le indagini
Omicidio Camboni, si cerca l’arma del delitto: scomparsi coltello, telefono e panni insanguinati
Appello pubblico dell’avvocato Gabrielli: chi trova buste o oggetti sospetti, non tocchi nulla e avvisi subito le forze dell’ordine
Fregene, 18 mAggio 2025 – Si cerca l’arma del delitto. Ma non solo: anche un cellulare, guanti, vestiti e panni copiosamente sporchi di sangue. Secondo l’avvocato Massimiliano Gabrielli, legale della famiglia Camboni e parte civile nel procedimento, ci sarebbero fondati motivi per credere che un bustone pieno di oggetti compromettenti sia stato gettato via dopo l’omicidio di Stefania Camboni, avvenuto a Fregene.
“Riteniamo che il coltello, il telefono e i materiali utilizzati per pulire la scena del crimine siano stati abbandonati – spiega l’avvocato – forse tra i canali e i fossati della zona di Torre Primavera, dove nei giorni scorsi abbiamo effettuato una battuta esplorativa anche con l’ausilio di un drone”.
I sospetti ricadono su un possibile tentativo di occultare le prove in luoghi impervi, difficilmente accessibili e poco frequentati. È qui che potrebbe essere stato eliminato tutto ciò che collegava l’autore del gesto alla scena del crimine, compresi panni sporchi di sangue, verosimilmente usati per cancellare le tracce.
Un comunicato ufficiale firmato dallo stesso legale ha rilanciato l’allarme alla cittadinanza di Fregene. L’appello è chiaro: chiunque si imbatta in buste sospette, oggetti sporchi o insanguinati tra i rovi, nella vegetazione o in prossimità dei secchioni, è invitato a non toccare nulla e a contattare subito le forze dell’ordine, componendo il 112 o telefonando direttamente alla caserma dei Carabinieri di Fregene.
“Ogni sacchetto abbandonato può contenere elementi fondamentali per arrivare alla verità – si legge nella nota – anche se a un primo sguardo può sembrare semplice immondizia”. Un dettaglio che assume ancora più valore considerando la frequente presenza di rifiuti in quelle aree, spesso oggetto di pulizie spontanee da parte dei residenti.
La Procura di Civitavecchia, che coordina l’indagine, non esclude ipotesi di depistaggio o concorsi esterni. Le ricerche proseguono su più fronti, ma è evidente che l’assenza di questi oggetti rappresenta una delle lacune più gravi nell’attuale quadro investigativo.
La famiglia Camboni attende risposte, e l’appello dell’avvocato Gabrielli vuole essere anche un invito alla responsabilità collettiva: “Aiutare la giustizia significa anche tutelare l’intera comunità”.


