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Parole al veleno: commenti e pregiudizio

Non c’è curiosità, non c’è voglia di capire, solo la fretta di dire la propria. È il segno dei tempi: una civiltà che confonde l’opinione con la competenza, che preferisce la battuta all’analisi, il giudizio all’ascolto

Basta una notizia – qualunque notizia – e subito parte la raffica di commenti. Non importa se si parli di ZLS o di isole ecologiche, se l’articolo spieghi nel dettaglio obiettivi e benefici: il giudizio è immediato, sprezzante, definitivo. “Inutili le isole ecologiche se ci sono i mastelli”; “Ci mancherebbe che la ZLS non fosse utile anche alle piccole imprese!”.

Eppure l’intento egli articoli era approfondire: la ZLS come opportunità anche per le piccole e medie imprese, le isole ecologiche come strumenti per migliorare la gestione dei rifiuti. Ma non importa. Perché leggere davvero richiede tempo, e l’indignazione post-titolo è molto più rapida del ragionamento.

Siamo diventati una civiltà – se ancora possiamo definirci tale – di soloni autoreferenziali, convinti di sapere tutto. Non si discute più per capire: si commenta per demolire. Ogni tema diventa terreno di scontro, anche quando non ce ne sarebbe motivo. Un’energia enorme, sprecata.

Non c’è curiosità, non c’è voglia di capire, solo la fretta di dire la propria. È il segno dei tempi: una civiltà che confonde l’opinione con la competenza, che preferisce la battuta all’analisi, il giudizio all’ascolto.

C’è una differenza profonda tra la critica e la polemica, tra l’analisi e l’invettiva. Ma sui social non c’è spazio per le sfumature: serve una frase breve, meglio se velenosa, purché faccia rumore. Invece di costruire un dialogo, costruiamo muri.
Eppure basterebbe poco: leggere prima di giudicare, ascoltare prima di rispondere, capire prima di condannare.

Ma tant’è. E così, mentre si cercano nemici da criticare, ci si dimentica che la vera forza di una comunità sta nel dialogo, non nella rissa. Perché un mondo dove ognuno parla solo per sé non è più un mondo che cresce: è un’arena. E in un’arena, alla fine, restano solo le ferite mortali provocate delle parole intrise di veleno.