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Usa, aumenta il peso degli hedge fund sui bond del Tesoro

Gli hedge fund detengono ormai una quota record dei titoli di Stato americani, superando Giappone e Cina: un rischio crescente per la stabilità finanziaria globale.

Fonti finanziarie svizzere, tra cui il quotidiano di Zurigo Neue Zürcher Zeitung (Nzz), evidenziano una crescente e pericolosa dipendenza del Tesoro americano dagli hedge fund. Con il denaro affidato loro dagli investitori, gli hedge fund operano in tutti i settori economici: dalle monete alle materie prime, dalle azioni ai bond e ai derivati. Sempre alla ricerca di alti profitti, sperimentano tecniche molto speculative. Inoltre, usano il cosiddetto leverage, investendo capitali superiori alla dotazione del fondo mediante denaro preso a prestito.

Si sottolinea che il 70% di tutti gli hedge fund ha sede nelle Isole Cayman, cioè fuori dai confini statunitensi e, quindi, non è soggetto alle leggi americane. Secondo i dati della Security Exchange Commission (Sec), l’ente federale che vigila sulle borse valori, pubblicati dalla Federal Reserve, tra gennaio 2022 e dicembre 2024 questi fondi hanno acquistato circa il 37% di tutte le emissioni del governo Usa.

Dal 2022, le partecipazioni in titoli di Stato statunitensi nelle loro mani sono più che raddoppiate, raggiungendo 1.839 miliardi di dollari. In altre parole, sono diventati il primo creditore degli Stati Uniti: detengono più titoli di Stato rispetto al Giappone (1.151 miliardi) e più del doppio delle obbligazioni americane detenute dal Regno Unito e dalla Cina. È interessante notare che le statistiche del Tesoro tendono invece a diminuire di ben 1.400 miliardi di dollari i dati relativi ai fondi sopra riportati.

Il cambiamento è di grande rilievo poiché si è passati dai detentori istituzionali — governi e banche centrali — a entità private spesso opache e difficilmente identificabili. Il problema è che gli hedge fund hanno finanziato gran parte dei loro acquisti di obbligazioni con il debito. Successivamente le hanno usate anche per transazioni speculative sul mercato dei futures. Inoltre, le obbligazioni acquistate fungono da garanzia per altre operazioni di leverage. È un meccanismo alchemico molto fragile e rischioso, che rende i fondi vulnerabili alle variazioni dei tassi d’interesse e dei prezzi, soprattutto in presenza di improvvise perturbazioni politiche o economiche.

Il nervosismo dei mercati finanziari è stato recentemente evidenziato dalla notizia che due banche regionali americane hanno dovuto accantonare fondi per frodi sui prestiti. Il fallimento del fornitore di finanziamenti auto Tricolor Holdings, come già riportato, aveva causato disordini sui mercati. Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato che i rischi nell’attività di prestito delle banche le stavano causando “notti insonni”. Il motivo è il cambiamento molto rilevante nei finanziamenti, passati dal settore bancario a quello non bancario, cui appartengono appunto gli hedge fund.

Anche l’agenzia di rating Moody’s teme segnali di una nuova crisi finanziaria. Le variabili in campo sono molte e alcuni temono nuove azioni “imprudenti” da parte del presidente Trump, come già accaduto in primavera con la presentazione di nuovi dazi commerciali.

Più gli Stati Uniti si affidano agli hedge fund per finanziare il proprio bilancio, maggiore è il rischio di un rallentamento da parte degli acquirenti istituzionali tradizionali. In caso di forti tensioni, si prevede un intervento della Federal Reserve con l’acquisto di titoli di Stato, comportando nuova liquidità nel sistema bancario e il conseguente rischio di aumento dell’inflazione. Se ciò accadesse, anche la Fed perderebbe credibilità e il dollaro finirebbe sotto pressione, minando la stabilità dell’intero sistema finanziario internazionale.

Oltre al ruolo crescente e pericoloso degli hedge fund, il presidente Trump ha recentemente aperto le porte ai gestori di stablecoin e criptovalute, con l’intento dichiarato di agevolarne l’acquisto di titoli del Tesoro per coprire la crescita del debito pubblico americano.

È chiaro che governi, grandi istituzioni e sistema bancario internazionale guardano a questi sviluppi con preoccupazione e sospetto. Non è sorprendente che tali avvisaglie arrivino proprio dalla Svizzera, recentemente colpita da dazi punitivi del 39% imposti da Trump, che mettono in discussione anche il tradizionale privilegio delle banche elvetiche nella gestione riservata dei grandi capitali mondiali.

* Mario Lettieri (già sottosegretario all’Economia) e **Paolo Raimondi (economista)