L'ANALISI
|Crisi Usa-Venezuela. La guerra al narcotraffico e l’ombra del petrolio
Navi da guerra americane al largo delle coste venezuelane, fonti americane parlano di attacco imminente. Basta un errore e la “guerra al narcotraffico”, potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto piú grande
Caracas, 1° novembre 2025 – Un nuovo fronte di guerra sembra pronto ad aprirsi; ormai basta una scintilla a far scoppiare un fuoco che rischia di diventare indomabile. E quella miccia potrebbe essere rappresentata dalle navi di guerra americane al largo delle coste venezuelane.
Fonti militari e analisti di sicurezza hanno confermato la presenza, nel Mar dei Caraibi, di almeno sei unità statunitensi schierate in un’area che abbraccia le acque tra Grenada, Trinidad e Tobago e la costa orientale del Venezuela. Si tratta di una forza navale imponente che, secondo gli esperti, non può che preludere a un attacco. Quasi impossibile, infatti, che navi da guerra di questo tipo siano state fatte muovere solo per monitorare o tentare di mettere pressione sul governo guidato dal dittatore socialista Nicolás Maduro, di cui gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità. E sulla testa dello stesso Maduro pende una maxi-taglia da 50 milioni di dollari.
Il presidente Donald Trump, del Venezuela, è ossessionato. Secondo fonti americane dell’epoca, Trump pensò all’invasione del Paese già durante il suo primo mandato, tra il 2017 e il 2018, quando Maduro era al potere da diversi anni. Fu però dissuaso dai suoi consiglieri per la sicurezza e la politica estera, che lo convinsero che portare la guerra nell’emisfero sarebbe stato controproducente e potenzialmente catastrofico per gli interessi americani, con la NATO che non avrebbe mai accettato di sostenere un conflitto nel continente.
A distanza di quasi dieci anni, però, il problema è tornato, e i venti di guerra soffiano più forte. La causa ufficiale è la volontà di contrastare il traffico di droga verso gli Stati Uniti proveniente dal Sud America, con il Pentagono che, nel giro di poche settimane, ha già colpito presunte “navi della droga” al largo di Venezuela e Colombia, provocando la morte di almeno 62 persone – raid definiti “inaccettabili” dalle Nazioni Unite.
Tuttavia, l’ombra della ricchezza petrolifera di cui dispone il Venezuela continua ad aleggiare. Una ricchezza di che, tra l’altro, Caracas non é stata in grado di gestire e governare, portando il paese al collasso economico e ad un altissimo tasso di criminalità.
Oggi Maduro è più debole e isolato che mai a livello internazionale. È doveroso ricordare, infatti, che a
Il tycoon, per ora, nega che un attacco sia imminente, replicando al Wall Street Journal che invece parla di “attacco imminente”. Maduro, dal canto suo, è già corso ai ripari chiedendo un disperato sostegno a Cina, Russia e Iran, ma non è chiaro se e come questi abbiano risposto. Putin ha i suoi problemi in Ucraina, Xi ha appena firmato un imponente patto commerciale con Trump e il regime di Teheran appare troppo debole – specie dopo il bombardamento statunitense di quest’estate – per intervenire direttamente.
Secondo quanto trapela, tra i potenziali target di Washington ci sarebbero siti militari, ma anche porti e aeroporti controllati dall’esercito e utilizzati per il traffico di droga, oltre a strutture navali strategiche. Ma basta un errore e la guerra al narcotraffico potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più grande.
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