Roma, la città dei sette colli e delle mille discariche
Quando chiuse la discarica di Malagrotta nel 2013, a Roma si gridò alla svolta: ora si cambia. Effettivamente fu un grande successo: ora non c’è più solo una discarica, ce ne sono mille
Roma, 15 settembre 2025 – Roma è ormai diventata un parco a tema. Il centro storico è una specie di Disneyland: i sampietrini brillano, i cassonetti spariscono come per magia, le fontane sembrano uscite da uno spot pubblicitario, anche perché presto bisognerà pagare pure per guardarle (Fontana di Trevi docet). Le Ztl? Non parliamone, quasi tutto perfetto. Qualche sacco nero che puzza si trova, ma sono incidenti di percorso, può succedere; anche i rifiuti fanno carriera. Ma comunque voci di corridoio dicono addirittura che l’AMA lì funzioni. I turisti passeggiano, scattano foto, si convincono che la Capitale sia davvero così: ordinata, pulita, eterna. Tornano a casa e magari lasciano pure la mancia sotto forma di tassa di soggiorno, contenti e spennacchiati – i romani utilizzerebbero un altro termine molto meno elegante -. Poi purtroppo capita di fare due passi fuori dalla cartolina, magari per errore: anche Google Maps può tradire, l’intelligenza artificiale non è ancora infallibile. E lì la favola finisce. Sacchi neri gonfi come mongolfiere presidiano i marciapiedi, che ormai odorano più di percolato che di storia. Sulle strade si trova di tutto, c’è l’imbarazzo della scelta per i più tirchi che vogliono risparmiare qualche euro: frigoriferi abbandonati fanno compagnia alle fermate dell’autobus, scrivanie sfondate, poltrone lise e letti interi, spesso con materasso incluso (paghi zero, prendi due, è un’occasione da non perdere). Purtroppo però nessun avaro se li compra, dunque quei poveri rifiuti non possono far altro che godersi il panorama: talmente incantati che rimangono lì per giorni, settimane, mesi, nei migliori dei casi forse qualche anno. Senza pagare una lira, ovviamente. Fanno la bella, vita questi rifiuti. E’ proprio vero che tutte le strade portano a Roma.

La chiusura dell’onnivora Malagrotta
Lo snodo sta tutto nel 2013, quando il sindaco Ignazio Marino ed il presidente della regione Nicola Zingaretti chiusero Malagrotta; la discarica più grande d’Europa, un buco nero che per trent’anni ha inghiottito qualsiasi cosa: plastica, umido, rifiuti tossici, forse anche un po’ di orgoglio capitolino. Un sito invidiato da chiunque. Solo che aveva un piccolo problema: Malagrotta era onnivora, si mangiava di tutto senza che il suo stomaco facesse alcun tipo di raccolta differenziata. Non era mica una schizzinosa. Purtroppo a causa di ciò l’Unione Europea ci prese per le orecchie: basta, non potete continuare così. A Roma si gridò alla svolta epocale: ora si cambia. E in effetti fu una rivoluzione: da allora la città non ha più avuto una discarica sola, ne ha avute mille. Una per ogni quartiere, una per ogni strada, una davanti a ogni portone. Che non si gridi più all’inefficienza: ora è tutto a portata di mano. Ma questo servizio di alta qualità ha ovviamente un costo: ogni tonnellata spedita fuori regione costa più di un weekend a Parigi, e infatti milioni di euro dei romani finiscono ogni anno nei bilanci di impianti toscani, lombardi e persino esteri.
Il termovalorizzatore
Dal 2013 si sono succedute le amministrazioni Marino, Raggi e Gualtieri; in mezzo pure il commissario Tronca. Hanno tutti provato a risolvere il problema, ci mancherebbe: piani, contro-piani, cabine di regia, task force, conferenze stampa con grafici colorati. Purtroppo però questi rifiuti non vogliono sapere di andarsene e sono rimasti dove stavano: in strada. Ma tranquilli: adesso arriva il termovalorizzatore e sarà tutto pulito; Roma diventerà come Copenaghen. Peccato che a Copenaghen la raccolta differenziata la facciano davvero (non ci crederete, ma in teoria anche a Roma si a), gli impianti li collegano al teleriscaldamento, e sopra ci mettono pure una pista da sci per ricordarsi che funziona. Tra l’altro il termovalorizzatore a Copenaghen è accettato e ben voluto dai cittadini, come se fosse un monumento della città; a Santa Palomba non si metterebbero le tute da sci, ma forse i guantoni da boxe. Il ring va ancora costruito. E ora che il Giubileo è quasi finito, possiamo tirare le somme: doveva essere l’occasione per ripulire la città, e in effetti hanno dato una bella lucidata… sempre lì, al centro. Il Giubileo, insomma, ha confermato una tradizione tutta romana: passano papi, passano sindaci, ma la mondezza resta eterna.

