Leone XIV, il Papa americano… ma non quello che voleva Trump
Il primo pensiero nella mente di (quasi) chiunque è stato questo: “Trump si sta prendendo tutto, pure il Vaticano”. Ma per il Presidente e i suoi MAGA, Leone XIV rischia di essere il peggior tipo di avversario: uno che parla la loro lingua, ma non la loro verità
Washington, 9 maggio 2025 – A poche ore dall’elezione di Papa Leone XIV (leggi qui), è doveroso sfatare immediatamente un mito: non si tratta di una vittoria di Donald Trump. Rimbalzano teorie e voci secondo cui il Presidente degli Stati Uniti, in qualche modo, avrebbe avuto una certa influenza sulla salita di Prevost al soglio pietrino, trattandosi del primo pontefice statunitense della storia, anche collegandosi all’immagine generata dall’AI che ritrae Trump vestito da Papa. Il primo pensiero nella mente di chiunque è stato: Trump si è preso tutto, pure il Vaticano. Beh, non è così, anzi è tutt’altro. A tratti, si può dire che è una sua sconfitta, insieme al movimento cattolico conservatore americano.
Trump non voleva Prevost
Pochi giorni fa Trump disse testuali parole: “Mi dicono che abbiamo un cardinale, che si dà il caso venga da un posto chiamato New York, che è molto bravo”. Il capo della Casa Bianca si riferiva a Timothy Dolan, arcivescovo di New York: Dolan è un conservatore, un uomo che sa maneggiare abilmente i media e che ha anche partecipato all’inaugurazione di Trump nel 2017. Il suo prediletto per la successione di Papa Francesco era lui. Un profilo ben lontano da quello di Leone XIV, nato a Chicago ma che ha servito tanti anni in Sud America, motivo per cui parla fluentemente anche in spagnolo, pur non essendo madrelingua. Vicinissimo a Papa Francesco – il cui rapporto con Trump era, per usare un eufemismo, molto fragile – ha spesso e volentieri criticato le politiche di Trump (e Vance), soprattutto sulle deportazioni di massa. Basti pensare che Leone XIV, nel suo discorso, ha subito parlato di “costruire ponti”: cosa mai potrebbe avere in comune con chi preferisce alzare muri?
Ma non è tutto: Prevost ha ha richiamato una “Chiesa vicina in particolare a coloro che soffrono”, enfatizzando solidarietà e dialogo. Il mondo MAGA, invece, pone maggiore enfasi su temi come la crescita economica o la sicurezza interna, mostrando spesso disdegno verso politiche di welfare o di tutela ambientale, percepite come “liberali”. Queste differenze sottolineano le alte tensioni sul piano valoriale: ad esempio, mentre Leone XIV condanna apertamente come immorale l’esclusione dei più deboli (condividendo un tweet che parlava di Stati Uniti “una nazione immorale” per la vicenda rifugiati siriani, nel non troppo lontano 2017), i MAGA considerano tali critiche come propaganda socialista. Altro che trumpiano di ferro.
Quindi no, Leone XIV non era “il suo Papa”, anche se su Truth parla di “orgoglio per gli USA” e “non vede l’ora di incontrarlo”. Per quanto possa essere vero, non avrebbe potuto dire nulla di diverso: un Presidente che inneggia al patriottismo non avrebbe mai potuto dire nulla di diverso. Semplicemente, dovrà farselo andare bene.
Trump, un ruolo, potrebbe averlo comunque giocato… ma non come sperava lui. Leone XIV, come detto molto vicino a Bergoglio e cardinale solamente da due anni, potrebbe essere stato eletto anche per continuare quel percorso di avvicinamento tra Europa e America che aveva iniziato il suo predecessore, da poco deceduto.
Ma c’è di più. La sua elezione potrebbe rappresentare anche una risposta esplicita all’ondata reazionaria che attraversa da anni la Chiesa americana, ma che influenza — e radicalizza — l’intero Occidente. Un modo per segnare una linea di confine tra l’identità cristiana e il nazionalismo religioso, tra il Vangelo e le crociate ideologiche. Il nuovo Papa non ha mai nascosto di soffrire le dispute interne alla Chiesa americana, in cui continua a prevalere una dottrina molto conservatrice, quella che Trump vede molto di buon occhio (e viceversa).
Per il Presidente e i suoi, Papa Leone XIV rischia di essere il peggior tipo di avversario: uno che parla la loro lingua, ma non la loro verità. (Foto generata con l’AI).
Lorenzo Contigliozzi – corrispondente dagli Stati Uniti.
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