IL SUMMIT
|Trump: “Daremo garanzie all’Ucraina anche senza Nato. L’Europa sarà in prima linea”
Zelensky si presenta alla Casa Bianca in abito scuro, per la prima volta dall’inizio della guerra, in un incontro dal tono disteso con Trump. Il presidente americano: “Spero che la pace arrivi immediatamente”. Ora l’incontro con i leader europei, poi la telefonata a Putin
Washington, 18 agosto 2025 – Volodymyr Zelensky è arrivato alla Casa Bianca in abito scuro – la prima volta che il presidente ucraino indossa un completo formale dall’inizio dell’invasione russa – accolto da Donald Trump con una stretta di mano salda e perfino un abbraccio (leggi qui ). L’atmosfera, sorprendentemente cordiale, segnava un netto cambiamento rispetto ai tesi incontri del passato: lo scorso febbraio Trump aveva pubblicamente rimproverato Zelensky nello Studio Ovale accusandolo di non volere la pace, prima di una riappacificazione lampo avvenuta in aprile a Roma durante i funerali di Papa Francesco (leggi qui ). Oggi invece i due leader si sono scambiati sorrisi e perfino battute: Trump ha scherzato sull’outfit dell’ospite – dopo anni in mimetica verde oliva – esclamando che Zelensky era “fantastico con questo completo”. La calorosa accoglienza e il tono disteso, con risate e gesti di complicità anche durante il meeting di fronte alla stampa, hanno colpito i presenti, dando al vertice un avvio insolitamente positivo.
Garanzie di sicurezza: gli Usa saranno coinvolti
Trump ha voluto mostrare ottimismo e determinazione: “Avremo una pace duratura in Ucraina, spero immediatamente”, ha promesso il presidente americano dallo Studio Ovale. Pur non entrando nei dettagli sulle possibili concessioni territoriali a Mosca, Trump si è detto fiducioso che “la guerra finirà” e che “riusciremo a risolverla”, sottolineando che “il mondo intero sarà contento” quando la pace verrà annunciata. Alla domanda se l’Ucraina dovrà rinunciare a parte del suo territorio, Trump ha glissato, ma ha ammesso che “Putin chiede che l’Ucraina non entri nella Nato” – condizione che il tycoon pare disposto ad accettare – aggiungendo subito: “Ma daremo all’Ucraina buona protezione e buona sicurezza”. In altre parole, secondo Trump Kiev può ottenere garanzie anche senza aderire all’Alleanza Atlantica, una proposta avanzata dall’Italia che ha preso piede nelle ultime ore (leggi qui ). Il presidente americano ha inoltre ribadito il ruolo chiave dell’Europa nel sostegno a Kiev: “Quando si tratta di sicurezza, l’Europa è la prima linea di difesa dell’Ucraina perché sono lì. Ma anche noi li aiuteremo, saremo coinvolti”.
Dal canto suo Zelensky – in giacca e cravatta, quasi a voler simboleggiare la speranza di un ritorno alla normalità – ha ringraziato Trump per la calorosa ospitalità ma non ha ceduto sulle posizioni di principio del suo Paese. “Dobbiamo porre fine a questa guerra e fermare la Russia, abbiamo bisogno del sostegno dell’Europa e degli Stati Uniti”, ha dichiarato con fermezza il leader ucraino accanto a Trump. Zelensky ha sottolineato di aver dimostrato la determinazione del suo popolo resistendo all’invasione, ma ora auspica di “porre fine alla guerra in modo diplomatico”. Ha quindi confermato di sentirsi “pronto per un incontro trilaterale” con Putin mediato dagli USA nell’auspicio di un colloquio diretto che metta fine alla guerra. Nessun compromesso pubblico, però, sul territorio: Zelensky si è rifiutato di rispondere ai giornalisti che gli chiedevano se accetterebbe di cedere parte dell’Ucraina in cambio della pace. Poche ore prima, su Telegram, il presidente ucraino aveva anzi avvertito che “la Russia non deve ottenere alcuna ricompensa per questa guerra. La guerra deve finire, ed è Mosca che deve dire ‘basta’” parole che lasciano intendere la sua estrema riluttanza a fare concessioni territoriali al Cremlino.
Non sono mancati gesti di cortesia personale. Zelensky, ad esempio, ha consegnato a Trump una lettera scritta da sua moglie Olena Zelenska per la First Lady Melania Trump, ringraziandola per l’attenzione dedicata al dramma dei bambini ucraini deportati in Russia. Trump da parte sua ha assicurato di “amare gli ucraini”, definendo “un onore avere Zelensky qui con noi”. Ma dietro i sorrisi e le frasi affettuose, entrambe le parti sanno che le questioni sul tavolo del vertice sono complesse e potenzialmente controverse.
Le concessioni territoriali
Parallelamente al capitolo delle garanzie, il tema più delicato resta quello delle eventuali concessioni territoriali all’aggressore russo. Fonti di stampa autorevoli (New York Times e Financial Times) convergono nel riportare che Putin abbia preteso l’intero Donbass – comprese le zone del Donetsk ancora controllate da Kiev – come condizione per dichiarare conclusa la guerra. Cedere una porzione così ampia di territorio sovrano sarebbe un sacrificio enorme per l’Ucraina, equivalente a sancire la perdita di regioni strategiche e simboliche dove ancora infuriano i combattimenti. In cambio, il piano discusso prevede che la Russia fermi ogni ulteriore avanzata militare e congeli il fronte sugli attuali confini di fatto, particolarmente nel sud (Kherson e Zaporizhzhia) dove le truppe di Mosca occupano vaste aree. Inoltre Putin – che ufficialmente nega mire espansionistiche oltre l’Ucraina – offrirebbe impegni scritti a non attaccare altri Paesi europei in futuro. Su questi punti, tuttavia, Kiev ed i partner occidentali appaiono molto cauti. Zelensky finora ha escluso pubblicamente qualsiasi “ricompensa” territoriale all’aggressore e gode del sostegno di molti alleati nell’opporsi a cessioni umilianti: i leader europei presenti al summit (tra cui la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Macron e l’italiana Giorgia Meloni) pur desiderosi di pace, hanno chiarito di considerare “inaccettabile” qualsiasi accordo imposto con la forza. In particolare, l’Europa rifiuta l’idea di concedere alla Russia poteri di veto sul futuro dell’Ucraina: né sull’appartenenza a organizzazioni occidentali, né tantomeno su questioni sovrane interne come la lingua ufficiale o la libertà religiosa. Proprio quest’ultimo punto è emerso dopo il vertice di Ferragosto: la richiesta russa di proteggere la Chiesa ortodossa filomoscovita in Ucraina è stata giudicata “inaccettabile” dal Consiglio delle Chiese ucraine, che accusa il Patriarcato di Mosca di complicità ideologica nell’invasione.
Tutte le proposte in discussione comportano dunque compromessi difficili. L’obiettivo condiviso, ribadito dai presenti, è arrivare a “una pace giusta e duratura” – espressione utilizzata sia da Zelensky che dai leader europei – che ponga fine alle uccisioni ma senza legittimare l’aggressione. “Tutti vogliono la fine della guerra in Ucraina, ma serve una pace giusta e duratura”, ha dichiarato ad esempio il premier britannico Starmer nel viaggio verso Washington, dando voce al sentimento comune. Zelensky stesso, pur sotto pressione, ha scritto che “tutti vogliono una pace dignitosa e una sicurezza reale” per il suo Paese. Resta da vedere se il piano in discussione alla Casa Bianca potrà conciliare queste aspirazioni con le condizioni poste da Mosca.
Ora l’incontro con i leader europei, poi la chiamata a Putin
La giornata a Washington è tutt’altro che conclusa. Dopo il faccia a faccia nello Studio Ovale, Zelensky partecipa insieme a Trump a una riunione allargata con i leader europei presenti nella capitale americana, chiamati a esprimersi sulle ipotesi di pace e sul pacchetto di garanzie di sicurezza per Kiev. Trump, mantenendo la consueta suspense, ha già anticipato ai giornalisti che a fine giornata sentirà Vladimir Putin al telefono, per aggiornarlo sull’esito dei colloqui. E ha aggiunto, con il suo ottimismo abituale, che se tutto andrà bene oggi, il prossimo passo sarà un trilaterale storico tra Trump, Putin e Zelensky. Un vertice che potrebbe segnare l’inizio della fine della guerra. (Foto: X @whitehouse)
















