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Migranti, il Papa striglia l’Europa: “Un problema da affrontare insieme, senza scuse e indugi”

28 aprile 2023 | 16:30
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Migranti, il Papa striglia l’Europa: “Un problema da affrontare insieme, senza scuse e indugi”

Da Budapest il Pontefice lancia un monito all’Ue e mette in guardia dalle “colonizzazioni ideologiche” della cultura gender. E sull’aborto: “Un diritto insensato”

Budapest – “È pensando a Cristo presente in tanti fratelli e sorelle disperati che fuggono da conflitti, povertà e cambiamenti climatici, che occorre far fronte al problema senza scuse e indugi. È tema da affrontare insieme, comunitariamente, anche perché, nel contesto in cui viviamo, le conseguenze prima o poi si ripercuoteranno su tutti”.

Nella prima tappa del suo 41mo Viaggio Apostolico all’estero, Papa Francesco striglia un’Europa indifferente alla problematica dei migranti. Il luogo non è scelto a caso: Budapest, capitale dell’Ungheria, dove è atterrato questa mattina per una tre giorni nel cuore del Vecchio Continente, all’insegna del dialogo tra le genti. Lo ha detto lo stesso Pontefice: “Vengo in Ungheria mosso dal desiderio di incontrare i fratelli nella fede e testimoniare l’importanza di costruire ponti tra i popoli”.

E così, nell’incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico, nel salone dell’ex Monastero Carmelitano, il Pontefice, dopo aver avuto un colloquio privato col premier Viktor Orban e la presidente Katalin Novák, con diverse “frecciatine” indirizzate al governo ungherese e a quello dell’Unione Europea, tiene il suo primo discorso incentrandolo su Budapest “in quanto città di storia, città di ponti e città di santi”.

Città di storia perché è una capitale che ha origini antiche, come testimoniano i resti di epoca celtica e romana ma che quest’anno si celebra solennemente: nacque ufficialmente 150 anni fa, nel 1873, dall’unione di tre città: Buda Óbuda a ovest del Danubio con Pest, situata sulla riva opposta. “La nascita di questa grande capitale nel cuore del continente richiama il cammino unitario intrapreso dall’Europa, nella quale l’Ungheria trova il proprio alveo vitale. Nel dopoguerra l’Europa ha rappresentato, insieme alle Nazioni Unite, la grande speranza, nel comune obiettivo che un più stretto legame fra le Nazioni prevenisse ulteriori conflitti. Purtroppo non è stato così”, spiega il Pontefice, con un riferimento a quanto sta accadendo in Ucraina: “Nel mondo in cui viviamo, tuttavia, la passione per la politica comunitaria e per la multilateralità sembra un bel ricordo del passato: pare di assistere al triste tramonto del sogno corale di pace, mentre si fanno spazio i solisti della guerra. In generale, sembra essersi disgregato negli animi l’entusiasmo di edificare una comunità delle nazioni pacifica e stabile, mentre si marcano le zone, si segnano le differenze, tornano a ruggire i nazionalismi e si esasperano giudizi e toni nei confronti degli altri”.

E ammonisce: “A livello internazionale pare persino che la politica abbia come effetto quello di infiammare gli animi anziché di risolvere i problemi, dimentica della maturità raggiunta dopo gli orrori della guerra e regredita a una sorta di infantilismo bellico. Ma la pace non verrà mai dal perseguimento dei propri interessi strategici, bensì da politiche capaci di guardare all’insieme, allo sviluppo di tutti: attente alle persone, ai poveri e al domani; non solo al potere, ai guadagni e alle opportunità del presente”.

Eppure, sottolinea il Pontefice, “in questo frangente storico l’Europa è fondamentale. Perché essa, grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è perciò chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico. È dunque essenziale ritrovare l’anima europea”. E, rivolgendosi alla Comunità Internazionale, domanda: “In questa fase storica i pericoli sono tanti; ma, mi chiedo, anche pensando alla martoriata Ucraina, dove sono gli sforzi creativi di pace?”.

Budapest è anche la “città di ponti”. E un ponte, per sua stessa definizione unisce,  congiunge “realtà diverse”. I ponti, aggiunge il Papa, “suggeriscono pure di riflettere sull’importanza di un’unità che non significhi uniformità. A Budapest ciò emerge dalla notevole varietà delle circoscrizioni che la compongono, più di venti. Anche l’Europa dei ventisette, costruita per creare ponti tra le nazioni, necessita del contributo di tutti senza sminuire la singolarità di alcuno”.

E tuona: “Penso a un’Europa che non sia ostaggio delle parti, diventando preda di populismi autoreferenziali, ma che nemmeno si trasformi in una realtà fluida, se non gassosa, in una sorta di sovranazionalismo astratto, dimentico della vita dei popoli. È questa la via nefasta delle ‘colonizzazioni ideologiche’, che eliminano le differenze, come nel caso della cosiddetta cultura gender, o antepongono alla realtà della vita concetti riduttivi di libertà, ad esempio vantando come conquista un insensato ‘diritto all’aborto’, che è sempre una tragica sconfitta”.

“Che bello invece costruire un’Europa centrata sulla persona e sui popoli, dove vi siano politiche effettive per la natalità e la famiglia – abbiamo Paesi in Europa con l’età media di 46-48 anni –, perseguite con attenzione in questo Paese, dove nazioni diverse siano una famiglia in cui si custodiscono la crescita e la singolarità di ciascuno”, il sogno del Pontefice, che vede il Vecchio Continente con “una solida identità”, ma allo stesso tempo, con “la necessità di apertura agli altri”.

Un’apertura che passa per “una sana laicità, che non scada nel laicismo diffuso, il quale si mostra allergico ad ogni aspetto sacro per poi immolarsi sugli altari del profitto. Chi si professa cristiano, accompagnato dai testimoni della fede, è chiamato principalmente a testimoniare e a camminare con tutti, coltivando un umanesimo ispirato dal Vangelo e instradato su due binari fondamentali: riconoscersi figli amati del Padre e amare ciascuno come fratello”.

Infine, accendendo un riflettore sul tema dei migranti, il Papa ammonisce: “Quello dell’accoglienza, che desta tanti dibattiti ai nostri giorni è sicuramente complesso. Tuttavia per chi è cristiano l’atteggiamento di fondo non può essere diverso da quello di Gesù, il quale si è identificato nello straniero da accogliere”. Quindi, avverte l’Ue: “È pensando a Cristo presente in tanti fratelli e sorelle disperati che fuggono da conflitti, povertà e cambiamenti climatici, che occorre far fronte al problema senza scuse e indugi. È tema da affrontare insieme, comunitariamente, anche perché, nel contesto in cui viviamo, le conseguenze prima o poi si ripercuoteranno su tutti”. Per il Santo Padre  “è urgente, come Europa, lavorare a vie sicure e legali, a meccanismi condivisi di fronte a una sfida epocale che non si potrà arginare respingendo, ma va accolta per preparare un futuro che, se non sarà insieme, non sarà. Ciò chiama in prima linea chi segue Gesù e vuole imitare l’esempio dei testimoni del Vangelo”. (Foto © Vatican Media)

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