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Omicidio Camboni, trovate tracce di sangue sulle calzature della nuora

Il gip sottolinea il quadro indiziario solido nei confronti dell’indagata che avrebbe reso una versione “Inverosimile e illogica”

Fiumicino, 20 maggio 2025 – “Una versione inverosimile, illogica e del tutto inidonea a confrontarsi con i primi riscontri”. Così il gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli definisce, nell’ordinanza di custodia cautelare, la versione resa dalla nuora di Stefania Camboni, fermata per l’omicidio della suocera. Il gip parla di un “quadro indiziario solido a carico dell’indagata”, con particolare riferimento alle  “ricerche dal contenuto tutt’altro che interpretabile fatte in prossimità degli eventi, la presenza di tracce ematiche lavate sulle sue scarpe, la presenza di tracce ematiche lavate non solo nella stanza della vittima e nel bagno del secondo piano ma anche nel bagno posto al primo piano e nella stanza stessa dell’indagata”.

La donna, accusata di omicidio aggravato dalla minorata difesa e con abuso di relazioni domestiche e di ospitalità, ieri nel corso dell’interrogatorio di convalida si è avvalsa della facoltà di non rispondere ma ha ribadito, tramite il suo difensore l’avvocato Anna Maria Anselmi, la propria innocenza: “Non ha ancora realizzato cosa sia successo. Non sta bene. Ma il fatto che non abbiano convalidato è importante – ha detto l’avvocato Anselimi -. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere perché aveva già risposto ampiamente al pubblico ministero e questa mattina era molto provata”. Per quanto riguarda le ricerche sul web l’avvocato difensore ha spiegato che “Durante la notte si è svegliata perché aveva avuto un forte flusso mestruale, per cui si è alzata, è andata in bagno, si è accorta di essersi sporcata e ha temuto di aver sporcato il materasso. La ricerca è stata effettuata alle 4:30. I rapporti con Stefania erano buoni, convivevano da circa un mese. Addirittura la signora Stefania non voleva che il figlio e la nuora. andassero via. Una donna gracile come lei che non ha né segni di ferite né di colluttazione, non può aver commesso un omicidio di questo tipo”.

Ma secondo il gip di Civitavecchia, appunto, il quadro indiziario che emerge sarebbe “desumibile dalla sua presenza in casa la sera del delitto, dalla presenza di tracce ematiche su beni a lei strettamente riferibili e sulle ricerche effettuate in epoca prossima all’omicidio della Camboni – spiega ancora il gip. Ricerche che, lette in un contesto unitario appaiono univocamente destinare a ricercare metodi e informazioni circa l’uccisione di una persona a nulla rilevando, come prospettato dalla difesa, che la vittima sia poi deceduta in seguito ad una aggressione e non un avvelenamento. Non è detto infatti che la Camboni non sia stata prima avvelenata o comunque narcotizzata per neutralizzarne, almeno in parte, le reazioni; circostanza che potrebbe peraltro spiegare come mai nessuno dei vicini sia accorto di nulla e giustificare un’azione violenta da parte della nuora che dunque non si sarebbe confrontata con un corpo attivo e resistente ma con una persona priva di forze la cui aggressione non avrebbe richiesto una particolare prestanza fisica.

Ad ogni modo, senza voler effettuare ipotesi allo stato non supportate da specifici riscontri oggettivi – scrive ancora il giudice – e nell’attesa di una più compiuta ricostruzione medico legale che potrà chiarire tali aspetti, si deve in questa sede limitare l’attenzione sul dato oggettivo della assenza di valide spiegazioni alternative in merito alle riferite ricerche e rispetto alle quali nessuna indicazione logica e credibile è stata offerta dall’indagata”.

Il racconto dell’indagata, quindi, secondo il gip, appare illogico: “In primo luogo, – spiega ancora il gip – la cronologia del suo racconto e in secondo luogo, è del tutto priva di validità la difesa fornita in merito al suo stato di totale isolamento proprio nelle fasi dell’aggressione, isolamento legato, a suo dire, ai farmaci adoperati per dormire e all’uso di tappi per le orecchie. Non appare in alcun modo possibile che la sera dei fatti la stessa fosse in uno stato di sonno talmente profondo posto che è stata lei a riferire di essersi più volte svegliata e di averlo fatto a intervalli di tempo ravvicinati, di non più di un’ora, se si tiene conto del fatto che la stessa è andata a dormire dopo l’1 di notte e che alle 4,30, quando a suo dire  la suocera era ancora viva, era sveglia e vigile tanto da aver sentito la Camboni russare e aver fatto le ricerche di cui si è detto sulla pulizia del sangue e i metodi di avvelenamento delle persone”.

I genitori della nuora: “Crediamo fermamente nella sua innocenza”

“Siamo una famiglia comune e perbene. Tra di noi c’è sempre stato rispetto e stima e insieme ci siamo sempre sostenuti. Come genitori abbiamo trasmesso onestà, educazione, rispetto delle persone e delle leggi. Nostra figlia è sempre stata una persona forte, perbene e una gran lavoratrice. Crediamo fermamente nella sua innocenza e confidiamo nella giustizia”.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.