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Cinghiali a Fiumicino: “cacciatori specializzati” per mettere fine all’emergenza

28 luglio 2023 | 12:13
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Cinghiali a Fiumicino: “cacciatori specializzati” per mettere fine all’emergenza

Già da qualche mese è attiva (ma solo sulla carta)una “task force” di persone altamente qualificate e selezionate incaricate di mettere fine all’emergenza cinghiali a Fiumicino

Fiumicino – Una task force fatta di cacciatori specializzati per tentare di mettere fine all’emergenza cinghiali nel territorio comunale di Fiumicino. E’ quanto prevede – almeno sulla carta – il piano del Comune. Un’azione prevista dalla legge, già in uso in molti altri territori italiani, che però, ad oggi, nonostante sia stato “varato” da diversi mesi, non ha ancora visto nessuna messa in atto.

Può capitare, del resto, quando c’è un passaggio di consegne tra un’Amministrazione e l’altra. Il vero problema è che l’emergenza cinghiali, a Fiumicino e non solo, è legata solamente alla massiccia presenza di questo animale. Un animale, lo ricordiamo, molto prolifico: l’esemplare femmina può partorire dai 2 ai 6 cuccioli. A due settimane dal parte, torna in calore ed è pronta a un nuovo accoppiamento.

Il cinghiale è anche un animale “caparbio”: se ha fame o sete, ed è nel periodo dell’allattamento, può percorrere chilometri e chilometri fino a che non trova cibo o acqua. Ed è questo uno dei motivi per cui, a Fiumicino, ma anche a Roma, i cinghiali spesso si avvicinano agli agglomerati urbani. La Leprignana, o Aranova, ne sono un esempio: nel primo caso vi sono ancora i cassonetti dell’immondizia che attirano i cinghiali. Nel secondo, ed è capitato diverse volte, essendo villette con giardini, mamma cinghiale non ha certo paura a intrufolarsi nel cortiletto se sente rumore di acqua da qualche rubinetto. Da qui anche il problema degli incidenti stradali, soprattutto di notte, dovuti agli attraversamenti.

Ma questo è solo la punta dell’iceberg delle problematiche legate ai cinghiali. Essi vivono nella Riserva Statale del Litorale Romano, un’area che si estende da Palidoro fino a Capocotta, coprendo un’estensione di oltre 15mila ettari. La sua gestione compete al Comune di Roma e a quello di Fiumicino. Quest’ultimo, però, in questi anni, non ha dato molta importanza alla questione. Un esempio ne è il mancato censimento. Il Comune di Fiumicino, infatti, ad oggi, non sa quanti sono i cinghiali presenti nel suo territorio.

E questo è abbastanza per preoccuparsi visti i recenti decreti emanati da Palazzi Chigi. In Europa, e l’Italia purtroppo non è stata immune, circola la peste suina africana. I primi casi si sono registrati in Francia, poi in Germania, fino ad arrivare alla Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lazio.

Il vero problema sta qui. A marzo scorso, la Giunta Montino bis, a pochi mesi dalle elezioni, ha dato vita a questa task force di cacciatori specializzati coinvolgendo anche la Sezione Federcaccia di Fiumicino “Uniti e Vincenti”. A queste persone sono stati fatti frequentare corsi già dal 2018. Rilasciato il tesserino comunale di “coadiutori nell’attività di controllo del cinghiale“, questi “cacciatori specializzati” (che non hanno il compito di uccidere l’animale, al momento non è stato firmato nessun piano di abbattimento, ndr.) sono ora in attesa del rilascio dell’autorizzazione da parte della Regione Lazio. Anche se potrebbero già operare.

Anzi, il termine esatto da usare è “dovrebbero” visto il decreto emanato dal Ministero dell’Ambiente del 13 giugno 2023 che ha per tema proprio l'”Adozione del piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica”. Un piano che, ad oggi, la nuova Amministrazione comunale non ha ancora varato. Diversi tecnici del settore hanno sollevato il problema ma, tra transizione amministrative e “altre priorità”, l’estate sta passando e nessun ente, ad oggi, conosce la situazione cinghiali a Fiumicino. 

Cosa aspettarsi? Il termine ultimo dato da Palazzo Chigi è il 28 dicembre 2023: poi sarà il Governo a stabilire il da farsi. Se verrà accertato però uno o più casi di peste suina nella Riserva, allora sarà veramente emergenza, visto che il piano di contenimento prevede zone rosse con divieti che possono essere estesi a tutti i residenti, che avrebbe pesanti conseguenze anche a livello lavorativo visto lo verrebbe immediatamente fermata tutta la filiera di macello. Insomma, l’emergenza cinghiali a Fiumicino c’è ma non è (solo) nella presenza dell’animale in se. L’auspicio è che presto le Istituzioni prendano in mano la situazione prima che diventi fuori controllo.

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