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Maniscalco: “Portare il karate alla gente attraverso la mia storia.. un sogno avverato”

La biografia del campione mondiale in libreria. Un lavoro di squadra tra il protagonista e Pietrogiacomi, l’autore

Roma – L’energia di Stefano Maniscalco e la sua determinazione sul tatami sono i valori della sua vita. E allora possono facilmente trasparire nelle oltre 200 pagine della sua biografia, perché quegli ideali se li porta anche nella vita. E adesso che non è più sul tatami, ma sul tappeto della quotidianità, le arti marziali si sposano con le sue scelte e il suo modo di essere. Ed è sempre stato così. E si sente in modo tangibile nella storia che ha voluto scrivere di sé, insieme ad Alex Pietrogiacomi.

E’ nelle librerie italiane da dicembre ‘L’Ultimo Imperatore del Karate’, edito da Alcatraz. La storia della vita di Maniscalco. Farsi conoscere dal grande pubblico e arrivare alle persone il più possibile, per trasmettere i valori dell’arte marziale che l’ha reso grande nello sport e uomo più maturo nella vita, sono i suoi obiettivi più importanti. La sua lunghissima carriera alle Fiamme Gialle  come karateka plurimedagliato mondiale ed europeo e in Nazionale, di cui è stato capitano e simbolo, quando era atleta e ora che non lo è più, lo è probabilmente ancora di più come modello da seguire, l’ha messa tutta lì nelle pagine di un libro ricco di fotografie, di aneddoti da leggere e di cui godere, di parole, di ricordi e di riflessioni. E Stefano stesso dedica alcune righe anche ai grandi del karate come lui. Ai compagni di una vita sul tatami, alle Fiamme Gialle e in Nazionale. Tra di essi Savio Loria, Davide Benetello, Luigi Busà e l’indimenticabile Claudio Guazzaroni, scomparso da poco tempo. Uomo e atleta che si incontrano, adesso fuori dal tatami nella vita e prima nel karate praticato, mentre Stefano cresceva e vinceva nello sport. Una Leggenda dello sport e uno delle Legend oggi di Sport e Salute che ha sposato la missione di entrare nelle scuole e di parlare ai giovani, di partecipare agli eventi di promozione dello sport. colonna di sviluppi esistenziale delle persone, come lo è il karate. Se il momento storico porta difficoltà in Europa e descrive storie di campioni che smettono il karategi per vestire le divise militari.

Coraggio, determinazione e difesa della vita. Lo fanno le arti marziali e lo fa Stefano con la sua storia. Scritta insieme ad Alex Pietrogiacomi. Che di Maniscalco ha scritto nudo e crudo com’è e con profondo rispetto. Senza alterare nulla, senza aggiungere nulla e senza sfarzi o sceneggiature hollywoodiane. Perché in fondo un film è già la vita di Stefano, se ha già realizzato tutti i tuoi sogni. Magari un giorno vincerà l’Oscar per un film. Li guardava quando era bambino e sognava di camminare sui passi di giganti, ora che il Gigante a cui ispirarsi è lui.

Il libro è un inizio probabilmente, verso un nuovo cammino, che conserva un passato prezioso da cui imparare e non solo per il lettore. Fanno questo i libri. Insegnano le vite e ispirano anche gli scrittori che li compongono, per creare un mondo migliorare. Ci prova l’uomo e ci prova Stefano con la sua vita oggi. Oggi che è allenatore di un settore karate alle Fiamme Gialle rinato e con lui, un desiderio avverato pure quello. Portato in giro con il ‘Boom Tour’. Un evento corollario al libro che porta la storia di Stefano nelle palestre di tutta Italia e con lui. Con lui che mostra il suo karate e i suoi valori.

Stefano Maniscalco allenatore del team karate delle Fiamme Gialle con Matteo Fiore e Sofia Ferrarini

Un lavoro di squadra tra Stefano e Alex, atleta e fan dell’ex capitano della Nazionale di karate Fijlkam. Con piacere Maniscalco ne parla a Il Faro online e con piacere Pietrogiacomi racconta la sua avventura da scrittore per Stefano e da manager organizzativo per il giro di ideali in Italia che Maniscalco trasmette con le sue tecniche veloci, per dei movimenti eccezionali e sempre sorprendenti. Lo dicono i suoi Maestri e lo scrivono sul libro. Lo dice Claudio Culasso e lo dice Pierluigi Aschieri. Due stelle del karate azzurro che hanno preso per mano Stefano in carriera e lo hanno portato sui primi gradini del podio in tutto il mondo. Culasso per le Fiamme Gialle (ex tecnico storico che ha creato il team più vincente al mondo) e Aschieri (ex direttore tecnico Fijlkam della Nazionale Italiana). Quel Boom da sempre espresso da Stefano. Come lo scoppio di una sorpresa grande, del clamore più immenso, della rottura di un muro che porta sole e libertà. Che porta i valori del karate nella vita di tutti: “E’ quello che volevo”. Lo ripete Stefano nella sua intervista e più volte. Arrivare alle persone e parlare del karate, della sua passione per esso. Dei suoi valori che proteggono persone, danno sicurezza e fanno crescere i giovani. Lui lo ha fatto e li porta nel mondo. li racconta nel suo libro. Una biografia da ‘boom’ in libreria. Una biografia con cui intraprendere la strada del Bushido e portarsi evidentemente davanti, fino al primo podio della vita. Perchè ‘un karateka lo è per sempre‘. Come si legge nell’ultima di copertina del libro.

Intervista a Stefano Maniscalco

Caro Stefano, quando hai deciso di scrivere questo libro, qual è la parte di te che volevi comunicare attraverso la tua storia?

“Il libro nasce da un progetto mio e di Alex Pietrogiacomi. Mio grande fan e atleta di Massimiliano Ferrarini. Dopo tante proposte ricevute da numerosi giornalisti, ho scelto lui. Ho sempre declinato perché penso che un libro sia testimonianza della tua vita e devi scriverlo al momento giusto. Quando hai finito la carriera e puoi fare un bilancio. Era il momento giusto farlo. Ho una carriera di circa 20 anni come atleta alle spalle, dopo 20 anni di Gruppo Sportivo e di Nazionale, era giusto che dopo tanti risultati raccontassi la mia storia. Alex è stato bravo a entrarci dentro, lo ha scritto insieme a me. E’ una persona semplice ed è un combattente. Nel lockdown abbiamo iniziato il libro e tutto il lavoro. Ho fatto un passo nel passato, mi sono emozionato”.

Stefano Maniscalco e Alex Pietrogiacomi

“L’atleta di uno sport ‘minore’ riesce a fare tantissime cose, rispetto ad esempio ai calciatori. Noi karateka abbiamo fatto tante esperienze per pochi spiccioli, abbiamo avuto infortuni, pressioni, abbiamo viaggiato in tutto il mondo e fatto migliaia di gare. Solo per delle pacche sulle spalle e basta, poi il giorno dopo si ricominciava sempre. Per dell’orgoglio personale che poi non era duraturo. Ho voluto comunicare anche tutto questo nostro universo. Vorrei donare la speranza di poterci arrivare, il crederci sempre e non mollare mai”.

 Pensi che la tua storia possa migliorare il karate e attrarre i giovani alla pratica?

“Assolutamente sì. Questo libro sta vendendo tantissimo. Arriva ai giovani e mi scrivono. Mi piace arrivare alla gente che non ha mai letto. E’ un libro semplice. La gente che non ha mai letto, lo ha fatto in pochi giorni. Lì volevo arrivare. E’ lì che il ragazzo deve arrivare, fino al sogno di essere il migliore nel suo sport. Per raggiungere il suo obiettivo. Per me è stato diventare campione del mondo, per tanti potrebbe essere anche diventare campione italiano o regionale. Questo volevo ed è quello che è successo e che sta accadendo grazie al libro. Sono felicissimo che arrivi alla gente”.

 Il libro. E’ un arrivo per te, oppure un punto di partenza? 

“Sono sempre stato grande appassionato di autobiografie e di grandi personaggi. Mi rivedevo in loro. Mi sono divertito a scrivere il libro. Viaggi con la fantasia e rivedi la tua vita. Chissà in futuro di poter parlare di arti marziali e di scrivere un altro libro.. Nei miei 39 anni di vita ho vinto Mondiali, Europei, Italiani..  sono entrato alle Fiamme Gialle che è il club più titolato al mondo. Era quello che volevo. Mi sono allenato con grandi maestri e ho fatto scelte imprenditoriali. Ho fatto grandi acquisti. Mi sono costruito la mia macchina, la mia moto. Ho fatto tv e reality show. Sono stato intervistato da grandi giornalisti, tra i quali Alessandra Giorgi. Anche questa esperienza.. debuttare come scrittore con il libro.. ho fatto anche questo.  Adesso voglio debuttare anche come attore, con il grande Claudio Del Falco. Ringrazio Dio e la mia famiglia, ho fatto tante cose. Quando la gente dice che hai fatto.. sembrava ieri che fossi entrato alle Fiamme Gialle.. tutto quello che ho sognato si è avverato”.

“Si è riaperto il Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle per il karate – prosegue a dire – dove sono oggi allenatore. Un altro sogno. Il mio è quello di portare le persone a far capire che il karate fa bene, il karate è importantissimo, le arti marziali lo sono.. imparare a difendersi e avere equilibrio personale. Imparare a parlare, senza usare le mani. Le arti marziali servono a sapersi controllare e a difendersi. Voglio andare nelle scuole a dirlo e lo faccio tuttora. Sono diventato un ‘Legend’ di Sport e Salute, per proporre lo sport in Italia, dove se ne fa poco. In questo brutto periodo di guerre, si sono messi in divisa i fighters, come ha fatto il grande karateka Horuna. Lo sport ti insegna a combattere sul tatami. Ma se ce n’è bisogno evidentemente ti fa la corazza anche per andare a combattere al fronte. Le arti marziali sono difesa. Horuna ha forza e coraggio. Gli sportivi sono degli esseri umani che hanno imparato dalle arti marziali. Quando c’è da difendere, lo possiamo fare. Non esiste solamente la gara, ma esiste anche una vita. Secondo me l’immagine di Horuna che va al fronte è emblematica. La Wkf dovrebbe investire comunicazione sulla sua scelta, secondo me. Per ispirare karateka. Purtroppo siamo usciti dalle Olimpiadi. Ma si parla di sport per quello che lasci nella vita. Per quello che tu fai. Il mio sogno è riuscire a portare le arti marziali in tv e parlarne. Poter portare più arti marziali nei Gruppi Sportivi Militari, lo Stato deve fare un sforzo. I Gruppi Sportivi sono importantissimi. Oggi sei un atleta e domani sarai un militare. Saprai cosa significa difesa e autocontrollo. Lanciare dei messaggi importanti. L’altro mio sogno”.

Intervista ad Alex Pietrogiacomi

Caro Alex, raccontare di un personaggio sportivo come Stefano Maniscalco è probabilmente una responsabilità. Che cosa hai voluto dare di lui ai lettori del libro?

 “Di Stefano ho voluto rendere Stefano. Nessun tipo di edulcorazione o costruzione letteraria del personaggio e dell’uomo. Abbiamo lavorato un anno, a distanza a causa del Covid-19, attraverso messaggi vocali che mi arrivavano ogni giorno, puntuali, e che rispondevano a una mia ben precisa scaletta narrativa. “Dialogando” con Stefano, ascoltandolo a ogni ora del giorno, della notte, in ogni circostanza, mi sono convinto – non che ce ne fosse troppo bisogno – di far parlare “davvero” Stefano alle persone, e questo per due motivi ben precisi: il primo è che non amo molto quelle autobiografie in cui “senti” parlare il personaggio in un modo e poi dal vivo è un altro (questo a causa dello scrittore che mette troppo in primo piano la sua penna e il suo pensiero); il secondo invece mi riporta dritto a Stefano e mi spiego, non mi andava di sporcare quella sua attitudine alla vita che lo contraddistingue, anche nel raccontare. Da queste idee e da altre riflessioni, come lo scrivere in una sorta di fusione silenziosa con Stefano, ho portato lui e la sua vita sulla carta bianca, pennellando qua e là eventi, emozioni, sensazioni, pensieri. Un’opera di maieutica vera e propria. Ma sono felicissimo di constatare, che chi legge il libro e conosce Stefano, non si sente affatto “tradito” dalla lettura o da lui, anzi, trova grande aderenza tra testo e realtà”.

Il Boom Tour affiancato al libro

Pensi che la storia di Stefano possa insegnare i valori del karate ai giovani? Lo fa la sua storia complessiva di uomo e di campione?

“La sua storia è unica, questo perché ha unito in sé sia il lato sportivo che tradizionale, grazie al suo sensei Toyzo Fujioka e quindi può essere un esempio importantissimo – e uno stimolo incredibile – per i giovani, ma in generale per tutti i karateka di ogni età. Nella sua storia marziale si possono trarre ispirazioni e insegnamenti, sia di valori che di vita e quindi trovo il suo percorso molto affascinante per i giovanissimi, anche perché – mi ripeto – fonde insieme due idee che troppo spesso in Italia vengono messe in antagonismo: il karate non agonistico e quello agonistico.

Riguardo la sua storia complessiva, quella dell’uomo è significativa perché ci rappresenta un po’ tutti: cadute, vittorie, solitudine, ricerca dell’amore, di sé, la rincorsa verso il sogno, gli errori, le delusioni, le rinascite… insomma, c’è tutto quello che ciascuno di noi può vivere, ovviamente declinato per un artista marziale, che a mio parare ha – o meglio dovrebbe, visto che non tutti sono così evoluti spiritualmente e cognitivamente – dalla sua gli insegnamenti del karate do. In parole povere, nella storia personale di Stefano, ciascuno può trovare qualcosa, così come nulla, ma proprio perché è “personale”, anche se il quid che la rende speciale è l’attitudine da karateka”.

 Ci sono altri progetti letterari su Stefano?

“Per ora su Stefano siamo in promozione con L’ULTIMO IMPERATORE DEL KARATE, che è uscito a dicembre, che ha un suo #BOOMTOUR che permette ai dojo interessati e a chiunque, di poter avere Stefano per uno stage tecnico con presentazione del libro e libro incluso nell’appuntamento e siamo molto concentrati su questo versante. La motivazione è semplice: Stefano è un ambasciatore del karate e deve parlare alla sua gente e anche ai lettori e per farlo, e questo tour ci permette di unire le due strade. È prematuro quindi pensare ad altri progetti letterari, visto che siamo ancora sul tatami con questo… ma chissà…”.

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