VERSO L'ASSEMBLEA GENERALE
|Il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina
Lo ha annunciato il premier britannico Keir Starmer. Netanyahu durissimo: “Lo Stato palestinese mette a rischio la sopravvivenza di Israele” e promette battaglia all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
Londra, 21 settembre 2025 – Regno Unito, Canada e Australia hanno annunciato il riconoscimento formale dello Stato di Palestina. A Londra, il premier Keir Starmer ha diffuso su X un messaggio e un video di sei minuti per spiegare le ragioni politiche e di sicurezza della decisione: “Per ravvivare la speranza di pace per i palestinesi e gli israeliani, il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina”.
Starmer ha insistito sul fatto che il riconoscimento “non è una ricompensa per Hamas”, ribadendo che il movimento islamista è già prescritto e sanzionato da Londra e annunciando nuove misure verso “altre figure di Hamas” nelle prossime settimane. Parallelamente, ha chiesto a Israele di “revocare le inaccettabili restrizioni alla frontiera, porre fine a tattiche crudeli e consentire l’afflusso degli aiuti”. Per il premier laburista, la strada verso la pace passa da “un consenso con i leader della regione e oltre” attorno a un “quadro per la pace” che rilanci la soluzione a due Stati, nonostante l’“accelerazione degli insediamenti in Cisgiordania” e l’“escalation del conflitto”.
Netanyahu: “No allo Stato palestinese, Israele a rischio sopravvivenza”
Durissima la risposta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha riaffermato la sua netta opposizione a qualsiasi iniziativa volta al riconoscimento internazionale di uno Stato palestinese: “La creazione di uno Stato palestinese metterebbe in pericolo la sopravvivenza di Israele”. Netanyahu ha annunciato che porterà questa posizione “all’Onu e in tutte le sedi” per contrastare “propaganda falsa” e “appelli a uno Stato palestinese” che, a suo dire, rappresenterebbero “un assurdo premio al terrorismo”.
Dopo gli annunci di Londra, Ottawa e Canberra, il premier ha rincarato: “Non sorgerà uno Stato palestinese. La risposta all’ultimo tentativo di imporre uno Stato terrorista nel cuore della nostra terra sarà data al mio ritorno dagli Stati Uniti”. Rivolgendosi ai leader che hanno deciso il riconoscimento, ha aggiunto: “State dando una enorme ricompensa al terrorismo… Non accadrà. Non sorgerà uno Stato palestinese a ovest del fiume Giordano”. Netanyahu ha rivendicato di aver “impedito per anni” la nascita di uno Stato “terrorista” e di aver “raddoppiato gli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria”, promettendo di “continuare lungo questa strada”.
Sulla stessa linea, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, esponente dell’estrema destra, ha invocato “contromisure immediate” e preannunciato che chiederà in governo “l’imposizione immediata della sovranità” israeliana in Cisgiordania e “lo smantellamento completo dell’Autorità palestinese”.
La risposta dell’Anp
Per l’Autorità nazionale palestinese, il riconoscimento è “un passo irreversibile” che “preserva la soluzione dei due Stati e ci avvicina all’indipendenza e alla sovranità”, ha dichiarato la ministra degli Esteri Varsen Aghabekian Shahin. “Ora è il momento. Domani è una data storica su cui dobbiamo costruire. Non è la fine”, ha detto, definendo la scelta di Londra, Ottawa e Canberra “pratica, tangibile, irreversibile”. Shahin ha accusato Israele di non avere intenzione di negoziare, richiamando le parole di Netanyahu (“non ci sarà mai uno Stato palestinese”) e l’inaugurazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania che “taglierebbero fuori le comunità palestinesi del nord da quelle del sud”.
La ministra ha infine invocato “pressione politica su Israele che si trasformi in misure economiche per chiamarlo alle sue responsabilità e proteggere il popolo palestinese”, ricordando che “oggi Gaza brucia… le persone vengono sistematicamente uccise”.
La posizione di Hamas
Dalla Striscia, Hamas ha salutato le decisioni occidentali come “una vittoria per i diritti del popolo palestinese e la legittimità della nostra causa”. Secondo Mahmoud Mardawi, alto esponente del movimento, i riconoscimenti “mandano un messaggio chiaro: non importa fino a che punto l’occupazione arrivi con i suoi crimini, non potrà mai cancellare i nostri diritti nazionali”.














