Logo
Omicidio Camboni, primi rilievi dei Ris: nessun Dna femminile sul corpo della vittima

L’avvocato Gabrielli: “Questo non indica che sia stato trovato Dna maschile. Siamo ancora in una fase intermedia”

Fiumicino, 23 luglio 2025 – Novità nelle indagini dell‘omicidio di Stefania Camboni,  uccisa il 5 maggio a coltellate all’interno della sua villetta a Fregene (leggi qui). Dai primi rilievi effettuati dai Ris e sarebbe emerso che sul corpo della vittima non vi siano tracce di DNA femminile. Ma non c’è nulla di definitivo.

I risultati degli esami su tracce ematiche, DNA ed impronte, infatti, sono ancora intermedi e parziali. Mancano poi gli esiti delle analisi su quello che è stato trovato nei campi di via Agropoli: il coltello, il cardigan, i guanti,  le chiavi dell’auto, il telefono di Stefania.

L’avvocato Massimiliano Gabrielli, legale della famiglia Camboni-Viloni spiega che: “Ogni valutazione è prematura. Le tracce di DNA sul coltello e sui guanti devono ancora essere mappate e per avere un quadro manca ancora il risultato sulle molte altre tracce e impronte trovate in casa e sulla auto della vittima ed il confronto con i DNA della vittima, di Giada e Francesco”.

“Questi risultati non indicano che sul corpo della vittima ci sia DNA maschile e/o escluda che sia stata la Crescenzi a compiere l’omicidio indossando i guanti – aggiunge Gabrielli – per ora si è a conoscenza solo di maschile/femminile ma in un ambiente domestico quindi niente di compromettente per il figlio e nulla di decisivo che inchioda la nuora”.

“A noi interessa la verità, sugli esami del DNA – conclude l’avvocato – e delle impronte siamo ancora in una fase intermedia e si può dire poco. Il fatto che non ci sarebbero tracce di DNA femminile sul corpo e le mani/unghie della vittima, confermerebbe solamente che l’omicida indossava con premeditazione i guanti di lattice (ne sono stati trovati ben 5 paia insieme al coltello) e che Stefania non ha avuto alcuna possibilità di difendersi.”

Si attendono intanto i risultati dell’autopsia che stabilità l’orario del decesso delle vittima.

Per dovere di cronaca, e a tutela di chi è indagato, ricordiamo che un’accusa non equivale a una condanna, che le prove si formano in Tribunale e che l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio.