Ostia, una raccolta firme per riaprire la Casa Clandestina
La Casa Clandestina era, per il territorio di Ostia, un punto di ritrovo inter-generazionale ma anche un luogo di svago e cultura che ha saputo creare, negli anni, una vera e propria comunità
Ostia, 12 maggio 2025- Ostia, qualche giorno fa, è rimasta orfana. Orfana di un posto che si chiama Casa Clandestina ma che, per anni, per molti del territorio, è stata semplicemente Casa, nel termine più etimologicamente fedele: un luogo in cui era possibile studiare senza obbligo di consumazione, ideale per i ragazzi del liceo e dell’università, dove si entrava da soli e si usciva in gruppo, dove c’erano libri e giochi da tavolo, ma anche serate a tema, conferenze, presentazioni di libri. Di posti così, ad Ostia, ora non ce ne sono più e quella serranda abbassata non può che far dolore e rabbia.
La chiusura venerdì
Venerdì 9 maggio la polizia giudiziaria ha posto i sigilli al noto locale in via S. Quiriaco. Sul cartello l’articolo citato è il 659 del codice penale, ovvero l’articolo che sancisce il reato di disturbo dell’occupazione e della quiete pubblica. Non sta a noi dire la pertinenza del provvedimento, non siamo giuristi o avvocati, ma chi frequentava il locale sapeva bene quanta attenzione fosse fatta alla questione “rumore”; c’era persino un cartello, all’ingresso, che invitava a divertirsi ma “nel rispetto di tutti”. Casa Clandestina, d’altra parte, vuoi per il nome che è una dichiarazione d’intenti, è sempre stato un posto molto controllato: il locale era frequentemente sotto la lente delle forze dell’ordine. Il proprietario aveva imparato a scherzarci senza mai smettere di credere alla forza del suo progetto e alla comunità che vedeva crescersi intorno.
“Avete chiuso uno spazio che faceva studiare e lavorare centinaia di persone in maniera totalmente gratuita- scrive sui suoi social- ospitava centinaia di artisti di ogni genere, dalla pittura alla poesia, dai musicisti agli scrittori, abbiamo ospitato e portato ad Ostia personaggi di grande spessore, molto famosi, la casa dava spazio a mille mila generazioni, dai bambini agli anziani over 90. Diciamocelo, La Casa Clandestina è la Casa della cultura. Questo l’avete detto voi in tantissime occasioni, anche pubbliche dove noi non siamo nemmeno stati invitati ma siamo stati citati come esempio. Siamo stati chiamati da università, scuole, commissioni, radio, Tv e da decine di realtà locali e di Roma per parlare di come nasce l’idea della casa. Uno spazio che da tanti posti di lavoro, posti di lavoro che non vengono pagati 40 euro per 8 ore di lavoro. Noi paghiamo molto di più. Diamo lavoro a persone diversamente abili, pagate. Tredicesima, quattordicesima, ferie. Si parla spesso di cultura ad Ostia ma poi spesso si manifesta in luoghi dove ragazzi vengono pagati 5 euro l’ora. Ma alla fine siamo sempre noi che riceviamo 2 controlli al giorno, noi che dobbiamo interrompere i nostri eventi. Abbiamo subito più di 700 controlli e non sono mai stati riscontrati problemi, cibi tenuti benissimo, pulizia impeccabile. La sera non creiamo disturbi, molti vicini partecipano alla vita della Casa, anche i figli delle poche persone che si lamentano della Casa vengono sempre qui.”
Una raccolta firme: “Siamo stanchi di rimanere in silenzio”
Ora Casa Clandestina chiede aiuto alla sua comunità. Martedì 13 maggio, dalle nove alle ventuno, davanti alla Casa Clandestina chiusa, ci sarà una raccolta firme per reagire a quella che è, per il territorio, una grave perdita. Così, ancora una volta, il locale ostiense reagisce con quello spirito di comunità e partecipazione che l’ha sempre contraddistinto: “Facciamo riaprire Casa al più presto”
“Siamo tanti lavoratori che ora sono a casa, senza poter lavorare. Ci sono centinaia di persone che hanno perso un luogo importante dove poter studiare e lavorare. Dove incontrasti e poter stare senza obblighi economici. Un posto sano e senza tempo”- scrivono sui social del locale- noi crediamo che la Casa Clandestina vada tutelata e sia un valore aggiunto nonché culturale per il territorio. Diteci un locale che abbia subito 700 controlli e questo accanimento. Cosa abbiamo fatto di male? Inoltre ci tengo a precisare che la Casa Clandestina si trova sotto un locale Commerciale, più precisamente un B&B, dove gli stessi sono assidui clienti, sono frequentatori della Casa. Le strade vengono regolarmente pulite e controllate da noi anche se non è compito nostro.
Allora che facciamo? chiudiamo il McDonald del pontile perché la strada è piena di carte del Mc? Se rimane qualche bicchieri noi comunque puliamo. Anzi tagliamo anche l’erba e puliamo il parchetto vicino. Abbiamo riqualificato via dei fabbri navali con delle opere d’arte. Siamo stanchi di rimanere in silenzio e stavolta abbiamo bisogno di tutto il vostro aiuto con una semplice firma”.
Il supporto della comunità
Era chiaro che, un evento del genere, avrebbe provocato le reazioni della comunità che da anni supporta e frequenta la casa. Ed è, davvero, la magia di un locale che non è mai stato solo locale: generazioni diverse, personalità diverse, in un’unione a tratti familiare. Tutti adesso si stringono a quella che era una realtà unica sul territorio di Ostia, una tempesta perfetta, ma che era anche un’idea ed un modo di pensiero. Dai social piovono messaggi di affetto e di supporto e la speranza che traspare, nelle parole di tutti, è una ed una soltanto: riaprire la Casa clandestina.
Un problema di spazi
Ostia, ora, è davvero orfana. Luoghi del genere sul territorio non ci sono più: oltre alla biblioteca Elsa Morante, chi vuole un punto d’aggregazione è costretto a spostarsi altrove. E’ questo, quindi, che è destinato ad essere il nostro municipio? Un quartiere dormitorio, una periferia fatta di spazi e non luoghi, dove le persone transitano senza potersi fermare? La Casa era uno spazio d’approdo, che personalizzava un grigiore altrimenti indefinito. C’è bisogno di luoghi di incontro, che vadano oltre il pub ed il bistroit. Ad Ostia abbiamo bisogno di cultura e rivalorizzazione. Eppure, quelle serrande sono state abbassate…


