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Dicembre 1978: Ufo marino a Torvaianica?

L'analisi del ritrovamento di uno strano oggetto correlato agli ufo

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Solo poche settimane fa parlammo di un caso nella stessa zona (leggi qui) che di frequente è balzata nelle cronache ufologiche. Questo di cui andiamo a specificare è solo uno di quegli eventi, e pure abbastanza strano. Siamo sulla spiaggia di Torvaianica all’altezza del km 18,500 della litoranea, il 17 dicembre 1978, un mese ed un anno speciale nella storia dell’ufologia italiana: mai tanti avvistamenti come in quel mese venivano pubblicati e descritti sui giornali e telegiornali. Erano poco dopo le 9 del mattino quando dalla strada alcune persone notarono sulla battigia uno strano oggetto metallico, con un’antenna abbastanza lunga. Un pescatore appena tornato a terra è il primo ad avvicinarsi a quel cilindro lungo circa un metro, con un diametro di una dozzina di centimetri, pieno di protuberanze e di scritte illeggibili.

Dal vedere lo strano oggetto senza spiegarsi cosa fosse al pensare a uno di quegli ufo di cui in quei giorni erano piene le cronache, il passo fu breve. Chiamate le autorità competenti, ovvero i vigili del fuoco e gli artificieri (la prudenza non è mai troppa), iniziarono le misurazioni con il contatore Geiger, che per fortuna non rilevò segni di radioattività o altre radiazioni misurabili. Iniziò quindi la procedura per la gestione di potenziali oggetti esplosivi (eravamo nel pieno degli “anni di piombo”, con attentati terroristici di vario colore) passando a scavare tutto intorno per mettere alla luce eventuali inneschi o spolette. Terroristi a parte, non sarebbe stata la prima volta che il mare portava a riva una bomba della seconda guerra mondiale.

Nulla di pericoloso venne però trovato dagli specialisti, e i curiosi si avvicinavano vociferando sempre più riguardo una origine extraterrestre dell’ordigno. Va aggiunto che in quegli anni non c’era in Italia una immigrazione dalla Russia o dai paesi limitrofi, come invece oggi è abituale. Se ci fossero stati russofoni quel giorno in quel luogo, avrebbero subito visto che quei caratteri non erano così indecifrabili e certo non si trattava di ideogrammi marziani, ma di lettere dell’alfabeto cirillico. A dire il vero un ragazzo sollevò qualche dubbio circa l’origine extraterrestre, avendo notato uno sportellino imbullonato, tecnologia chiaramente obsoleta che non ci si sarebbe aspettato per dischi volanti e affini. A un certo punto un passante che sembrava conoscere lingue estere tradusse una di quelle scritte come “espulsione automatica”.

In serata arrivò infine la spiegazione diffusa dal Ministero della Difesa: che l’oggetto era una “boa idrofonica”, prodotta dall’Unione Sovietica (ma usata anche da altre marine militari). Dette anche ‘sono-boe’, le quali sono sensori acustici, di solito gettati in mare in gran numero da uno o più imbarcazioni o aerei, in modo da coprire un’ampia area di mare inviando via radio ogni suono subacqueo percepito, così da rilevare il passaggio di navi o sottomarini per il rumore dei motori o delle eliche.

Su quella recuperata quel giorno, si potevano individuare una lampadina ricoperta da un cristallo, alcuni tappi per l’ispezione interna, un gancio lungo la parete laterale. Era ricoperta dei soliti molluschi che proliferano sugli oggetti rimasti per molto tempo in mare. Sulla base delle analisi sbrigativamente rese pubbliche, non si era capito se fosse stata rilasciata da un aeroplano, da una nave o da un sottomarino, o se invece fosse un trasmettitore di dati scientifici sganciato da un pallone sonda. Fatto sta che la distribuzione del peso era quella classica delle boe destinate al galleggiamento.

Col senno di poi, risulta curioso che si sia pensato ad un ufo, riguardo ad un oggetto che chiaramente aveva l’aspetto di una provenienza terrestre, per non dire militare. Saranno state le scritte in caratteri sconosciuti o la voglia di gridare “all’ufo all’ufo” a scatenare quell’ipotesi fantasiosa, in un momento storico in cui l’avvistamento di oggetti volanti non identificati era letteralmente all’ordine del giorno.
Se poi qualcuno volesse collegarlo a quelli che ora si chiamano USO (oggetto sottomarino non identificato), diciamo subito che non c’erano somiglianze neppure con quei fenomeni di “UFO acquatici”, dei quali parleremo un’altra volta, con qualche esempio nostrano.

* Stefano Innocenti –
Cisu – Centro Italiano Studi Ufologici
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