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Omicidio Camboni, anche il figlio della vittima nel registro degli indagati

La decisione della procura della Repubblica di Civitavecchia che l’avvocato Gabrielli ritiene “transitoria e prudenziale”

Fiumicino, 20 giugno 2025 – Anche il figlio di Stefania Camboni, la 60enne uccisa a coltellate nella sua villetta a Fregene il 5 maggio scorso, è ora nel registro degli indagati. Francesco Violoni, il figlio di Stefania è stato, infatti, indagato dalla procura della Repubblica di Civitavecchia.

Poche ore dopo la scoperta del cadavere della vittima, i carabinieri del nucleo investigativo del reparto territoriale di Ostia, avevano arrestato Giada Crescenzi, la nuora della vittima, considerata da chi indaga l’autrice materiale del delitto. Martedì scorso, i carabinieri di Fregene, insieme al Nucleo Operativo Radiomobile di Ostia, avevano effettuato un nuovo e decisivo sopralluogo nella zona tra via Santa Teresa di Gallura e via Agropoli, chiusa al traffico per l’intera giornata. Nel corso delle ricerche, condotte su un terreno privato, sono stati rinvenuti i reperti che mancavano: il coltello mancante dal ceppo targato ’Masterchef’ compatibile con le ferite inferte alla vittima, una maglietta intrisa di sangue e il telefono cellulare di Stefania Camboni (leggi qui).

“Riteniamo che questa iscrizione di Francesco Violoni nel registro indagati sia transitoria e prudenziale ed un atto dovuto da parte della Procura, in quanto gli oggetti rinvenuti ieri sono di appartenenza ignota, e quindi occorre accertare chi li abbia maneggiati, tra cui va doverosamente vagliata anche la posizione di Francesco ed esaminato il suo Dna, eravamo già pronti a questo scenario ed abbiamo a suo tempo differenziato la sua difesa attraverso la nomina dell’avvocato Alessandra Guarini; al momento non ci risultano elementi indiziari a suo carico», è il commento riportata dall’agenzia LaPresse, dell’ avvocato Massimiliano Gabrielli, legale della famiglia della vittima.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.

(Fonte: LaPresse)