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Fiumicino “ignorata” dall’Ispra. I vincoli? Sono solo sulla carta

Nel dossier nazionale sul dissesto idrogeologico nessuna traccia del Comune. Ma a Isola Sacra i vincoli impediscono ai cittadini ciò che ai grandi costruttori è concesso

Fiumicino, 10 agosto 2025  – Il Rapporto ISPRA 2024 sul dissesto idrogeologico, pubblicato a livello nazionale, passa in rassegna frane, alluvioni ed erosione costiera lungo tutta la Penisola. Ma di Fiumicino non c’è traccia. Nessuna menzione, nessuna segnalazione, neppure una nota a piè pagina. Eppure parliamo di un territorio pianeggiante, con vaste aree sotto il livello del mare, una rete idrografica complessa e un litorale che da anni arretra sotto i colpi delle mareggiate. Un’assenza, questa, che ha sollevato più di un dubbio.

Perché se da un lato lo Stato non considera Fiumicino un’area prioritaria in termini di rischio, dall’altro permangono vincoli idrogeologici che bloccano da anni la possibilità di ristrutturare o ampliare abitazioni esistenti, soprattutto a Isola Sacra. Qui i cittadini convivono con restrizioni urbanistiche stringenti, imposte in nome della sicurezza idraulica, mentre – paradossalmente – si continuano a vedere nuovi palazzi e interi comparti residenziali sorgere a poca distanza. Una situazione che ha portato numerosi comitati locali a chiedersi: ma questi vincoli servono davvero a prevenire il rischio, o solo a frenare la piccola edilizia privata?

Il dubbio si rafforza leggendo i documenti ufficiali. Secondo il Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di bacino dell’Appennino Centrale, Fiumicino presenta effettivamente tratti classificati come aree a pericolosità elevata (R3) e molto elevata (R4), soprattutto lungo i canali e i fossi, ma anche in zone dove non si registrano criticità da decenni. Molte di queste classificazioni derivano da rilievi cartografici risalenti a oltre vent’anni fa, quando le tecnologie GIS erano molto meno precise e i dati idraulici più generici. Eppure, nonostante il tempo passato, quei vincoli sono rimasti lì, inamovibili.

Eppure i rischi reali non mancano. L’ARPA Lazio ha evidenziato più volte come la rete fognaria e il sistema di drenaggio delle acque meteoriche a Fiumicino sia inadeguato in caso di eventi estremi, con allagamenti periodici anche nelle zone centrali. L’ISPRA, nel suo Rapporto sulla linea di costa, ha segnalato arretramenti fino a 2 metri l’anno in tratti del litorale tra Focene e Passoscuro. E lo stesso Consorzio di Bonifica Litorale Nord è impegnato in interventi di rafforzamento degli argini e delle idrovore.

Ma allora perché nel rapporto nazionale non si parla di tutto questo? L’impressione è che Fiumicino venga sistematicamente esclusa dal radar nazionale, forse per mancanza di eventi eclatanti, forse per motivazioni tecniche. Il Comune, da parte sua, ha più volte sollecitato un aggiornamento delle mappe di rischio e ha avviato cantieri di manutenzione sui canali consortili, anche grazie a fondi regionali. Eppure i vincoli restano, e la percezione dei cittadini è quella di un territorio sacrificato senza spiegazioni. Il risultato è un limbo normativo dove i cittadini vedono congelate le proprie case, senza alternative. Il paradosso è servito: Fiumicino non è abbastanza pericolosa da finire nel dossier ISPRA, ma lo è abbastanza da tenere bloccate le abitazioni di centinaia di famiglie.