Sovraffollamento, carenze di personale e sanità: l’appello dell’avvocato Albertario sulle prigioni italiane
L’avvocato Edoardo Albertario, legale di Gianni Alemanno, racconta a Radio 24 le condizioni drammatiche nelle carceri e il diario scritto dal suo assistito.
Roma, 5 settembre 2025 – L’avvocato Edoardo Albertario, legale di Gianni Alemanno, è intervenuto ai microfoni di Radio 24 per denunciare le condizioni critiche del sistema carcerario italiano. Nel corso dell’intervista ha sottolineato i nodi principali: sovraffollamento cronico, carenze di personale, emergenze sanitarie trascurate e un sistema di recupero che non funziona.
Albertario non parla soltanto da osservatore esterno. Assiste infatti Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e già ministro delle Politiche agricole, oggi detenuto a Rebibbia dopo una condanna definitiva per corruzione nell’inchiesta “Mondo di mezzo”. Alemanno, dalla sua cella, ha iniziato a tenere un vero e proprio “diario di cella”: pagine in cui descrive la vita quotidiana dietro le sbarre, le difficoltà materiali, le sofferenze dei compagni di detenzione e le contraddizioni di un sistema che, invece di rieducare, finisce spesso per annientare. Questo diario è diventato uno strumento di denuncia, attraverso il quale emergono testimonianze dirette che confermano il quadro critico tracciato dal suo legale.
Durante l’intervista a Radio 24, Albertario ha messo in evidenza che in molte strutture la capienza regolamentare è ormai un dato puramente teorico. Esistono istituti in cui l’affollamento supera il 200 per cento, con celle pensate per due persone che ne ospitano cinque o sei. A questo si aggiunge una cronica scarsità di personale: mancano agenti penitenziari, ma anche educatori, psicologi e assistenti sociali, figure essenziali per il percorso di reinserimento dei detenuti.
Il legale ha ricordato un episodio che fotografa la gravità della situazione: il caso di una persona transessuale malata di tubercolosi, riportata in carcere senza le necessarie misure sanitarie. Una vicenda che mette a nudo le falle del sistema sanitario penitenziario, incapace di garantire cure adeguate e di tutelare la salute sia dei detenuti sia di chi lavora negli istituti.
Albertario ha spiegato che le soluzioni strutturali, come la costruzione di nuove carceri, richiedono tempi lunghi e risorse ingenti. Servono però interventi immediati per allentare la pressione. Tra le proposte indicate c’è la revisione delle norme sulla liberazione anticipata, in modo da ridurre il numero complessivo dei detenuti. Un’altra strada, a suo avviso, è il trasferimento di chi soffre di disturbi psichiatrici o di dipendenze gravi nelle comunità di recupero. Tuttavia, anche queste strutture vivono lo stesso problema: carenza di posti, fondi insufficienti e liste d’attesa che ne riducono l’efficacia.
Il quadro delineato dall’avvocato è dunque quello di un sistema al limite del collasso. Il diario di cella di Alemanno non è soltanto un racconto personale, ma una cronaca quotidiana delle condizioni di vita nelle carceri, utile a far comprendere all’opinione pubblica cosa significhi vivere in celle sovraffollate, con temperature insopportabili d’estate, senza adeguati servizi igienici e senza possibilità reali di riabilitazione.
Albertario, nell’intervista, ha lanciato un appello preciso: non si può più rinviare un intervento serio. La politica deve prendere coscienza che l’emergenza carceraria è già qui e che ogni giorno di ritardo peggiora la situazione. Liberazione anticipata, investimenti sul personale, rafforzamento dei servizi sanitari e collaborazione con le comunità di recupero sono, secondo lui, i passi urgenti da compiere per restituire dignità al sistema penitenziario e, soprattutto, alle persone che ne fanno parte.
Le parole dell’avvocato Albertario si intrecciano con le pagine scritte dal suo assistito: un ex uomo delle istituzioni che, oggi dall’interno, descrive un carcere disumano e incapace di rispettare i principi costituzionali della pena come rieducazione. La denuncia pubblica di Albertario e il diario di Alemanno diventano così due voci che raccontano lo stesso dramma, offrendo un’immagine concreta di una realtà che troppo spesso rimane nascosta.

