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Da Kampala a New York: ritratto di Zohran Mamdani, sindaco musulmano e socialista
Credit Photo: X @ZohranKMamdani

Primo sindaco musulmano nella storia di New York. Tra le sue promesse: congelare gli affitti, rendere gratuiti autobus e asili nido, creare un Dipartimento di Sicurezza Comunitaria e aprire supermercati comunali

New York, 5 novembre 2025 – Zhoran Kwame Mamdani è nato a Kampala, in Uganda, il 18 ottobre 1991. A cinque anni si è trasferito a Città del Capo, in Sudafrica, dove il padre aveva ottenuto un incarico accademico all’Università di Cape Town. Due anni dopo, la famiglia ha seguito nuovamente il lavoro del padre, questa volta alla Columbia University, e si è stabilita a New York.

È nel quartiere di Astoria, nel Queens, che Mamdani è cresciuto: in un ambiente multietnico, vivace e complesso, dove l’America non è una promessa ma una prova quotidiana. Figlio unico dell’accademico ugandese-indiano Mahmood Mamdani, docente di Scienze politiche alla Columbia, e della regista di fama internazionale Mira Nair — candidata all’Oscar per Salaam Bombay! e Monsoon Wedding — Mamdani incarna una biografia cosmopolita e una visione politica radicata nella giustizia sociale.

Cittadino statunitense solo dal 2018, oggi — appena sette anni dopo — si è preso le chiavi della Grande Mela. Grazie all’incredibile vittoria alle elezioni municipali di ieri, in cui ha sconfitto il candidato repubblicano Curtis Sliwa, Mamdani è diventato il primo sindaco musulmano nella storia di New York.

Il candidato democratico, 34 anni, ha vinto le elezioni del 2025 segnando una svolta storica per la città. L’auto-definitosi socialista ha avuto la meglio anche sull’indipendente Andrew Cuomo, ex governatore di New York già battuto nelle primarie democratiche.

Laureato in African Studies al Bowdoin College, Mamdani ha iniziato a fare politica nel 2020 nell’ala più progressista dei Democratici, sostenuto dai movimenti sociali nati dopo l’uccisione di George Floyd. Da deputato socialista dello Stato di New York per il distretto del Queens, si è fatto conoscere come attivista e organizzatore instancabile.

Il programma elettorale di Mamdani

Durante la campagna elettorale, Mamdani ha incentrato il suo messaggio sull’accessibilità e l’equità in una città dove l’affitto medio di un monolocale supera i 3.400 dollari al mese. Tra le sue promesse chiave: il congelamento degli affitti per oltre un milione di appartamenti a prezzo stabilizzato, autobus pubblici gratuiti — un piano da 630 milioni di dollari l’anno, criticato dall’MTA che stima il costo reale vicino al miliardo — e asili nido universali gratuiti.

Ha proposto inoltre la creazione di un Dipartimento di Sicurezza Comunitaria, per sostituire gli agenti di polizia con operatori specializzati in salute mentale in determinate emergenze, e l’apertura di cinque supermercati comunali dove acquistare cibo a prezzi calmierati, come riportato dall’Associated Press.

Il suo programma economico punta a un aumento del salario minimo a 30 dollari l’ora entro il 2030 e a una nuova tassazione: il 2% sui redditi superiori al milione di dollari e l’11,5% sui profitti aziendali, misure che secondo Bloomberg genererebbero oltre 9 miliardi di dollari per finanziare i suoi progetti.

Fortemente critico verso la politica anti-immigrati del presidente Donald Trump, Mamdani ha promesso di “liberare la città dal fascismo di Trump”. Sul piano internazionale, ha assunto posizioni nette, accusando Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza.

Il primo discorso di Mamdani

Nel suo discorso dopo la vittoria elettorale, Zohran Mamdani ha promesso “una nuova era” di cambiamento politico per New York. Ha evocato più volte la parola hope, richiamando l’immaginario obamiano, e ha celebrato la diversità della città impegnandosi a difendere tutti, “condannando l’antisemitismo ma anche chi lo strumentalizza”.

Sul palco, accanto a lui, i genitori e la moglie, che ha ringraziato visibilmente commosso. Poi l’affondo più politico, rivolto direttamente al suo avversario storico:

Se qualcuno può mostrare a una nazione tradita da Trump come sconfiggerlo, quella è la città che lo ha fatto nascere”, ha detto. “Donald Trump, visto che so che stai guardando, ho quattro parole per te: alza il volume”.

Il passaggio più intenso è stato però quello dedicato ai lavoratori newyorkesi, il cuore del suo messaggio:

Da quando abbiamo memoria, i ricchi e i benestanti hanno sempre detto ai lavoratori di New York che il potere non appartiene alle loro mani: dita ammaccate per aver sollevato scatole nei magazzini, palmi callosi per aver stretto i manubri delle bici delle consegne, nocche segnate dalle ustioni delle cucine. Non sono queste le mani a cui è stato permesso di detenere il potere.
Eppure, negli ultimi dodici mesi, avete osato puntare a qualcosa di più grande. Stasera, contro ogni previsione, l’abbiamo colto. Il futuro è nelle nostre mani. In questo momento di oscurità politica, New York sarà la luce”. (Credit Photo: X @ZohranKMamdani)