalgia di ciò che ci manca”. Lasciando evaporare “l’anelito per ciò che va oltre. E ci troviamo nella bulimia di comunità che hanno tutto e spesso non sentono più niente nel cuore. Perché la mancanza di desiderio porta alla tristezza e all’indifferenza”.

Cosa fare allora? Andare “alla scuola di desiderio dei Magi”. Francesco riflette quindi su 5 azioni: i Magi “partono al sorgere della stella” non restano “parcheggiati nelle loro sicurezze”; “chiedono dov’è il Bambino”, insegnandoci che “Abbiamo bisogno di interrogativi, di ascoltare con attenzione le domande del cuore”; con coraggio “sfidano Erode”, non hanno cioè paura di sfidare “le logiche oscure del potere. Questo fa la fede. Anche oggi tanti Erode seminano morte e fanno strage di poveri e di innocenti nell’indifferenza di molti”.

Il quarto verbo è “ritornano”, ma “per un’altra strada”, come si legge nel Vangelo. “Ci provocano – spiega il Papa – a percorrere strade nuove. È la creatività dello Spirito che fa sempre cose nuove”. Ed è anche, aggiunge, “il compito del Sinodo”, avviato in ottobre 2021 e che vedrà il suo culmine tra qualche anno.

Ma il momento cruciale è l’adorazione: “I Magi adorarono Gesù bambino. Ricordiamoci questo – ammonisce – il viaggio della fede trova slancio e compimento solo alla presenza di Dio. Solo se recuperiamo il gusto dell’adorazione, si rinnova il desiderio. Perché il desiderio di Dio cresce solo stando davanti a Dio”. “Non dimentichiamo l’adorazione, fermiamoci davanti all’Eucaristia, lasciamoci trasformare da Gesù. Lì avremo la certezza, come i magi, che anche nelle notti più oscure brilla una stella”, quella di Cristo “che viene a prendersi cura della nostra fragile umanità”.

Mettiamoci in cammino verso di Lui – il monito finale di Papa Bergoglio -. Non diamo all’apatia e alla rassegnazione il potere di inchiodarci nella tristezza di una vita piatta. Il mondo attende dai credenti uno slancio rinnovato verso il Cielo. Come i magi, alziamo il capo, ascoltiamo il desiderio del cuore, seguiamo la stella che Dio fa splendere sopra di noi. Come cercatori inquieti, restiamo aperti alle sorprese di Dio. Sogniamo, cerchiamo, adoriamo“.

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