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Onu, nodo Palestina all’apertura dell’Assemblea Generale

Domani si apre il dibattito generale della 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La corsa al riconoscimento dello Stato di Palestina divide l’Europa: Francia pronta al grande passo, Italia e Germania frenano

New York, 20 settembre 2025 – New York si prepara a blindarsi. Domani si apre il dibattito generale della 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il consueto appuntamento che ogni settembre porta capi di Stato e di governo al Palazzo di Vetro; quest’anno coincide con gli 80 anni dalla fondazione dell’Onu, nata nel 1945 sulle macerie della Seconda guerra mondiale. Quest’anno, più che mai, l’agenda è dominata dalle guerre: la crisi umanitaria a Gaza e il conflitto in Ucraina catalizzeranno l’attenzione della comunità internazionale.

Da un lato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atteso con un discorso che chiederà nuove garanzie di sostegno militare e politico; dall’altro, Mosca affida la sua voce al ministro degli Esteri Sergej Lavrov, pronto a rilanciare le accuse contro l’Occidente. Ma sarà soprattutto il dossier palestinese a tenere banco: la devastante crisi di Gaza riporta al centro la domanda rimasta inevasa da decenni — il riconoscimento internazionale dello Stato di Palestina. L’Assemblea arriva dopo l’adozione della “New York Declaration” (12 settembre) che rilancia il percorso a due Stati, chiede cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi: un documento che molti Paesi europei intendono usare come base per i prossimi passi diplomatici.

È atteso anche l’intervento del presidente palestinese Mahmoud Abbas, che parlerà in videocollegamento dopo che gli Stati Uniti gli hanno negato il visto. La Assemblea Generale ha autorizzato il discorso da remoto con un voto schiacciante (145–5), decisione che accresce il peso politico del dossier palestinese nella settimana di New York.

Palestina nell’Onu? Ora non è più un tabù

La svolta britannica

Ieri il Regno Unito ha annunciato il riconoscimento ufficiale della Palestina: il premier Keir Starmer ha motivato la mossa con l’esigenza di “tenere in vita” la prospettiva di due Stati e ha chiarito che non è “una ricompensa ad Hamas”. In parallelo, Canada e Australia hanno compiuto lo stesso passo; Portogallo si è aggiunto oggi, consolidando una frattura significativa con Washington. Reazioni durissime da Israele.

Il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina

La Francia ha annunciato da luglio che riconoscerà formalmente la Palestina a settembre; Emmanuel Macron ha difeso la scelta in un’intervista alla CBS alla vigilia dell’UNGA, presentandola come parte di una strategia per isolare Hamas e rilanciare un percorso politico: riconoscimento, cessate il fuoco con scambio ostaggi, e piano di lungo periodo per i due Stati. A New York è atteso l’annuncio formale.

Italia e Germania frenano

L’Italia ha fatto sapere che sosterrà la dichiarazione Onu a favore della soluzione a due Stati (la cosiddetta New York Declaration), ma non procederà a un riconoscimento bilaterale immediato. La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno ribadito che un riconoscimento “preventivo” sarebbe inutile o controproducente, indicando come priorità corridoi umanitari e cessate il fuoco.

Anche Berlino frena: riconoscimento “a fine processo”. La Germania mantiene la linea tradizionale: riconoscere la Palestina solo al termine di un negoziato che definisca parametri di sicurezza e governance. È la posizione riaffermata oggi dal ministro degli Esteri Johann Wadephul, in partenza per New York.

Netanyahu promette battaglia

La controffensiva di Netanyahu. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha bollato i riconoscimenti occidentali come “un premio assurdo al terrorismo” e ha promesso battaglia: tra le ipotesi evocate nella sua coalizione, annessioni in Cisgiordania come risposta politica.

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Attesa per il discorso di Trump

Sullo sfondo, cresce l’attenzione per il primo intervento all’Onu del presidente Donald Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca. Washington ha già preso le distanze dai riconoscimenti europei, e il discorso potrebbe ribadire l’opposizione di Washington a mosse unilaterali sulla statualità palestinese, puntando invece su sicurezza di Israele, ostaggi e contenimento di Hamas. Il timing, alla vigilia del General Debate, rende le sue parole potenzialmente dirimenti per gli allineamenti occidentali. (Photo: Web site United Nations)