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Onu, il presidente palestinese: “Hamas non avrà un ruolo a Gaza. Non vogliamo uno Stato armato”

25 settembre 2025 | 23:54
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Onu, il presidente palestinese: “Hamas non avrà un ruolo a Gaza. Non vogliamo uno Stato armato”

Il presidente palestinese interviene all’Assemblea Generale il collegamento: non gli è stato rilasciato il visto. E Trump annuncia: “Accordo vicino su Gaza, forse la pace”

New York, 26 settembre 2025 – Collegato in video con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dato che non gli è stato rilasciato il visto, Mahmoud Abbas ha tracciato la linea dell’Autorità Nazionale Palestinese. Il presidente è partito da un punto fermo: “Hamas non deve avere un ruolo nel futuro assetto politico palestinese. Non vogliamo uno Stato armato“. Abbas ha ribadito che “Abbiamo detto, e continueremo ad affermare, che la Striscia di Gaza è parte integrante dello Stato di Palestina. Per questo noi come ANP siamo pronti ad assumerci la piena responsabilità per governance e sicurezza nella Striscia. Vogliamo costruire uno Stato moderno,  pienamente democratico, che sia libero da armi ed estremismo”.

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La presa di distanza da Hamas e la condanna del 7 ottobre

Sul capitolo del 7 ottobre 2023, Abbas ha marcato la distanza: “Respingiamo quello che Hamas ha fatto il 7 ottobre in Israele; quell’azione non rappresenta il popolo palestinese. Contestualmente, ha spostato l’attenzione sulle operazioni militari in corso nella Striscia. Quello che Israele sta portando avanti” nella Striscia non è solo un’aggressione, è un crimine di guerra e contro l’umanità”.

Abbas ha ricordato che da “quasi due anni i palestinesi a Gaza vivono una guerra di genocidio”. Nel suo quadro rientrano “lo sfollamento”, la “fame”, e le responsabilità attribuite alle “forze di occupazione israeliane”, accusate di aver “ucciso e ferito più” migliaia di persone, di aver “impedito l’ingresso di forniture sanitarie e di generi alimentari”, imposto un “assedio” contro “un’intera popolazione” e “distrutto più dell’80% di case, scuole, ospedali, chiese, moschee, strutture e infrastrutture”. Questi “crimini”, ha detto, sono “monitorati e documentati” e “verranno ricordati nelle pagine dei libri di storia” come “uno dei capitoli più terribili di tragedia umanitaria del XX e XXI secolo”.

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Lo sguardo si è poi spostato sulla Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Secondo Abbas, il “governo israeliano estremista – ha ricordato – continua ad attuare la sua politica di insediamenti attraverso l’allargamento illegale degli insediamenti” e lo “sviluppo di progetti per l’annessione di insediamenti”. Nel mirino anche l’area E1, considerata da anni un nodo che metterebbe a rischio la contiguità territoriale. In questo contesto, “Si intensifica il terrorismo dei coloni”.

Infine, il chiarimento politico e valoriale: “rifiutiamo venga confusa la solidarietà con la causa palestinese e la questione dell’antisemitismo”, che “respingiamo sulla base dei nostri valori e principi”.

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L’annuncio di Trump: “Vicini all’accordo”

Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto l’omologo turco Tahip Erdogan alla Casa Bianca. A sorpresa, Trump ha dichiarato:  “Vogliamo risolvere la situazione Gaza. Ho avuto un ottimo incontro con i leader della regione, e penso che siamo vicini a chiudere una qualche sorta di accordo. Vogliamo far tornare gli ostaggi”, ha detto  il presidente , a cui ha fatto eco Erdogan: “Credo che insieme, a stretto contatto, Turchia e Stati Uniti risolveranno i problemi nella regione. Credo che il nostro incontro”, ha detto il presidente turco prima dell’inizio del bilaterale in dichiarazioni riportate dai media ufficiali turchi – contribuirà a porre fine a guerre e conflitti nella nostra regione nel contesto della nostra visione condivisa di una pace globale e rafforzerà ulteriormente la cooperazione tra i nostri Paesi”. (Photo: @Journal_UN_ONU)

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