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Femminicidio a Civitavecchia, donna uccisa con tre colpi al torace

Marietta Tidei: “Esprimiamo il nostro profondo cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia della vittima”

Civitavecchia, 15 maggio 2025- Un venezuelano di 54 anni si è presentato alla stazione dei carabinieri di Civitavecchia dicendo di aver ucciso la compagna convivente. I militari subito intervenuti nella casa indicata dall’uomo insieme al 118 hanno constatato la morte della donna che aveva all’altezza dell’addome varie ferite da arma da taglio. Sono in corso i rilievi.( Fonte Adnkronos)

Il commento di Marietta Tidei

“Di fronte all’ennesimo femminicidio non possiamo restare in silenzio. Servono azioni concrete”.
“Ancora una volta ci ritroviamo a piangere una donna, vittima dell’ennesimo, orribile femminicidio. Una tragedia che si è consumata nel cuore della nostra città, a pochi passi dalla Cattedrale, dove una donna di 47 anni, di origine bulgara, è stata brutalmente uccisa con tre colpi al torace all’interno di una palazzina in via Gorizia. Non bastano le leggi, le pene più severe, le risorse investite: la violenza di genere continua a colpire, senza tregua, lasciando dietro di sé dolore, rabbia e un senso profondo di impotenza. Di fronte a questo nuovo orrore, non possiamo restare in silenzio”. Così commenta Marietta Tidei l’ennesimo episodio di violenza di genere.

“Esprimiamo il nostro profondo cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia della vittima, ai suoi cari e a tutte le persone colpite da questa tragedia. Ogni femminicidio è una ferita inferta alla nostra comunità, un fallimento collettivo che ci impone di continuare a lottare, con più forza, con più
determinazione, affinché nessuna donna debba più temere per la propria vita. La violenza sulle donne non è un fatto privato: è un’emergenza pubblica che chiama in causa ciascuno di noi. È il tempo della responsabilità, della cultura del rispetto, della prevenzione concreta. Non c’è più spazio per l’indifferenza.”

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.