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Il dramma palestinese: “A Gaza non c’è più cibo, le persone cercano mangimi per animali”

26 marzo 2024 | 07:00
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Il dramma palestinese: “A Gaza non c’è più cibo, le persone cercano mangimi per animali”

Chi non muore sotto bombe, missili o colpi di mitraglia, muore di fame. E ora i potenti del mondo (anche gli americani) mollano Netanyahu

Gaza, 26 marzo 2024 – “Cessate il fuoco immediato per il Ramadan rispettato da tutte le parti che conduca ad un cessate il fuoco durevole e sostenibile e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, nonché la garanzia dell’accesso umanitario per far fronte alle loro esigenze mediche e umanitarie”. E’ il testo della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu che, per la prima volta dopo quasi 6 mesi di guerra nella Striscia di Gaza, chiede di deporre le armi immediatamente. Un voto storico che arriva dopo buchi nell’acqua, trattative falliti e mesi di stallo. Ma non è tutto: la risoluzione sembra essere una preventiva risposta a quella che sembra essere l’imminente invasione di Rafah da parte dell’esercito israeliano. Un’invasione che, secondo quanto dicono gli esperti, porterebbe ad un massacro  – ed è difficile credere sia un caso – A far rumore è stata l’astensione degli Stati Uniti che hanno deciso di mollare (anche formalmente) lo storico alleato israeliano (leggi qui). E se è vero (come ovvio) che la risoluzione riguarda anche Hamas, obbligata a rilasciare gli ostaggi israeliani, prigionieri ormai da mesi, è altrettanto vero che fino ad oggi le risoluzioni per il cessate il fuoco erano finite nel cestino. Ma ora la musica sta cambiando, almeno nelle stanze dei bottoni. Già, perché Washington di fatto ha “avallato” il voto di Russia e Cina, che si sono espresse a favore del cessate il fuoco. Uno strano quanto raro “triumvirato”, data la situazione internazionale.

Consiglio di Sicurezza dell’Onu: un focus

Perché l’astensione di Washington ha fatto così scalpore? Per rispondere a ciò, è necessario fare un focus sul ruolo del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Quest’ultimo, a differenza di tutte le altre istituzioni (come, ad esempio, l’Assemblea Generale), è l’unico organo delle Nazioni Unite che ha potere vincolante. In sintesi: una risoluzione del Consiglio va obbligatoriamente rispettata da tutte le parti coinvolte. E’ formato da 15 membri, 5 dei quali sono permanenti ovvero Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Gli Stati appena citati hanno potere di veto: ciò significa che basta il voto contrario anche di uno solo per far saltare il banco. Dunque, se gli americani avessero votato contro, addio cessate il fuoco.

Netanyahu non l’ha presa bene, dato che ha annullato il viaggio della delegazione di Tel Aviv alla Casa Bianca, in programma nelle prossime ore. E mentre il premier israeliano fa i conti con l’alt americano, Gaza continua ad essere un inferno a cielo aperto: chi non muore sotto bombe, missili o colpi di mitraglia, muore di fame.

“Cessate il fuoco a Gaza”: l’Onu approva la risoluzione

“Gaza: mangimi per animali per sopravvivere”

L’Unicef, l’organizzazione internazionale che promuove e difende i diritti dei bambini in tutto il mondo, ha lanciato l’allarme: “La carestia è imminente nel nord di Gaza. I bambini stanno morendo per malnutrizione e disidratazione. Le organizzazioni umanitarie devono avere un accesso completo e sicuro per raggiungere i bambini e le famiglie che hanno bisogno ovunque a Gaza. Le vite e il benessere dei bambini sono in bilico” ha scritto su X Catherine Russell, Direttrice Generale dell’Unicef. Un grido d’aiuto che è solo l’ultimo di molti.  “Nella Striscia di Gaza centinaia di migliaia di persone stanno morendo di fame, e la cosa più terribile è che ormai non cercano neanche più cibo, cercano direttamente mangimi per animali; nel 2024 non possiamo permettere che accada una cosa simile”. Omar Ghraieb, di Oxfam (organizzazione no-profit che lavora a livello globale per combattere la povertà), ha descritto la situazione umanitaria nella regione palestinese nel corso di un incontro a Il Cairo, poche settimane fa.

Un dramma reso ancor più grande a causa della geografia.  La Striscia di Gaza infatti è una porzione di territorio ampia circa 360 chilometri quadrati, situata a Nord-Est della penisola del Sinai. Per l’Onu, l’80% dei residenti vive in una situazione di deprivazione umana, sociale, di povertà, e con circa 4mila persone per chilometro quadrato è anche una delle aree più densamente popolate al mondo. In poche parole: una prigione a cielo aperto da cui è impossibile fuggire. E dunque chi rimane (tra cui bambini, donne e civili) è costretto a guardare in faccia a morte e carestia.

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