DISINFORMAZIONE
|Dal caso Mattarella alla Torre dei Conti: Roma bersaglio della disinformazione russa
Mosca, da decenni, tenta di seminare divisioni nelle grandi democrazie occidentali, cercando di indebolirle e di spostare l’opinione pubblica dalla propria parte
Roma, 3 novembre 2025 – L’ennesima uscita a vuoto della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova – che di scivoloni del genere ne colleziona spesso – ha scatenato indignazione bipartisan. “Finché l’Italia continuerà a dare soldi all’Ucraina, torri ed economia crolleranno .” ha detto, speculando sul crollo della Torre dei Conti in via dei Fori Imperiali . Una dichiarazione che ha fatto infuriare la Farnesina, che ha prontamente convocato l’ambasciatore russo in Italia. L’attacco arriva pochi mesi dopo l’inserimento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella black list del Cremlino. Ora tocca anche all’Italia finire nel mirino della propaganda russa — e paghiamo ancora il prezzo di quella dipendenza energetica costruita negli anni, quando Putin aveva già scatenato tutte le sue guerre (dunque non ci si poteva definire sorpresi). Le parole di Zakharova, però, s’inseriscono in un contesto più ampio: la messa in moto di una macchina disinformativa in azione da anni.
Il 13 novembre 2015, dopo l’attacco terroristico al Bataclan di Parigi rivendicato dall’Isis, sui social iniziò a circolare una presunta frase attribuita a Vladimir Putin: “Giudicare i terroristi spetta a Dio, portarli a lui spetta a me.” Parole che generarono applausi e apprezzamenti, capaci di cavalcare l’onda del dramma avvenuto poche ore prima, colpendo nella pancia delle persone, legittimamente furiose. Putin venne dipinto come l’uomo forte, il decisionista che non guarda in faccia a nessuno, uno con gli attributi – per dirla con eleganza. Ma c’è un dettaglio: lo zar non aveva mai pronunciato quella frase. Servì solo a legittimarlo come poliziotto del mondo. Una fake news, nulla di più, che fece danni quanto la grandine.
Mosca, da decenni, tenta di seminare divisioni nelle grandi democrazie occidentali , cercando di indebolirle e di spostare l’opinione pubblica dalla propria parte, spesso e volentieri raggiungendo l’obiettivo. È riuscita a far passare in sordina le guerre scatenate Cecenia, Georgia, il supporto al governo siriano durante la guerra civile nel 2015. E soprattutto, l’occupazione della Crimea, anche con la complicità delle istituzioni occidentali, troppo spesso pronte a girarsi dall’altra parte. Qualche sanzione, nulla di più. Un errore che avremmo pagato a caro prezzo 8 anni dopo.
La Russia è stata tra le prime a comprendere l’immenso potere della guerra cibernetica: la disinformazione di massa, le fake news costruite ad arte e rese virali dagli algoritmi, migliaia di account falsi spacciati per veri. Già nel 2007, un attacco informatico su larga scala, attribuito a Mosca, paralizzò per giorni i sistemi dell’Estonia, segnando di fatto l’inizio della guerra digitale moderna. Da allora, il Cremlino ha investito stabilmente nella manipolazione dell’informazione e nella propaganda online, trasformando i social network in un campo di battaglia invisibile.
Durante l’annessione della Crimea nel 2014 e, ancora di più, nelle elezioni presidenziali americane del 2016, la macchina della disinformazione russa ha mostrato tutta la sua potenza: migliaia di profili falsi e pagine apparentemente indipendenti hanno diffuso contenuti polarizzanti, sfruttando gli algoritmi per amplificare divisioni, rabbia e sfiducia nelle istituzioni.
Poi, negli ultimi mesi, i cieli della Nato sono attraversati da sconfinamenti: jet russi intercettati dagli aerei dell’Alleanza sul Baltico e sul Mar Nero, droni che si avvicinano ai confini per testare le difese, bombardieri che spingono fino alle acque internazionali del Mare del Nord. Ogni sorvolo, ogni segnale radar acceso nel momento sbagliato, è un messaggio: Mosca vuole ricordare all’Occidente che è pronta, che può colpire, che la guerra convenzionale resta un’opzione possibile.
Ma il livello di propaganda è direttamente proporzionale alla situazione reale: più aumenta, più la realtà è dura per Mosca, che deve fare i conti con le pesanti sanzioni americane nei confronti dei giganti petroliferi Rosneft e Lukoil e con qualche segnale di frenata anche da parte di India e, soprattutto, Cina. E a proposito di Pechino, il presidente Xi Jinping ha appena siglato in Corea del Sud un accordo economico con gli Stati Uniti che ha raffreddato la guerra commerciale e aperto la strada a una possibile collaborazione, o quantomeno a una tregua temporanea.
Un quadro che isola sempre più la Russia dagli alleati che contano, costretta a moltiplicare le fake news per nascondere la fragilità di un potere che, dietro la retorica di forza (si pensi ai test di “supermissili” e sottomarini nucleari ), mostra ogni giorno di più le crepe dell’assedio economico in cui si è cacciato. (Foto generata dall’Intelligenza Artificiale/Photo created by Artificial Intelligence)
















