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Francesco, primo Papa in Mongolia: 4 giorni nel cuore dell’Asia all’insegna del dialogo

29 agosto 2023 | 16:26
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Francesco, primo Papa in Mongolia: 4 giorni nel cuore dell’Asia all’insegna del dialogo

Per la prima volta nella storia un Pontefice visiterà la piccola comunità cattolica della Mongolia, che conta appena 1500 credenti

Città del Vaticano – Un viaggio di 4 giorni nel cuore dell’Asia, con un programma “leggero”, per dare speranza a uno delle più piccole comunità cattoliche del mondo e scrivere una pagina di storia. Queste le basi del 43mo Viaggio Apostolico internazionale di Papa Francesco, che dal 31 agosto al 4 settembre sarà in Mongolia (61mo Stato visitato dal Pontefice argentino). Un viaggio senza precedenti: mai, prima d’ora, un Pontefice si era recato nello stato asiatico, apertosi al mondo solo verso la fine del secolo scorso.

È uno dei Paesi meno densamente popolati del pianeta, ospitando su una superficie circa 5 volte più grande dell’Italia solo poco più di 3 milioni di persone. Erede dell’Impero Mongolo, il più vasto impero terrestre della storia umana fondato nel 1206 dal celebre condottiero Gengis Khan, che aveva unificato le tribù mongole e turche delle steppe asiatiche tra la Cina e la Russia, l’attuale Mongolia comprende oggi il territorio della Mongolia Esterna (mentre quelle Interna è una Regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese).

Dal 1992 si può professare liberamente il proprio credo, anche se il cristianesimo in Mongolia ha profonde radici che risalgono almeno al X secolo, grazie alla diffusione fino all’Estremo Oriente di comunità nestoriane di tradizione siriaca, anche se nel corso dei secoli la sua presenza nel territorio è stata discontinua.

Oggi, secondo dati aggiornati, si contano circa 1.500 battezzati nella Chiesa cattolica (contro appena 14 nel 1995) distribuiti in otto parrocchie e una cappella, a fronte di un totale di oltre 60mila cristiani di varie denominazioni, su un totale di tre milioni e mezzo di abitanti. Ad assisterli un vescovo, 25 sacerdoti, di cui due mongoli, 6 seminaristi, oltre 30 religiose, cinque religiosi non sacerdoti e 35 catechisti. Una trentina le nazionalità degli operatori pastorali. In tutto il paese vi sono appena 8 parrocchie.

Il motivo del viaggio, come ha ricordato il direttore della Sala Stampa vaticana durante il briefing con i giornalisti, lo ha ribadito lo stesso Pontefice all’Angelus di domenica: “Si tratta di una visita tanto desiderata, che sarà l’occasione per abbracciare una Chiesa piccola nei numeri, ma vivace nella fede e grande nella carità; e anche per incontrare da vicino un popolo nobile, saggio, con una grande tradizione religiosa che avrò l’onore di conoscere, specialmente nel contesto di un evento interreligioso”. Francesco, dunque, va in Mongolia per incoraggiare e dare speranza a questa comunità, come recita anche il motto di questo Viaggio Apostolico.

Ma il Santo Padre, ha sottolineato Bruni, si rivolgerà anche al popolo mongolo per intero, “parlerà del contributo che possono dare alla società odierna” tutti i mongoli. Un popolo antico, pacifico, la cui religione “non è stata d’ostacolo alle altre fedi”. Tra i temi che toccherà anche quelli etici: la Mongoli ha infatti abolito la pena di morte nel luglio del 2016. I mongolo, poi, sono un popolo nomade, abituato agli orizzonti ampi della steppa, che dopo anni di scottamento minerario del proprio suolo cerca ora di stare attento al proprio territorio; dunque, un “riferimento del Papa all’ambiente ce lo possiamo aspettare”.

La visita del Papa in Mongolia si svolgerà, geograficamente parlando, solo nella capitale, Ulaanbaatar, che conta 1.452.000 abitanti (in questa città vive il 40% dell’intera popolazione mongola). Il primo giorno è dedicato solo all’accoglienza ufficiale e al riposto, visto il fuso orario (ben sei ore indietro). Il secondo giorno sarà dedicato alla diplomazia e agli incontri istituzionali. Il terzo giorno, invece, alla preghiera e agli incontri co le altre religioni. L’ultimo giorno, quello della partenza per Roma, dedicato agli operatori della carità.

Il 31 agosto l’aereo papale partirà alle 18 dall’aeroporto romano di Fiumicino e arriverà a Ulaanbataar dopo ben 9 ore di volo. Francesco sorvolerà Italia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia/Montenegro, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan e Cina prima di atterrare. In tutto sono previsti 4 discorsi e un’omelia, tutti saranno pronunciati in lingua italiana.

La novità di questo viaggio è che non ci sarà il tradizionale incontro con i Gesuiti. Francesco ha deciso di incontrare i missionari che tanto hanno fatto in questi anni per annunciare il Vangelo. Infatti, dal 1992, l’attività prevalente nell’opera missionaria continua ad essere l’impegno in campo sociale, educativo, sanitario. Nel 2020 si contavano un istituto tecnico, due scuole elementari e due materne, un ambulatorio medico che offre cure e medicine ai più indigenti, un centro per disabili e due istituti per accogliere anziani abbandonati e poveri. Ogni parrocchia ha
inoltre avviato progetti caritativi che si aggiungono a quelli della Caritas Mongolia, aprendo mense e docce pubbliche, servizi di doposcuola, corsi destinati alla popolazione femminile.

Questa opera di promozione umana è apprezzata dalle autorità locali e ha contribuito a consolidare le buone relazioni tra Ulaanbaatar e la Santa Sede, come confermano l’accordo siglato nel 2020 dall’Ambasciatore della Mongolia presso la Santa Sede e monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali per intensificare la collaborazione in ambito culturale tra i due Stati, attraverso l’apertura all’Archivio Segreto Vaticano a ricercatori mongoli. Buoni anche i rapporti con le altre religioni e in particolare con le autorità religiose buddiste, radicati nell’antica tradizione di tolleranza e apertura risalente all’impero di Gengis Khan e confermati dalla prima visita ufficiale in Vaticano, il 28 maggio 2022, di una delegazione di Autorità del Buddismo della Mongolia accompagnate dal Cardinale Giorgio Marengo.

In questo quadro positivo, la prima delle sfide pastorali della Chiesa mongola, ha evidenziato il cardinale Marengo, è quella di aiutare i fedeli ad approfondire la loro fede e renderla sempre più legata alla vita di tutti i giorni. La seconda sfida è quella promuovere la comunione e la fraternità tra i missionari delle varie congregazioni e le altre comunità cristiane presenti nel Paese. Resta, infine, la sfida di continuare ad annunciare con coraggio il Vangelo alla società mongola, dove, in seguito ai lunghi decenni di ateismo di Stato durante il regime comunista, il 39% della popolazione si dichiara tutt’ora non religiosa.

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