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Fiumicino, referendum disertato da 7 elettori su 10

Il dato ufficiale dell’affluenza conferma un disinteresse verso i quesiti e una polarizzazione politica. Ma l’astensione è una scelta legittima in democrazia.

Fiumicino, 9 giugno 2025 – Il Comune di Fiumicino si allinea al quadro nazionale con un dato netto: solo il 27,34% degli aventi diritto ha votato al referendum abrogativo dell’8 e 9 giugno 2025. Circa 7 cittadini su 10 hanno deciso di non partecipare alla consultazione, segnando un nuovo episodio di disaffezione nei confronti della politica referendaria.

Il numero è significativo. Non solo perché ben lontano dal quorum del 50%+1, ma anche perché ribadisce un trend in calo che da anni interessa tutte le principali consultazioni. Se alle elezioni politiche del 2022 a Fiumicino aveva votato il 67,7% degli elettori, alle amministrative del 2023 l’affluenza era scesa al 59,9%. Alle europee del 2024 si era già registrato un ulteriore calo, e ora il referendum segna un’ulteriore frattura: meno di un elettore su tre ha espresso la propria preferenza.

Ma sarebbe sbagliato ridurre il tutto a semplice disinteresse. La Costituzione italiana prevede esplicitamente il mancato raggiungimento del quorum come possibilità legittima. In questo senso, l’astensione è a tutti gli effetti una scelta politica, che può esprimere dissenso, distanza o semplice mancanza di convinzione rispetto ai quesiti.

Lo dimostra il risultato quasi completo delle urne fiumicinesi: il “sì” è prevalente in quasi tutti i quesiti, ma il numero assoluto di votanti è troppo basso per produrre effetti concreti. Anche se sulla cittadinanza abbreviata a 5 anni, un numero consistente dei votanti non si è dimostrato convinto. Mancando il quorum, comunque, il referendum non ha valore giuridico. Una situazione simile a quella del 2022, quando a Fiumicino l’affluenza si era fermata al 21% e il risultato fu, anche allora, ininfluente.

Il confronto tra i diversi momenti elettorali suggerisce che il coinvolgimento cresce quando è in gioco il governo locale o nazionale, mentre tende a calare con quesiti più tecnici o percepiti come distanti. Anche in questo caso, la campagna referendaria non ha evidentemente fatto breccia.

Va però ribadito con chiarezza: non votare a un referendum è una scelta prevista dalla legge e utilizzata in passato da forze politiche di ogni orientamento, compresi governi di centrosinistra, per evitare l’abrogazione di leggi ritenute importanti o stravolgimenti dei testi normativi. Una forma di partecipazione silenziosa, ma non per questo priva di peso.

Per Fiumicino, il dato del 27,34% è quindi più di una cifra: è uno specchio di come i cittadini si sentono chiamati in causa, o meno, da certe consultazioni. Ed è anche un invito, per le istituzioni, a rinnovare modalità e strumenti di coinvolgimento.