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Con le lettera “Ad charisma tuendum” Papa Francesco rivoluziona l’Opus Dei

Con un nuovo Motu proprio, il Papa dispone per la Prelatura il trasferimento di competenze dal Dicastero dei Vescovi a quello del Clero e stabilisce che il Prelato non potrà più essere vescovo

Città del Vaticano – Con un nuovo Motu proprio, Papa Francesco modifica la Prelatura personale dell’Opus Dei. Due le sostanziali novità introdotte dal documento Ad charisma tuendum, promulgato in questo ore: il Prelato dell’Opus Dei non potrà più essere insignito dell’ordine episcopale e, per tanto, a partire dal 4 agosto, per la Prelatura il Pontefice ha disposto il trasferimento di competenze dal Dicastero dei Vescovi a quello del Clero stabilendo appunto che il Prelato non potrà più essere insignito dell’ordine episcopale.

“Volendo tutelare il carisma dell’Opus Dei e promuovere l’azione evangelizzatrice che i suoi membri compiono nel mondo, e dovendo al contempo adeguare le disposizioni relative alla Prelatura in ragione della nuova organizzazione della Curia Romana – scrive il Pontefice – dispongo che siano osservate” nuove “norme”.

Di conseguenza, “il testo dell’art. 5 della Costituzione Apostolica Ut sit è, a partire da ora, sostituito dal testo seguente: ‘A norma dell’art. 117 della Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium, la Prelatura dipende dal Dicastero per il Clero che, a seconda delle materie, valuterà le relative questioni con gli altri Dicasteri della Curia Romana. Il Dicastero per il Clero, nella trattazione delle diverse questioni, dovrà avvalersi, mediante l’opportuna consultazione o trasferimento delle pratiche, delle competenze degli altri Dicasteri”.

“Con questo Motu Proprio – spiega il Pontefice – si intende confermare la Prelatura dell’ Opus Dei nell’ambito autenticamente carismatico della Chiesa, specificando la sua organizzazione in sintonia alla testimonianza del Fondatore, san Josemaría Escrivá de Balaguer, e agli insegnamenti dell’ecclesiologia conciliare circa le Prelature personali”.

Nell’accettare “filialmente” quanto disposto da Francesco, il Prelato dell’Opus, monsignor Fernando Ocáriz, in una lettera (clicca qui) inviata ai membri della Prelatura auspica che l’invito del Papa “risuoni con forza in ciascuna e in ciascuno” come un’“occasione per capire in profondità lo spirito che il Signore infuse nel nostro fondatore e per condividerlo con molte persone nell’ambiente familiare, professionale e sociale”. Per quanto attiene d’ora in poi alla figura del Prelato, pur ringraziando “per i frutti di comunione ecclesiale che ha rappresentato l’episcopato del beato Álvaro e di don Javier”, monsignor Ocáriz riconosce nella lettera che “l’ordinazione episcopale del prelato non era e non è necessaria per guidare l’Opus Dei. La volontà del Papa di sottolineare adesso la dimensione carismatica dell’Opera ci invita a rinforzare l’ambiente di famiglia, di affetto e fiducia: il prelato deve essere guida, ma, anzitutto, padre”.

La lettera del Prelato è corredata da una serie di otto domande e relative risposte sul significato del Motu proprio e le sue più dirette implicazioni sulla vita dei membri della Prelatura. In particolare sul rapporto tra carisma e gerarchia si sottolinea che nel Motu proprio “si ricorda che il governo dell’Opus Dei deve stare al servizio del carisma – di cui siamo amministratori, e non proprietari – affinché esso cresca e dia frutti, con la fede che è Dio colui che opera tutto in tutti”.

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