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Lo stadio della Roma diventa una questione di Stato

Il Governo inserisce l’impianto di Pietralata tra le opere di interesse strategico nazionale in vista di Euro 2032: commissariamento ad hoc e procedure accelerate per rispettare la scadenza Uefa

Roma, 6 ottobre 2025 – La costruzione del nuovo stadio della Roma non è più solo un affare capitolino; ora è diventata una questione di Stato. L’impianto di Pietralata è stato infatti inserito nella lista preliminare dei 13 stadi candidati – insieme all’Olimpico – a ospitare gli Europei 2032 in Italia (e Turchia), motivo per cui è stato dichiarato di “interesse strategico nazionale” e sarà quindi affidata a un commissariamento dedicato. Palazzo Chigi è dunque sceso in campo, facendo imboccare al nuovo impianto la corsia preferenziale e nominando l’ingegnere Massimo Sessa come commissario straordinario: potrà avvalersi di procedure accelerate, esercitare poteri sostitutivi in caso di inerzia da parte delle amministrazioni competenti, e adottare ordinanze immediatamente efficaci per superare eventuali stalli decisionali; avrà inoltre facoltà di coordinamento e di attuazione diretta degli interventi, potendo operare in deroga ad alcune disposizioni ordinarie quando necessario a garantire la rapidità del procedimento. Un ruolo centrale sarà affidato alla conferenza dei servizi, che sarà convocata e presieduta direttamente dal commissario, con l’obiettivo di concentrare in un’unica sede tutti i pareri, le autorizzazioni e gli atti di assenso richiesti, fissando termini perentori per la loro acquisizione.

La deadline: luglio 2026

Come riporta Il Messaggero, il calendario impone tempi serrati: luglio 2026 costituisce la soglia entro la quale il progetto dovrà risultare approvato e finanziato in modo definitivo. In questa prospettiva, la società giallorossa è chiamata ad accelerare sulla stesura del modello esecutivo, che prevede la presentazione al Campidoglio entro la fine del 2025.

Le procedure hanno finora incontrato diversi ostacoli, in particolare a causa dei ricorsi amministrativi relativi all’area verde di Pietralata, successivamente tutti rigettati dal TAR, che hanno però inciso sui tempi di avvio delle attività preliminari, tra cui gli scavi archeologici, ancora in attesa dell’autorizzazione formale.

L’inclusione dell’impianto tra le opere strategiche per gli Europei del 2032 rappresenta tuttavia un punto di svolta politico e operativo, in grado di imprimere una nuova dinamica al dossier. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura da 60-65 mila posti, modulabile fino a 67 mila, concepita secondo criteri di sostenibilità ambientale e innovazione architettonica, con un’attenzione particolare al riassetto urbano di Pietralata, area che da anni attende un intervento strutturale di riqualificazione.

Euro 2032, lo spettro della revoca

Si tratta di una decisione cruciale, anche perché da settimane alcune indiscrezioni riportano che l’Italia rischia la revoca della co-organizzazione di Euro 2032, a causa dello stato degli stadi e del ritardo nei lavori di adeguamento delle infrastrutture. Lo stesso presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha lanciato l’allarme affermando che i “nostri stadi sono in uno stato comatoso, sono preoccupato”.

L’eventuale revoca sarebbe una figuraccia, ancora peggiore delle 2 mancate qualificazioni ai Mondiali – sperando non diventino 3 – che testimonierebbe nuovamente – e definitivamente – l’arretratezza delle nostre infrastrutture rispetto agli altri grandi Paesi europei, in primis l’Inghilterra. Ed è paradossale che un paese calciofilo come l’Italia non abbia stadi adeguati alla sua storia.

Gli unici esempi di stadi di proprietà e di gestione moderna sono pochi e ben noti: l’Allianz Stadium di Torino, di proprietà della Juventus, primo modello di impianto interamente privato e conforme agli standard Uefa di quarta categoria; il Mapei Stadium , acquistato e riqualificato dal Sassuolo; la Dacia Arena di Udine, completamente ristrutturata dall’Udinese; e il Gewiss Stadium di Bergamo, di proprietà dell’Atalanta, oggi in via di completamento con fondi misti pubblico-privati. Da citare anche gli interventi di restyling in corso all’Artemio Franchi di Firenze con l’obiettivo di completare la Curva Fiesole entro l’estate 2026, per il centenario della Fiorentina.