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Washington, audizione del Pentagono sugli Ufo: ecco cosa è uscito fuori foto

Le risposte al National Defense Authorization Act non sono quelle che si aspettava chi crede ad Ufo e alieni

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Molti appassionati degli argomenti relativi ad Ufo ed alieni hanno sintonizzato l’attenzione su quanto si stava svolgendo a Washington la scorsa settimana. Ricorderete quella serie di filmati ripresi a bordo delle navi militari statunitensi o dai caccia F-18 in volo, che mostravano strani oggetti, o meglio strani puntini sui monitor dei vari sensori che inseguivano “fenomeni aerei non identificati” (gli UAP, come va di moda definire i vecchi Ufo). Per risolvere questi misteri è stata anche formalizzata l’istituzione di una task force militare. Ma della questione è stata anche coinvolta una commissione parlamentare (per la precisione: la sottocommissione per l’intelligence, l’antiterrorismo, il controspionaggio e la controproliferazione degli armamenti), in seno alla Camera dei Rappresentanti. Martedì 17 maggio, quindi, tutti col fiato sospeso a seguire l’udienza dei militari dedicata  agli UAP. Ma al contrario di quel che molti si aspettavano, i funzionari del Pentagono hanno affermato che non ci sono prove di visite da parte di extraterrestri, ma che probabilmente ci si è trovati alla presenza di droni, terrestri ma di origine da verificare.

L’udienza includeva la testimonianza di due funzionari della Difesa: Ronald S. Moultrie, il sottosegretario alla Difesa per l’intelligence e la sicurezza, e Scott W. Bray, vicedirettore dell’intelligence navale. Secondo il presidente della sottocommissione, il membro del Congresso André Carson, democratico, le audizioni si sono tenute per far luce sulle potenziali implicazioni da parte degli UAP per la sicurezza nazionale e per aggiornare il Congresso sullo stato di avanzamento del lavoro di quella task force, che ha il nome di Airborne Object Identification and Management Synchronization Group (AOIMSG).

Come accennato sopra, quel gruppo di studio è stato creato per rispondere alle disposizioni normative del National Defense Authorization Act (NDAA), che dal 2022 obbliga il Dipartimento della Difesa e il Direttore dell’Intelligence Nazionale a fornire al Congresso rapporti periodici sugli UAP. In questo insieme di sigle sembra, però, non trasparire appieno il significato dell’iniziativa e i suoi momentanei sviluppi e conclusioni. Nell’attesa di quelle scarne dichiarazioni, alcune associazioni italiane ed estere di appassionati avevano  quasi gioito per un epocale riconoscimento di chissà quale avvento extraterrestre o rivelazione epocale. Purtroppo per loro, fin dalla prima uscita si è parlato soprattutto di una spiegazione ovvia riguardo uno di quei famosi avvistamenti: quello del “Pyramid ufo” del quale ci occupammo tempo fa, con le stesse conclusioni ora raggiunte dalla commissione (leggi qui).

Durante l’udienza si è comunque sottolineata  la necessità che il dipartimento della difesa migliori la sua conoscenza in ambito UAP, affermando che i testimoni di un avvistamento devono essere prima di tutto trattati come persone che sono stati testimoni di un fatto particolare, non  come bugiardi. Di contro, è stato obiettato che in questi giorni sarebbe più importante cercare di capire le attività di “potenziali avversari” come Cina e Russia, per non rimanere impreparati sul piano tecnico-militare.

Seppure la definizione stessa di UAP implichi che si tratta di fenomeni non immediatamente identificabili, va capito che i piloti militari a volte incontrano oggetti che non riconoscono, e quindi devono necessariamente essere organizzate strutture per segnalare e raccogliere quelle informazioni e  cercare una risposta.

Il vicedirettore dell’intelligence della Marina ha affermato che dai primi anni 2000 c’è stato un numero crescente di “aerei o oggetti non autorizzati e o non identificati” nelle zone di addestramento militare ed in altri spazi aerei e che “le segnalazioni di avvistamenti sono frequenti e continue”, fatto forse dovuto alla tecnologia sempre più avanzata dei droni e all’aumento della sensibilità dei sensori impiegati.

Ci sono stati in effetti non pochi avvistamenti di palloni e droni nelle vicinanze di poligoni militari, come accaduto anche in Italia (leggi qui). Questi oggetti creano in effetti seri problemi alla sicurezza del volo ed alle attività di controspionaggio.

Il database degli avvistamenti UAP presso il  Dipartimento della Difesa è attualmente cresciuto fino a 400 casi, alcuni dei quali sono stati già identificati. Facendo riferimento  ai 18 casi di oggetti insoliti del giugno 2021, che hanno provocato ambigue speculazioni sugli extraterrestri, Bray ha affermato che “non abbiamo materiale, non abbiamo rilevato emanazioni con la task force UAP che suggeriscano che sia qualcosa di  origine non terrestre”.

Queste affermazioni avranno di sicuro spezzato in gola il grido di gioia di molti che credevano che ci sarebbero state dichiarazioni forti, che avrebbero spostato la bilancia della comprensione del fenomeno verso origini extraplanetarie: da parte nostra dobbiamo dire che razionalmente dai militari americani non ci si poteva aspettare altro se non la richiesta di ulteriori fondi che vadano a rimpinguare le casse degli enti e delle società che si occupano di intelligence ed armi. Nulla di nuovo, si potrebbe dire. C’è però una evoluzione, in meglio, dal progetto Blue Book in poi, riguardo l’apertura verso varie spiegazioni, non limitate a quelle che andavano per la maggiore 60 anni fa. Se pensiamo alla spiegazione offerta di uno ‘sciame’ di droni che hanno spiato la flotta Usa nelle vicinanze delle sue acque territoriali, però, non è certo cosa che possa far dormire sonni tranquilli i politici e i cittadini americani. Ma ancora una volta l’attesa rivelazione della presenza aliena sulla Terra è rinviata a data da destinarsi.

* Stefano Innocenti –
Cisu – Centro Italiano Studi Ufologici
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