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Roma, smaltiva rifiuti pericolosi nella sua officina abusiva: sequestro, denuncia e multa foto

Alcune settimane fa gli agenti del Nad avevano sequestrato un'area di 2500 metri quadrati usata come discarica abusiva che aveva innescato altre indagini

Roma – Gestiva un’officina nel quartiere Testaccio, completamente abusiva e dedita ad attività illecite legate alla gestione, e successivo smaltimento tramite ditta non autorizzata, di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi: è solo una delle 19 persone denunciate dalla Polizia Locale, nell’ambito delle indagini sul traffico dei rifiuti, avviate sul finire del 2021, che vedono coinvolte, a vario titolo, numerose officine, carrozzerie e attività similari della Capitale.

Dopo il sequestro, scattato alcune settimane fa, di un’area di 2500 metri quadrati, sita nel territorio del IX Municipio e usata come discarica abusiva dei materiali provenienti da tali attività, gli agenti del NAD (Nucleo Ambiente Decoro) hanno avviato ulteriori accertamenti, che hanno portato all’individuazione di diversi soggetti coinvolti in azioni illegali connesse alla produzione ed allo smaltimento di rifiuti pericolosi.

Nel corso delle indagini, gli operanti hanno individuato anche un’officina, nel quartiere di Testaccio, completamente abusiva, il cui gestore, un cittadino italiano di 50 anni, è risultato privo di qualsiasi titolo amministrativo, nonché dei requisiti tecnico- professionali necessari per esercitare. Gli agenti hanno pertanto proceduto al sequestro di tutta l’attrezzatura presente all’interno dei locali, di un valore superiore ai 30mila euro, e l’uomo è stato denunciato per traffico illecito di rifiuti ed esercizio abusivo della professione. A seguito delle irregolarità rilevate, sono state inoltre elevate sanzioni amministrative per un ammontare di circa 25mila euro.

Sono tuttora in corso ulteriori accertamenti per risalire alla ramificata filiera illegale sulla gestione dei rifiuti speciali e pericolosi.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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