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Putin, Kim e Xi: a Pechino il manifesto anti-Occidente

Xi Jinping in uniforme stile Mao al centro, con Putin alla sua destra e Kim alla sinistra, mentre per 70 minuti ha sfilato una selezione del più moderno hardware bellico cinese

Pechino, 3 settembre 2025 – I leader di Russia, Cina e Corea del Nord si sono trovati fianco a fianco a Pechino, proiettando l’immagine di un fronte unito in aperta sfida all’Occidente. Il presidente cinese Xi Jinping, affiancato dall’omologo russo Vladimir Putin e dal leader nordcoreano Kim Jong-un, ha presieduto una maestosa parata militare in piazza Tienanmen – evento organizzato per celebrare gli 80 anni dalla sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale. Mentre le truppe e gli armamenti più avanzati dell’Esercito Popolare di Liberazione sfilavano, Xi ha avvertito che “l’umanità si trova di nuovo di fronte alla scelta tra pace o guerra”, lanciando un messaggio tutt’altro che velato agli Stati Uniti e ai loro alleati.

È la prima volta che Xi, Putin e Kim appaiono insieme in pubblico, un segnale simbolico potente che evidenzia la nascita di un nuovo asse geopolitico. La presenza di Putin e Kim – entrambi paria in Occidente a causa rispettivamente della guerra in Ucraina e del programma nucleare nordcoreano – li ha resi ospiti d’onore di una cerimonia volutamente snobbata dai leader occidentali. In questo scenario, è arrivata puntuale la stoccata polemica di Donald Trump: l’inquilino della Casa Bianca ha commentato ironicamente su Truth Social, rivolgendosi a Xi, (“Porga i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un, mentre cospirate contro gli Stati Uniti d’America”), a cui il Cremlino ha replicato negando qualsiasi “cospirazione” e attribuendo le parole di Trump a mera ironia.

Emblematica è stata la coreografia della parata in piazza Tienanmen: Xi Jinping in uniforme stile Mao al centro, con Putin alla sua destra e Kim alla sinistra, mentre per 70 minuti sfilava una selezione del più moderno hardware bellico cinese . Droni da ricognizione, caccia di ultima generazione e missili ipersonici di fabbricazione cinese hanno fatto mostra di sé nel cielo di Pechino, a simboleggiare non solo la potenza militare della Cina ma anche la fiducia che questi leader ripongono nella forza come deterrente. “Il nostro esercito si trasformi in una forza di livello mondiale” ha esortato Xi, chiedendo alle forze armate cinesi di essere pronte a “salvaguardare con fermezza la sovranità nazionale” .

Russia-Cina-Corea, unite dall’odio per l’Occidente

Il denominatore comune che ha attraversato tutto il vertice è stata la contrapposizione all’Occidente. Nei discorsi ufficiali i tre leader non hanno mai nominato esplicitamente gli Stati Uniti o l’Europa, ma ogni messaggio era chiaramente indirizzato a loro. “Oggi l’umanità deve nuovamente scegliere tra pace e guerra, dialogo e confronto, cooperazione vantaggiosa per tutti e un gioco a somma zero” ha dichiarato Xi Jinping dal palco di Tiananmen , alludendo ai “giochi a somma zero” imputati alla politica occidentale. Il leader cinese ha aggiunto che “nessun bullo potrà intimidirci” , frase rivolta a chi – secondo Pechino – cerca di usare pressioni o sanzioni per piegare la Cina e i suoi amici. Xi ha poi offerto un brindisi alla Grande Sala del Popolo invitando a “non tornare mai alla legge della giungla, dove il forte divora il debole”, e assicurando che la Cina sarà “sempre una forza per la pace, la stabilità e il progresso nel mondo” . Il messaggio, sebbene ammantato di retorica pacifista, è una chiara sfida all’ordine liberale: Pechino rivendica un ruolo di arbitro globale alternativo a Washington, e dipinge gli USA come potenza egemone che vuole imporre le sue regole a danno dei più deboli.

Vladimir Putin ha rincarato la dose, inserendo la situazione ucraina nella narrazione storica anti-occidentale. Incontrando Kim, il presidente russo ha affermato che Russia e Corea del Nord “lottano insieme contro il nazismo moderno” . Il riferimento è duplice: da un lato equipara la guerra in Ucraina (dove Mosca sostiene di combattere contro un regime “neo-nazista” a Kiev) alla lotta contro Hitler, dall’altro strizza l’occhio alla propaganda nordcoreana, da sempre solita definire gli Stati Uniti “imperialisti” e “fascisti”. Kim Jong-un, dal canto suo, ha adottato toni analoghi: pur non menzionando direttamente l’America nei commenti pubblici, ha parlato di “dovere fraterno” nell’aiutare la Russia a respingere “incursioni ucraine” , lasciando intendere che per Pyongyang il vero nemico dietro Kiev sia l’imperialismo statunitense. Il leader nordcoreano – che ha definito Putin un “fratello” e la Russia un paese amico con cui condividere il destino – cerca di legittimare l’intervento dei suoi uomini in Ucraina come parte di una lotta anti-occidentale di più ampio respiro.

Questa comunanza di vedute ostili all’Occidente si è tradotta in vari segnali concreti. Alla parata, nessuna bandiera occidentale era presente, mentre sventolavano i vessilli di Russia, Cina, Corea del Nord e di altri Paesi “amici”. Nelle discussioni a margine, Putin ha colto l’occasione per incontrare l’unico leader UE presente, il neo-premier slovacco Robert Fico, ringraziandolo per la sua posizione “indipendente” e invitando Bratislava – in rotta con Bruxelles – a interrompere il transito di gas verso l’Ucraina . Un gesto divisivo che evidenzia la strategia russa di incrinare il fronte occidentale dall’interno, approfittando di governi più benevoli. E mentre Xi, Putin e Kim si scambiavano promesse di sostegno reciproco, a distanza di migliaia di chilometri Washington, Bruxelles, Tokyo e Seul hanno percepito forte e chiaro il messaggio. (Photo: official X profile’s Russian embassy in China)