PACE A GAZA
|Gaza, accordo sulla tregua: via alla “fase 1” tra scambi di ostaggi e prigionieri
Fumata bianca in Egitto, la firma prevista alle 11 ora italiana. Gli ostaggi torneranno a casa all’inizio della prossima settimana, poi l’esercito israeliano si ritirerà gradualmente. Trump volerà in Medio Oriente
Gaza, 9 ottobre 2025 — Israele e Hamas hanno concordato la prima fase di un’intesa che punta a fermare la guerra a Gaza. Il pacchetto, negoziato negli ultimi giorni a Sharm el-Sheikh con la regia statunitense e la mediazione di Egitto, Qatar e Turchia, prevede cessate il fuoco, rilascio degli ostaggi ancora vivi, scambio di prigionieri e un parziale ritiro delle forze israeliane da porzioni della Striscia. Restano aperti i capitoli su disarmo di Hamas e governance del dopo-guerra. Secondo quanto riportano le tv israeliane, la firma che sancisce la tregua potrebbe arrivare già in mattinata, alle 11 ora italiana.
Che cosa c’è nell’intesa (e cosa no)
- Tregua immediata e misure umanitarie: stop alle ostilità e impennata dei flussi di aiuti, con corridoi logistici dedicati e prime finestre per la ricostruzione.
- Ostaggi e prigionieri: rilascio scaglionato degli ostaggi vivi trattenuti a Gaza in cambio della liberazione di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Le stime più citate parlano di scambi ampi (fino a circa 1.700 prigionieri palestinesi), ma i numeri operativi sono in via di definizione nelle liste finali.
- Riposizionamento militare: Israele avvierà un ritiro parziale dalle aree interne della Striscia lungo linee concordate nelle prossime ore, collegato al calendario degli scambi.
Il calendario delle prossime ore
Le prossime ore saranno decisive per trasformare l’accordo raggiunto tra Israele e Hamas in una tregua effettiva. Secondo quanto riferisce Reuters, i primi rilasci degli ostaggi sono attesi a partire da sabato, a condizione che gli aspetti tecnici — dalla verifica delle identità alle garanzie di sicurezza e alla logistica dei trasferimenti — vengano completati senza intoppi. Si tratta di un passaggio delicatissimo, che richiede il coordinamento di più attori internazionali e la presenza sul terreno di mediatori egiziani e qatarioti.
Contestualmente, sempre secondo Reuters, Israele si prepara ad avviare un riposizionamento militare entro le 24 ore successive all’entrata in vigore dell’intesa. Il piano prevede un ritiro parziale delle truppe dalle aree più interne della Striscia e la creazione di un meccanismo di monitoraggio congiunto, gestito dai mediatori internazionali, per evitare incidenti o violazioni del cessate il fuoco.
Sul fronte politico, a Gerusalemme è atteso nelle prossime ore il via libera formale da parte delle istituzioni israeliane, necessario per ratificare i punti dell’accordo. Parallelamente, al Cairo i negoziatori stanno finalizzando i protocolli scritti che regoleranno l’intera sequenza dei rilasci e la verifica della loro attuazione. Solo dopo la firma di questi documenti e la conferma di tutte le parti coinvolte, la tregua potrà considerarsi operativa a pieno titolo.
Il formato della cerimonia è in via di definizione. Ipotesi principale: firma/annuncio a Il Cairo, con possibile tappa in Israele di alto profilo nelle ore/giorni successivi, qualora la sequenza dei rilasci proceda senza incidenti.
La “fase due” a Parigi
Parigi ospita oggi/giovedì un incontro ad alto livello dedicato al “day after”: stabilizzazione, forza internazionale di sicurezza, struttura di transizione per Gaza, accelerazione degli aiuti e cornice politica con ruolo rafforzato dell’Autorità Palestinese. Alcune capitali europee appoggiano il percorso; Francia e altri partner chiedono maggiore chiarezza su stato palestinese e tempi.
Trump vola in Medio Oriente. Forse anche a Gaza
Annunciando l’accordo di pace in Medio Oriente su Truth, Trump ha spiegato che “questo significa che tutti gli ostaggi saranno rilasciati molto presto e Israele ritirerà le sue truppe secondo una linea concordata, come primo passo verso una pace forte, duratura e duratura. Tutte le parti saranno trattate equamente. Questo – ha continuato – è un grande giorno per il mondo arabo e musulmano, Israele, tutte le nazioni circostanti e gli Stati Uniti d’America, e ringraziamo i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, che hanno collaborato con noi per rendere possibile questo evento storico e senza precedenti“. Il presidente degli Stati Uniti ha già annunciato alle famiglie degli ostaggi che il loro ritorno è previsto per la giornata di lunedì.
Trump sarà quindi in Israele nei prossimi giorni, intenzionato ad accogliere l’invito del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a intervenire alla Knesset. In una dichiarazione ad Axios, il presidente Usa ha annunciato: “Si prevede che arriverò in Israele nei prossimi giorni. Questo è un grande giorno per Israele e per il mondo. Vogliono che parli alla Knesset e lo farò sicuramente se lo vorranno”.
Ma non è tutto. Trump – che ha già annunciato che si recherà anche in Egitto – durante una tavola rotonda sul gruppo Antifa, non ha escluso l’ipotesi di recarsi in prima persona nella Striscia di Gaza.











