la sentenza
Alloggi popolari solo a chi ne ha diritto: il Tar conferma la linea dura del Comune di Ardea
Il Comune di Ardea vince in Tribunale: respinto il ricorso di una cittadina per un alloggio popolare
Ardea, 14 agosto 2025 – Una sentenza destinata a far discutere quella emessa dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che lo scorso 15 luglio ha respinto il ricorso di una cittadina contro il diniego del Comune di Ardea alla regolarizzazione di un alloggio popolare di proprietà comunale. La donna aveva chiesto di diventare assegnataria ufficiale dell’appartamento che occupava, appellandosi alla legge regionale n. 1 del 2020, che consente, in casi particolari, di sanare alcune occupazioni senza titolo.
Il Tar dà ragione al Comune di Ardea nella causa sull’alloggio popolare
Il Tar, però, ha confermato in pieno la posizione dell’amministrazione comunale. Secondo i giudici, la richiesta non poteva essere accolta perché, al momento della domanda, la ricorrente era proprietaria di una casa di circa novanta metri quadri proprio ad Ardea. L’immobile è stato venduto nel 2023, ma per la legge conta la situazione esistente quando si presenta l’istanza. Inoltre, i magistrati hanno chiarito che non importa se la proprietà è condivisa con altri o se non si vive materialmente in quell’abitazione: ciò che conta è che la casa sia considerata “adeguata” alle esigenze del nucleo familiare.
Come se non bastasse, il Tar ha sottolineato che anche il reddito era fuori dai parametri previsti. Le carte dimostravano un introito annuo superiore al limite consentito per la regolarizzazione di un alloggio ERP, fissato a diciottomila euro. In sostanza, già uno solo di questi due elementi – la proprietà di un immobile o il reddito sopra il limite consentito del nucleo familiare– sarebbe bastato per dire no; nel caso in questione, come sottolineato nella sentenza, erano presenti entrambi.
Il Comune di Ardea rafforza i controlli sugli alloggi popolari
La decisione del Tar rafforza la linea del Comune di Ardea, che negli ultimi anni ha stretto i controlli sulle richieste di assegnazione e regolarizzazione, applicando in maniera rigorosa le norme regionali. Per i cittadini, il messaggio è chiaro: chi vuole ottenere un alloggio popolare in regolarizzazione deve rispettare alla lettera tutti i requisiti, senza sperare in deroghe.
Nonostante la particolarità del caso, le spese legali sono state compensate tra le parti. Ma il verdetto lascia poco spazio alle interpretazioni: la legge non ammette scorciatoie.


