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Omicidio di Charlie Kirk: l’America sull’orlo di una frattura interna

L’assassinio del delfino di Trump aggiunge benzina a un fuoco che già brucia. In America si respira un’aria di divisione ideologica potentissima, che rischia di sfociare in una guerra civile silenziosa

L’attentato che ha stroncato la vita di Charlie Kirk, potente e controverso leader dei giovani attivisti MAGA, aggiunge un nuovo capitolo alla lunga scia di sangue che attraversa gli Stati Uniti. Un singolo e letale proiettile lo ha colpito al collo uccidendolo sul colpo, come fosse la scena iniziale di una serie spy anche piuttosto avvincente; sarebbe forse tale, ma questa è realtà e non arte cinematografica. Nel dramma della scomparsa di un 31enne che lascia moglie e due figli, emerge il ritratto di un personaggio la cui influenza era già enorme: a darne l’annuncio è stato direttamente il presidente Donald Trump con un post sul suo social Truth, dove lo ha definito “una leggenda”, ordinando al contempo di issare a mezz’asta la bandiera a stelle e strisce in segno di lutto. Kirk ha avuto un ruolo di primo piano nell’ultima campagna elettorale, riuscendo a convincere migliaia di giovani elettori a votare per Trump. era noto per le sue battaglie in difesa della libertà di parola, del libero mercato e di un governo limitato. Si era distinto per le posizioni anti-transgender e per lo scetticismo sulla pandemia di Covid-19. “Delfino” politico di Trump, negli anni aveva trasformato la sua popolarità in un vero e proprio marchio mediatico, apparendo regolarmente in televisione per elogiare l’ex presidente e intervenendo in decine di dibattiti su questioni altamente polarizzanti. Il suo podcast, The Charlie Kirk Show, ospitava voci dal tono diretto e senza filtri su argomenti capaci di dividere il Paese.

C’è dunque da credere che Kirk, con le sue ambizioni politiche e il consenso crescente, si sarebbe presto candidato al Congresso, fino a coltivare nel tempo persino un’aspirazione alla Casa Bianca. Ma il proiettile che lo ha ucciso durante il  suo tour di conferenze “The American Comeback Tour”, presso la Utah Valley University, ha spezzato ogni scenario. L’omicidio è destinato ad avere profonde ripercussioni sul piano politico e sociale negli Stati Uniti, con conseguenze che, alla luce di molteplici fattori che ora vedremo, rischiano di rivelarsi particolarmente gravi.

In primis ciò che fa riflettere è la tempistica. L’attentato, di cui il responsabile resta ancora ignoto  – due sospettati sono stati fermati e poi rilasciati – è avvenuto proprio alla vigilia del 24° anniversario dell’11 settembre 2001 (leggi qui), quando gli aerei dirottati da Al Qaeda si abbatterono sulle Torri Gemelle causando quasi 3mila vittime e inaugurando la stagione del terrorismo globale. Difficile pensare a una coincidenza; e se pure lo fosse, sembrerebbe il risultato di un’incredibile congiunzione astrale, quasi impossibile da immaginare o mettere in atto senza destare sospetti.

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Un altro aspetto riguarda il possesso delle armi. Per un beffardo scherzo del destino od una perfetta pianificazione da parte dell’attentatore, Kirk è collassato nel momento in cui stava discutendo con uno studente sulle armi, affermando che “troppi transegender hanno sparato in massa negli ultimi 10 anni“. Ma a far riflettere è un’altra dichiarazione: alcuni mesi prima della sua morte aveva detto che “valeva la pena di avere un costo, purtroppo, di alcune morti per armi da fuoco ogni singolo anno, in modo da poter avere il Secondo Emendamento (ovvero quello che garantisce il libero possesso delle armi, ndr)”. Kirk sembra dunque essere stato vittima della sua stessa idea, un macabro contrappasso dantesco, un sacrificio necessario in nome del presunto bene superiore. La realtà è che, specie in alcuni stati come lo Utah ma anche New York (tutt’altro che vicino ai repubblicani), le sparatorie sono in preoccupante aumento.

Il punto centrale però non riguarda strettamente la sua figura: oggi in America si respira un’aria di divisione ideologica potentissima, che rischia di sfociare in una guerra civile silenziosa. Da un lato i grattacieli scintillanti dei miliardari che sembrano toccare il cielo, dall’altro le strade affollate di senzatetto in tende e alloggi di fortuna: due mondi paralleli che non comunicano più. A questo si aggiunge la polarizzazione estrema attorno a Trump, simbolo e catalizzatore di passioni incontenibili: per molti il salvatore della nazione, per altri una minaccia alla stessa democrazia americana. Non è un caso che il film Civil War abbia riscosso un enorme successo negli Stati Uniti: perché ha dato forma visiva e narrativa a un timore collettivo che serpeggia ormai da anni, quello di un’America spaccata, destinata a implodere sotto il peso delle sue contraddizioni. La pellicola ha colpito nel segno perché ha trasformato in spettacolo ciò che molti percepiscono come una possibilità reale. L’assassinio di Charlie Kirk si inserisce proprio in questo contesto, aggiungendo benzina a un fuoco che brucia sotto la cenere. Un Paese che, oggi più che mai, sembra vivere sospeso sull’orlo di una frattura storica. (Foto: Wikipedia)