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Netanyahu all’Onu: tra accuse di genocidio e platea pronta a svuotarsi

Il premier israeliano atteso domani all’Assemblea Generale, poi l’incontro con Trump. Il Ministero della Sanità palestinese: “Oltre 65mila morti”

New York, 25 settembre 2025 – Con il bilancio dei morti a Gaza che sale ad oltre 65mila morti – stando ai dati ufficiali fornite dal Ministero della Sanità palestinese – gli ostaggi che rimangono ostaggi e le denunce degli attacchi da parte del gruppo d’imbarcazioni Global Sumud Flotilla, Benjamin Netanyahu è atteso sul palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il paradosso è che pochi giorni fa la commissione d’inchiesta dell’Onu ha apertamente parlato di “genocidio”. con il suo intervento previsto per le 15 di domani ora italiana. Sarà un viaggio piuttosto lungo per il premier israeliano, il quale ha preferito una rotta più lunga per evitare di sorvolare sui cieli di Francia e Spagna; ciò a causa del mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale che penda sulla sua testa da mesi, per il quale ha definito la CPI antisemita. Una volta messo piede in America, tuttavia, non avrà problemi dato che Washington non riconosce l’autorità della Corte (da Netanyahu definita antisemita).

Una volta arrivato all’ONU, Netanyahu parlerà ad una platea che potrebbe essere più vuota del previsto: numerosi delegati sono pronti a lasciare l’aula in segno di protesta. E, soprattutto, Netanyahu parlerà sullo stesso palco dal quale il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il riconoscimento formale dello Stato di Palestina, seguendo la scelta compiuta pochi giorni prima dal premier britannico Keir Starmer. Secondo le anticipazioni, il premier israeliano userà il palcoscenico delle Nazioni Unite per ribadire con forza il rifiuto di uno Stato palestinese, bollando come una “capitolazione vergognosa” le decisioni dei Paesi che in queste settimane hanno annunciato il riconoscimento della Palestina. Non si limiterà a questo: rivendicherà anche la prosecuzione della guerra a Hamas fino alla sua “sconfitta” militare, inserendo il conflitto in un disegno più ampio che punta il dito contro quelli che definisce i veri mandanti regionali, in primis l’Iran e le sue milizie (Reuters). Infine, a chi lo accusa di crimini di guerra e di violazioni umanitarie, Netanyahu opporrà la promessa di parlare “con la verità”, come ha dichiarato prima di volare per New York.

Chiusa la parentesi Onu, Netanyahu volerà a Washington per incontrare Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, seppur alleato di Tel Aviv, davanti alla stessa Assemblea ha parlato di un “cessate il fuoco a Gaza” e ha promesso ai Paesi arabi che non permetterà l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele.

Netanyahu arriva all’Onu isolato, sott’accusa, in piena contestazione. Dirà la sua verità, tenterà di ribaltare le accuse, alzerà i toni contro chi lo critica. Ma nulla di tutto questo sposterà il baricentro della crisi umanitaria di Gaza, dove le parole non hanno nessun valore. (Photo: Facebook Benjamin Netanyahu)