Roma, baby-gang rapina e minaccia di morte un coetaneo fuori scuola

10 marzo 2022 | 09:13
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Roma, baby-gang rapina e minaccia di morte un coetaneo fuori scuola

Il Giudice ha prescritto ai sei minori colpiti dall’ordinanza di mantenersi ad una distanza di 50 metri dalla vittima

Roma – I Carabinieri della Compagnia di Roma Trionfale hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di prescrizioni, emessa dal Tribunale per i Minorenni di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 6 minori, che agivano in gruppo, gravemente indiziati di spaccio di sostanze stupefacenti, atti persecutori, lesioni aggravate e rapina aggravata ai danni di un loro coetaneo e della madre.

L’attività investigativa è stata sviluppata dai Carabinieri della Stazione di Roma Monte Mario nel periodo compreso tra dicembre 2021 e febbraio 2022, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, e scaturisce dalle confidenze fatte dal minore alla madre, dopo un malore per l’assunzione di sostanza stupefacente che gli era stata ceduta dagli odierni indagati.

Nel corso dell’indagine è stato possibile delineare i ruoli e i compiti degli indagati, raccogliendo gravi elementi indiziari in ordine ad episodi di atti persecutori perpetrati nei confronti della parte offesa che veniva avvicinata ripetutamente all’uscita da scuola, colpita con calci e pugni e umiliata in strada, indicendo in un caso anche ideazioni suicidarie.

Il gruppo di minori è gravemente indiziato di aver minacciato di morte la vittima, tentando di sottrargli il telefono cellulare e capi di abbigliamento griffati. I raid, nel corso dei quali il coetaneo veniva umiliato, costringendolo a inginocchiarsi davanti a loro, venivano filmati e diffusi sui social.

Il Giudice ha prescritto ai sei minori colpiti dall’ordinanza di mantenersi ad una distanza di 50 metri dalla vittima, di interrompere qualsiasi contatto con la vittima, personale, telefonico o per il tramite di qualsiasi canale di comunicazione, anche telematica ed astenersi dal commentare il comportamento e le denunce della vittima, nonché mantenere contatti con il Sevizio Sociale, seguendone le indicazioni.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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