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Roma. Traffico di droga in odore di mafia, duro colpo al boss: sequestrata villa e tavola calda foto

Il 46enne destinatario del provvedimento è ritenuto dagli investigatori capo-promotore di una associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

Roma – I Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, a conclusione di indagini patrimoniali e bancarie, svolte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci con il coordinamento della Procura della Repubblica capitolina – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dato esecuzione al Decreto di sequestro dei beni, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione “Misure di Prevenzione”, nei confronti di un 46enne.

Il destinatario del sequestro è stato ritenuto socialmente pericoloso, in ragione di numerosi procedimenti penali nei quali è stato condannato per associazione mafiosa e reati contro il patrimonio. È attualmente sottoposto a regime di custodia cautelare, in quanto palesatosi quale presunto capo-promotore di una associazione dedita al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

L’odierno provvedimento si inserisce nella più ampia strategia di contrasto alle associazioni criminali con l’aggressione dei loro patrimoni illecitamente accumulati. Le attività investigative hanno consentito di ricostruire e individuare parte dei beni illeciti del 46edmme e, in particolare:

– una villa con giardino, nella disponibilità materiale della moglie del proposto, del valore di circa 250mila euro;

– una attività di ristorazione “tavola calda” con annessa tabaccheria, del valore stimato complessivamente in circa 250mila euro.

L’indagine “Enclave”, dei Carabinieri di via in Selci, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, aveva disarticolato nel febbraio 2021 una vasta rete criminale dedita al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana, operativa nella zona nord ovest della Capitale, precisamente a Casal del Marmo, con influenze anche nelle borgate di Tor Bella Monaca e Borghesiana, associazione della quale l’indagato è indiziato quale capo-promotore.

Le indagini avevano anche evidenziato rilevanti elementi di collegamento tra il 46enne ed esponenti di primo piano della ‘ndrangheta, con cui l’indagato avrebbe intessuto legami finalizzati alla compravendita di sostanze stupefacenti.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

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