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Il Papa: “No si può essere cristiani ‘all’acqua di rose’: il bene si fa senza cercare applausi”

Il Pontefice: "Quante volte cerchiamo gli applausi, l’approvazione altrui, anche inconsapevolmente, ma dobbiamo fare il bene per il servizio e non cercare gli applausi"

Città del Vaticano – “Dobbiamo essere decisi e dobbiamo essere discepoli di Gesù sul serio, non come diceva una vecchietta che ho conosciuto, ’cristiani all’acqua di rose’, ma cristiani decisi”. Parlando a braccio, Papa Francesco si rivolge così ai tanti fedeli che, sfidando le alte temperature della giornata, hanno affollato piazza San Pietro per la tradizionale preghiera domenicale dell’Angelus.

Il Pontefice, commentando il brano odierno del Vangelo, che narra della decisione di Gesù di mettersi in cammino verso Gerusalemme, dove lo attendono il rifiuto e la morte. Cristo, spiega il Papa, “sa che dovrà soffrire molto; e ciò esige una ferma decisione. È la stessa che dobbiamo prendere anche noi, se vogliamo essere discepoli di Gesù”.

“Davanti alle contrarietà, alle incomprensioni, ci rivolgiamo al Signore, gli chiediamo la sua fermezza nel fare il bene? Oppure cerchiamo conferme negli applausi, finendo per essere aspri e rancorosi quando non li sentiamo?”, interroga i fedeli. Anche a noi capita di essere rifiutati, come successe a Gesù: “Pur facendo del bene, magari con sacrificio, anziché accoglienza troviamo una porta chiusa”. “Quante volte cerchiamo gli applausi, l’approvazione altrui, anche inconsapevolmente”, ha aggiunto a braccio, ma “dobbiamo fare il bene per il servizio e non cercare gli applausi”.

“Viene allora la rabbia: tentiamo perfino di coinvolgere Dio stesso, minacciando castighi celesti”, ha continuato il Pontefice. “Gesù invece percorre un’altra via, quella della ferma decisione, che, lungi dal tradursi in durezza, implica calma, pazienza, longanimità, senza tuttavia minimamente allentare l’impegno nel fare il bene”.

“Questo modo di essere – ha precisato – non denota debolezza, ma, al contrario, una grande forza interiore. Lasciarsi prendere dalla rabbia nelle contrarietà è facile, è istintivo. A volte pensiamo che il nostro fervore sia dovuto al senso di giustizia per una buona causa, ma in realtà il più delle volte non è altro che orgoglio, unito a debolezza, suscettibilità e impazienza”. I cristiani, ha ammonito, “devono essere come Gesù: non vendicativi e intolleranti quando si presentano difficoltà, quando ci spendiamo per il bene e gli altri non lo capiscono” o “quando ci squalificano”..

Cosa fare allora? “Quando troviamo delle chiusure, dobbiamo volgerci a fare il bene altrove, senza recriminazioni. Così Gesù ci aiuta a essere persone serene, contente del bene compiuto e che non cercano le approvazioni umane”, ha concluso Francesco, impartendo la benedizione.

Il dolore per la morte di suor Luisa e la preghiera per l’Ecuador

Prima dei saluti finali, il pensiero del Pontefice va all’Ecuador: “Sono vicino a quel popolo e incoraggio tutte le parti ad abbandonare la violenza e le posizioni estreme. Impariamo: solo con il dialogo si potrà trovare, spero presto, la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni emarginate e ai più poveri, ma sempre rispettando i diritti di tutti e le istituzioni del Paese”.

Francesco si dice poi vicino “ai familiari e alle consorelle di Suor Luisa Dell’Orto, Piccola sorella del Vangelo di Charles de Foucauld, uccisa ieri a Port-au-Prince, capitale di Haiti. Da vent’anni suor Luisa viveva là, dedita soprattutto al servizio dei bambini di strada. Affido a Dio la sua anima e prego per il popolo haitiano, specialmente per i piccoli, perché possano avere un futuro più sereno, senza miseria e senza violenza. Suor Luisa ha fatto della sua vita un dono per gli altri fino al martirio”.

Infine, una preghiera per l’Ucraina: “Vedo che ci sono bandiere dell’Ucraina. Lì, in Ucraina, continuano i bombardamenti, che causano morti, distruzione e sofferenze per la popolazione. Per favore, non dimentichiamo questo popolo afflitto dalla guerra. Non dimentichiamolo nel cuore e con le nostre preghiere”.

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