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Roma, rapine e furti in serie: 4 arresti in meno di 24 ore

Gli arresti sono stati effettuati dai Carabinieri nell'ambito di controlli di routine

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Roma – Nelle ultime 24 ore, nel corso dei quotidiani controlli, i Carabinieri del Gruppo di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno arrestato 4 persone.

In manette è finito un 30enne della Guinea, senza fissa dimora e con precedenti, bloccato dai Carabinieri della Stazione Roma San Sebastiano perché gravemente indiziato di essere entrato in una tabaccheria e aver preteso dal titolare la somma contante di 700 euro, altrimenti avrebbe distrutto il locale. Al rifiuto del commerciante, il 30enne ha iniziato a danneggiare le apparecchiature elettroniche e due monitor ma è stato interrotto dall’intervento dei militari che lo hanno arrestato per tentata rapina e danneggiamento.

Un 47enne tunisino, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, è stato, invece, bloccato da un Carabiniere della Stazione Roma Piazza Dante, libero dal servizio e in abiti civili, che, transitando in via Merulana, lo ha sorpreso mentre derubava del telefono cellulare un 79enne. La vittima si è accorta del furto subito e ne è nato un acceso diverbio nel corso del quale il 47enne ha richiesto all’anziano il pagamento di 50 euro per la riconsegna del telefono. L’azione è stata fermata dal Carabiniere che è intervenuto e, con l’ausilio dei colleghi in servizio di pattuglia, ha bloccato l’uomo e lo ha arrestato per furto aggravato e estorsione.

I Carabinieri della Stazione Roma San Lorenzo in Lucina hanno arrestato due nomadi, di 21 e 25 anni, entrambe con precedenti e domiciliate presso il campo di via Anagnina, bloccate in via delle Muratte dopo aver derubato un 67enne del portafogli che custodiva in tasca.

Tutti gli indagati sono stati condotti in udienza presso le aule di piazzale Clodio e gli arresti sono stati convalidati. Il 30enne della Guinea, processato per direttissima, è stato condannato a 1 anno e 7 mesi di reclusione. Per il 47enne tunisino, al termine del processo con rito direttissimo, il Tribunale in composizione collegiale lo ha condannato alla di pena di 3 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione e al pagamento di 1000 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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