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Il presidente degli Stati Uniti torna all’Assemblea Generale dopo 6 anni, distruggendo l’istituzione che lo ospita: “Tutto quello che ho avuto dall’Onu è un teleprompter rotto e una scala mobile che si è fermata”. Lo strappo sul cambiamento climatico

New York, 23 settembre 2025 – Sei anni dopo l’ultimo intervento, Donald Trump torna all’Assemblea generale dell’Onu e fa a pezzi l’istituzione che lo ospita. Il presidente americano imposta il discorso come una cronaca d’accuse: “Ho posto fine a 7 guerre”, rivendica, “ed è triste che abbia dovuto farlo senza le Nazioni Unite”. L’esordio stesso diventa arma polemica: un guasto al teleprompter e la battuta al vetriolo — “Tutto quello che ho avuto dall’Onu è un teleprompter rotto e una scala mobile che si è fermata” — per sostenere che l’istituzione, più che aiutare, intralcia. Da qui l’affondo principale: “Qual è lo scopo delle Nazioni Unite?”, con l’accusa di limitarsi a “lettere dai toni forti” e “parole vuote”.

A cornice dell’attacco, Trump rilegge il passato recente: “Il mondo era prospero e in pace durante il mio primo mandato. Da quel giorno, le armi della guerra hanno infranto la pace che avevo forgiato in due continenti”. Il passaggio su Gaza è netto e scandito: “Dobbiamo fermare la guerra immediatamente. Dobbiamo negoziare subito la pace”. Nel racconto del presidente, un’ONU efficace dovrebbe misurarsi su risultati tangibili — cessate il fuoco, ostaggi, accessi umanitari — mentre oggi resterebbe spettatrice di fronte al succedersi delle crisi.

Il capitolo Ucraina alza il registro della pressione economica e chiama in causa direttamente gli alleati: “Se la Russia non è pronta a fare un accordo per porre fine alla guerra, gli Stati Uniti sono pienamente preparati a imporre un giro molto forte di tariffe”. L’Europa, avverte, “dovrà unirsi adottando le stesse identiche misure”: “State comprando petrolio russo mentre combattete contro la Russia, è imbarazzante. Dovete smettere di comprare energia da Mosca, altrimenti stiamo perdendo tutti tempo”. L’argomento è quello della coerenza strategica: senza un fronte tariffario ed energetico compatto, la leva occidentale si indebolisce.

“Stop alle armi biologiche”

Dalla sicurezza dura a quella biologica, Trump allarga il perimetro della requisitoria. Chiede “a tutte le nazioni di porre fine allo sviluppo di armi biologiche” e invoca anche lo stop all’ulteriore proliferazione nucleare: “Ci sono armi così potenti che non possono essere usate. Se le usassimo, sarebbe la fine del mondo, non ci sarebbero più le Nazioni Unite”. Allude a “esperimenti imprudenti Oltreoceano” e a “patogeni creati dall’uomo”, annunciando l’intenzione di lavorare a una “convention sulle armi biologiche” in cui, auspica, l’ONU possa avere “un ruolo costruttivo”.

“I vostri Paesi devastati dagli immigrati”

Il passaggio più incendiario riguarda l’immigrazione, definita “la principale questione politica dei nostri tempi”. “I vostri Paesi vengono devastati. L’Europa è in grossi guai, i vostri Paesi stanno andando in rovina”, attacca, accusando l’ONU di “finanziare un assalto ai Paesi occidentali”. Cita cifre — “372 milioni in assistenza per 624mila migranti diretti verso gli Usa nel 2024” — e sostiene che siano stati forniti “cibo, alloggio e carte di debito a migranti illegali”. L’Organizzazione, nella sua narrazione, “dovrebbe fermare l’invasione, non crearla”.

“Il cambiamento climatico è la più grande truffa globale”

Sul clima, infine, l’ennesima rottura con la grammatica onusiana. “È la più grande truffa mai messa in atto a livello globale”, dice del cambiamento climatico. “Tutte queste previsioni fatte dalle Nazioni Unite e da molti altri erano sbagliate. Erano previsioni fatte da persone stupide. Se non state alla larga dalla truffa dell’energia verde, il vostro Paese fallirà”. Il messaggio è coerente con il resto della piattaforma: priorità alla competitività, scetticismo sulle agende pluriennali, diffidenza verso vincoli sovranazionali.

La chiusura prova a raddrizzare il tono con un richiamo programmatico: “Dobbiamo proteggere le nazioni create dai nostri padri. Dobbiamo proteggere i nostri popoli, i nostri confini, la sicurezza e le tradizioni”. Poi l’auspicio conclusivo: “Lavoriamo tutti insieme per costruire un pianeta di pace, un mondo più ricco e più bello che mai. Può succedere, succederà. Cominciamo ora”. Rimane, però, il solco scavato all’inizio: un atto d’accusa all’ONU come istituzione inefficace e, sullo sfondo, l’idea che la partita su Gaza e Ucraina si giochi più sui rapporti di forza economici e politici che nelle aule del Palazzo di Vetro.