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Narcotrafficante italiano arrestato dopo 16 anni: maxi sequestro di beni a Roma

Il patrimonio del 50enne ammonta a 1 milione di euro tra appartamenti, conto corrente bancario e una cassetta di sicurezza

Roma – I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, a conclusione di indagini patrimoniali e bancarie, svolte dal Nucleo Investigativo di via In Selci con il coordinamento della Procura della Repubblica capitolina – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato esecuzione al Decreto di sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione “Misure di Prevenzione”, nei confronti del 50enne David Cittadini, ritenuto socialmente pericoloso poiché condannato per reiterati fatti di narcotraffico.

L’odierno provvedimento si inserisce nella più ampia strategia di contrasto alle associazioni criminali con l’aggressione dei loro patrimoni illecitamente accumulati. Le attività investigative hanno consentito di ricostruire e individuare parte dei beni illeciti:

un appartamento, nella disponibilità materiale della figlia del proposto, del valore di circa 500mila euro;
un conto corrente bancario, della capienza di circa 400mila euro;
una cassetta di sicurezza, contenete 4 orologi marca Rolex di ingente valore.
Il valore dei beni sottoposti a sequestro è complessivamente stimato in circa 1 milione di euro.

Il narcotrafficante era stato tratto in arresto, dopo 16 anni di latitanza, il 26 maggio 2021 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, in quanto doveva scontare una pena di anni 13 e mesi 4 di reclusione. I Carabinieri, in previsione del compleanno della figlia, si erano appostati per giorni davanti l’abitazione della madre dell’uomo, ubicata nel quartiere Tuscolano della Capitale e, dopo aver notato un soggetto che era entrato repentinamente all’interno dell’edificio, avevano deciso di fare irruzione nell’appartamento sorprendendo il latitante mentre tentava di nascondersi nella camera da letto.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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