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Cara Ostia, è successo di nuovo

Ancora una volta Ostia è vittima del pregiudizio: ma come rompere questa fama nera?

Ostia, 16 novembre 2025- Siamo alle solite: Ostia, suburra e malavita. Lo scandalo della scorsa settimana, in cui il bel faccino di Alessandro Borghi pubblicizzava la famosa serie Netflix Suburra, tornava a collegare il municipio X al solito pregiudizio criminoso. Chiaramente le reazioni non si sono fatte attendere: è stata ferma la condanna del presidente Falconi: “ È inaccettabile che un territorio che negli ultimi anni sta lavorando duramente per riscattare la propria immagine e valorizzare la propria identità venga nuovamente associato a stereotipi negativi e rappresentazioni distorte”; Si è messo a lavoro anche Gualtieri che ha ottenuto la rimozione del cartellone. Tolto il cartellone, tolta la paura? Magari, ma non è così semplice.

Il precedente del Telegraph

La lista delle volte in cui la stampa ha associato Ostia alla bruttura è tristemente lunga. Uno dei casi più recenti, è stato la bocciatura piovuta sul mare di Roma dal Telegraph: un travel blogger, Tim Jepson, ci posizionava tra le spiagge peggiori del vecchio continente. Ci veniva rinfacciata un’atmosfera decadente, i palazzi sgretolati, un marchio periferico innegabile: insomma, la fama di Ostia ha talmente tanta eco da arrivare dall’altro capo della manica. Peccato sia un’eco sempre e comunque negativa.

Non si vive solo di scandalo

Indubbio, ci siamo tutti arrabbiati. Indubbio, la rabbia è giusta. Ma il rischio, se si fanno le cose di pancia, è che si smetta di “fare” quando passa il fumo. Nelle parole di chi ha difeso Ostia, il riferimento  è a quelle realtà giuste che nutrono il territorio di una linfa pulita, sana: famiglie, associazioni, piccoli enti; piccoli amuleti che, ogni volta, ci troviamo ad impugnare per allontanare da noi il pregiudizio, usati come contro-peso per riportare in equilibrio la bilancia.

Poi il caso passa e passa l’attenzione. E si torna a scrivere solo di Ostia per la cronaca nera: incendi, morti giovanissimi in strada, spaccio. Ma il pregiudizio si combatte a partire dalla narrazione: parliamo dei punti di forza del nostro territorio anche quando non abbiamo nulla da recriminare. Altrimenti, l’alone nero del nostro municipio non potrà che alimentare, nel migliore dei casi, una pubblicità fatta male per Netflix.

La voce dell’Ostia Mare

A parte qualche bisticcio col Municipio X, vogliamo ricordare come una delle realtà sportive più conosciute del territorio, l’Ostia Mare, abbia diffuso una campagna promozionale graficamente simile a quella di Netflix, ma con tutt’altro messaggio.

” Ostia è ben diversa- ha fatto sapere la società- da qualunque narrazione distorta che da troppo tempo la identifica attraverso piattaforme mainstream. Ostia è sport, è passione, è comunità viva. È lo stadio Anco Marzio pieno di famiglie, ragazzi e tifosi che ogni domenica vivono il calcio come momento di partecipazione e identità condivisa”. Infine la stessa società sottolinea come “Ostia è bella, lo raccontiamo con i nostri colori e i nostri valori, attraverso lo sport e l’impegno sociale”.