“Beach litter 2025”, i rifiuti più gett(on)ati sulle spiagge
Legambiente ha redatto nel suo report una “Top Ten” dei rifiuti che finiscono sulle spiagge italiane
Fiumicino – Ancora troppi e di ogni genere. E non bastano le innumerevoli operazione di pulizia perché i rifiuti continuano ad invadere le spiagge. In particolare si chiamano marine litter e vengono disseminati non solo sulle coste ma anche in mare e restano una delle più grandi minacce ambientali con la quale dobbiamo fare i conti a livello globale e locale.
Si perché se da una lato le acque di Fiumicino sono considerate “eccellenti” il fenomeno dell’abbandono rifiuti non risparmia il nostro litorale. La minaccia principale va dal rifiuti più grande (plastica, vetro, materiale da costruzione) a quello più piccolo (mozziconi di sigaretta e cotton fioc). Ma le dimensioni non contano se il risultato è lo stesso: gravi danni all’ecosistema.
Attraverso l‘indagine “Beach Litter 2025”, Legambiente ha messo a punto uno straordinario lavoro di citizen science ad opera di centinaia volontari dei circoli locali, con il quale ogni anno monitora e classifica i rifiuti dispersi per tenere alta l’attenzione su questa emergenza che colpisce duramente anche i nostri lidi. Nel dettaglio, a livello nazionale Legambiente ha campionato 63 spiagge(quasi il doppio rispetto all’edizione del 2024, in cui erano state 33) in 13 Regioni. Numeri alla mano,su un’area complessiva di 196.890 mq, sono stati 56.168 i rifiuti raccolti e catalogati. Una media di 892 rifiuti ogni 100 metri lineari. Dati che fanno preoccupare e che devono far riflettere soprattutto sula tipologia di immondizia che arriva sulle coste italiane.
I più “gett(on)ati”
Legambiente ha redatto nel suo report una “Top Ten” dei rifiuti che finiscono sulle spiagge italiane: al primo posto troviamo la plastica che rappresenta il 13% (oltre 7.305 pezzi) degli oggetti rinvenuti. Seguono poi tappi e coperchi (8,2 %). Sul podio anche i mozziconi di sigaretta con il 7,5 % (4.232). Al quarto posto ci sono pezzi di polistirolo con il 6,9 %.
Arrivano poi gli “insospettabili” ovvero qui rifiuti che si pensa non possano fare niente perché molto piccoli: parliamo dei cotton fioc in plastica con il 5,6 % , apparentemente innocenti, ma comunque letali per l’ambiente, perché non dobbiamo dimenticare che tutto ciò che non appartiene alla natura ma è frutto della mano dell’uomo rappresenta una minaccia ambientale. Nella classifica seguono le salviette umide con il 4,7%, materiali da costruzione con il 4.2%, bottiglie e contenitori per bevande 3,7, buste e sacchetti 3,6% e pezzi di vetro e ceramica con il 3.2%.

La plastica merita però un altro capitolo, in particolare quella monouso: dall’indagine di Legambiente è emerso che sulle spiagge non mancano contenitori per il cibo oltre a bicchieri piatti e posate, attrezzature da pesca in plastica, palloncini e assorbenti igienici. Tutti rifiuti questi menzionati nel report, che, appunto, troppo spesso vediamo anche sulle coste di Fiumicino. Sono molteplici, però le iniziative svolte anche sul nostro territorio e organizzate dalle associazioni per la raccolta che si susseguono sia in inverno che in estate, che vedono i volontari al lavoro con un’azione concreta per tutelare l’ecosistema marino. Da non sottovalutare anche le azioni alcuni pescatori che, quando i rifiuti si impigliano nelle loro reti, li raccolgono per non ributtarli in mare. Parliamo di un impegno concreto quindi di chi con costanza cerca nel proprio piccolo di dare un grande segnale: insieme si può cambiare, ma serve una presa di coscienza da parte di tutti per contrastare il fenomeno.


